L’Italia e l’Unione Europea. Crisi o rilancio? Il nodo della riforma dell’eurozona

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Intervento all'incontro "L’Italia e l’Unione Europea. Crisi o rilancio? Il nodo della riforma dell’eurozona" organizzato dal Movimento Federalista Europeo (video).

Ringrazio il Movimento Federalista Europeo per aver scelto di riunirci nuovamente per costruire maggiori sinergie e un lavoro comune sui temi europei.
Vorrei fare una riflessione a partire dallo scontro che è in atto nel nostro Paese - e complessivamente anche in Europa - tra i sovranisti e chi invece difende una dimensione europea.
Non si tratta di una discussione formale sulle modalità di interpretare le istituzioni europee ma siamo di fronte ad uno scontro che riguarda la concezione stessa della democrazia, un sistema di diritti e di libertà che sono legati all’Unione Europea e che vengono messi in discussione.
Su alcune questioni, come ad esempio quella fiscale o dell’Europa a più velocità, non è neanche così chiara la posizione dell’Italia e aspetto di capire cosa dirà il Presidente del Consiglio Conte in Senato rispetto a quanto andrà a riferire al Consiglio Europeo.
Non penso, infatti, che al prossimo Consiglio Europeo si possa andare a discutere solamente di immigrazione, oltretutto introducendo scarse novità rispetto a quanto già detto e fatto negli anni precedenti su questo tema, come dimostrano anche i 10 punti proposti a Bruxelles la scorsa domenica.
Sarà, dunque, importante capire cosa pensa il Governo italiano in questa fase delicata.
Di fronte alle crisi di questi anni - che non sono finite - è cresciuta una domanda di protezione da parte di cittadini appartenenti a ceti sociali che in precedenza non avevano mai subito una crisi. Una parte importante del ceto medio, ad esempio, ha visto precipitare le proprie condizioni di vita e questo ha fatto crescere la richiesta di protezione.
La domanda di protezione ha trovato una risposta semplicissima da parte dei sovranisti che, come Salvini, affermano che la soluzione sia nel tornare indietro ai vecchi Stati nazionali e ai muri. Altri come M5S, invece, sostengono di voler mettere in discussione la democrazia rappresentativa nelle forme in cui l’abbiamo conosciuta fino ad ora.
La scommessa europea, quindi, si gioca sul come l’Europa riuscirà a rispondere alla domanda di protezione posta dai cittadini. È evidente, infatti, che se crescono i sovranisti e i populisti è perché l’Europa non è apparsa come soggetto in grado di dare risposte credibili sotto questo aspetto. Anzi, troppo spesso l’Europa si è presentata come un sistema di vincoli e problemi o come un soggetto assente nel momento in cui ci si è trovati a dover affrontare grandi questioni epocali e questo ha accresciuto il distacco dai cittadini.
Nonostante gli sforzi dell’Italia e di qualche altro Paese, ad esempio, l’Europa ha fallito e ha dimostrato la propria debolezza sul tema del governo dell’immigrazione: ha mancato di coesione, di assunzione di responsabilità comune.
Molto si giocherà nei prossimi mesi in vista delle elezioni europee.
Se non ci sarà uno scatto e una capacità di mettere in campo una proposta, che non può più essere soltanto un’elencazione di buoni principi, il destino dell’Unione Europea rischia di essere compromesso.
A mio avviso, sarebbe utile che noi costruissimo poche proposte ma molto concrete che rispondano punto su punto alla retorica dei sovranisti.
Il tema della rappresentanza delle istituzioni europee e di chi effettivamente decide in Europa, ad esempio, a mio avviso è fondamentale.
La partecipazione degli elettori alle decisioni dell’Europa è un tema fondamentale e non è più sufficiente l’elezione del Parlamento Europeo. In prospettiva, sarà necessario che i cittadini possano eleggere il Governo dell’Europa perché non può più essere che a decidere tutto sia il Consiglio d’Europa di cui fanno parte i diversi Governi nazionali.
Questa è l’unica possibile risposta alternativa da mettere in campo rispetto alla narrazione secondo cui tutta la politica europea è costituita da un conflitto tra élite non legittimate e popolo.
È necessario, infatti, dare un segno per ricomporre questa frattura.
Sul fronte dell’immigrazione, che è l’altra questione calda di questi anni, almeno una parte dell’Europa deve dimostrare di essere in grado e di avere la volontà di farsi carico solidalmente del tema del Governo del fenomeno, con tutto ciò che questo comporta rispetto ai controlli delle frontiere, alla condivisione delle presenze dei richiedenti asilo, degli interventi in Africa e nell’area del Mediterraneo per fare in modo che si fermino i flussi migratori non per atti di forza.
Un’altra questione importante riguarda i dazi e, se l’Europa riuscisse ad essere solidalmente protagonista nel rispondere agli Stati Uniti, sarebbe un ulteriore modo per mostrare che l’Europa serve ed è utile per il nostro sistema produttivo, per i cittadini.
L’Europa, inoltre, non può essere assente sul tema della lotta alla povertà.
Su queste quattro questioni, a mio avviso è necessario costruire delle proposte forti e convincenti e farle diventare un “tormentone” dei prossimi mesi per le forze che faranno parte dello schieramento del centrosinistra, che auspico sia ampio e che cerchi di affermare un’idea di riforma e di cambiamento dell’Europa stessa.
Sulla questione molto discussa dell’Europa a più velocità, va considerato il fatto che negli scorsi mesi si era già cominciato a lavorare in diversi ambiti. Sulla Difesa Comune, ad esempio, proprio per poterne iniziare la costruzione, si era già cominciato a definire un percorso tra Italia, Francia e Germania, con cui si prevedeva una prima adesione di un parte di Paesi per poi allargare in un secondo tempo.
In generale, però, rispetto alle posizioni del Governo italiano, personalmente sono preoccupato perché in queste settimane si è reso il nostro Paese più debole nella possibilità di far pesare le nostre istanze nel rapporto con gli altri Governi e si è interrotto un percorso faticosamente costruito negli anni precedenti.
In politica estera, ad esempio, non credo che in Europa si possa pensare che un Paese possa diventare più forte perché lascia le persone in mezzo al mare. Questo non è un gesto di diplomazia. L’Europa ha ben altri strumenti per condizionare il futuro del nostro Paese e, quindi, temo che lo scontro che si è aperto con la Francia (che pure ha sbagliato con le dichiarazioni fuori luogo di Macron) non abbia fatto un buon servizio rispetto al progredire dell’Europa, per quanto questo possa essere lento e bisognoso di riforme.


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