Il peso della crisi e della globalizzazione nel risultato elettorale

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Intervento a Tagadà - La7.

Il risultato elettorale è stato determinato da tante ragioni.
Negli anni in cui il PD ha governato, si sono fatte molte cose per cercare di risolvere i problemi concreti delle persone.
Siamo, però, negli anni della globalizzazione e si è anche verificata una pesante crisi e molte persone, che pure stanno bene o ritengono di avere delle condizioni di vita accettabili, hanno una grande preoccupazione per il futuro loro e dei loro figli e sentono che viene a mancare la protezione da parte delle istituzioni e da parte della politica. Questo avviene perché con la globalizzazione non si capisce bene dove si può agire. Il racconto di un’Italia che va e di una narrazione in cui si sono enfatizzati tutti i dati positivi, aveva un senso perché mirava a riattivare un circolo virtuoso e di fiducia dopo la crisi in un Paese che ha il maggior risparmio privato al mondo e a spingere ad investire sul futuro. Purtroppo, invece, questo ha innescato un cortocircuito con la sensazione da parte dei cittadini che ci fosse ancora una grande questione sociale, e anche se abbiamo cercato di affrontarla ormai si era rotto il rapporto sentimentale con la popolazione.
Il Movimento 5 Stelle ha vinto denunciando una politica che non dava protezione ma anche proponendosi come persone normali: un altro nostro errore è stato quello di spiegare che Di Maio era strano perché sbagliava i congiuntivi quando lo fa anche l’80% dei cittadini e, quindi, forse si sono identificati più con lui che non con altri.
La Lega, invece, per offrire protezione ha proposto di tornare indietro agli Stati nazionali.
Sono risposte che probabilmente non daranno gli esiti auspicati ma intanto hanno ottenuto consenso.


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