Legalità per la Lombardia di domani

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Intervento svolto al Tavolo Legalità dell'incontro "Lombardia Domani" per la costruzione del programma del PD per le elezioni regionali (video).

Dovremmo rivendicare maggiormente il lavoro fatto nel corso di questa legislatura per la legalità e il contrasto alle mafie, che viene riconosciuto da tutte le associazioni del settore.
Senza dimenticare che lavora anche molto bene la Direzione Nazionale Antimafia: dobbiamo, infatti, ricordare che le forze dell’ordine, recentemente, sono andate ad arrestare i boss dell’ndrangheta a San Luca, nelle loro case, sui loro territori, da sempre considerati invalicabili.

Venendo alle proposte per il governo di Regione Lombardia in materia di legalità, innanzitutto, va considerato che l’evoluzione delle mafie al Nord ha cambiato radicalmente il rapporto tra la criminalità organizzata e le professioni e l’impresa. I magistrati hanno spiegato che quando gli imprenditori vengono interrogati perché scoperti ad avere un rapporto con la ‘ndrangheta ci si trova di fronte ad omertà o ad una non comprensione del fatto che a fronte di un apparente vantaggio immediato che arriva all’azienda poi, comunque, si crea una permeabilità dell’impresa oltre che un problema sociale molto serio. Tutto ciò è sempre più diffuso sui nostri territori, come mostrano anche le inchieste.
In Lombardia, sia Confcommercio che Assolombarda stanno già lavorando molto su questo tema e il PD può inserirsi in questo contesto e prendere l’impegno che, se dovesse andare al governo della Regione, istituirà una Consulta permanente di tutto il mondo dell’associazionismo imprenditoriale e dei professionisti.
Il punto più debole, infatti, sono proprio gli ordini professionali.
In Commissione Parlamentare Antimafia abbiamo più volte incontrato gli ordini dei commercialisti e degli avvocati e gli strumenti che mettono in campo sul fronte del contrasto alle infiltrazioni criminali sono davvero esigui e la politica su questo può intervenire.

C’è poi una questione che interseca il tema delle periferie con il tema della criminalità organizzata e riguarda il racket delle occupazioni abusive degli alloggi popolari e del degrado di alcuni quartieri.
Su questo tema, ALER (Azienda Lombarda Edilizia Residenziale) si astiene dall’assumersi qualunque responsabilità. Su questo occorre, quindi, intervenire per responsabilizzare ALER in modo significativo. Ci sono quartieri interi in cui vengono distribuiti alloggi in maniera massiccia dal racket e non è possibile che l’ente gestore delle case popolari per Regione Lombardia non se ne accorga.

Infine, occorre presentare proposte affinché ci siano iniziative della Regione per creare una cultura della legalità e dell’antimafia perché il lavoro svolto in questi anni dalla Commissione Regionale Antimafia, pur essendo stato molto importante, non è stato affatto sufficiente.
Non è accettabile, infatti, una situazione per cui le mafie sono insediate in Lombardia ma si preferisce continuare a discutere dei migranti e delle paure percepite, speculando su queste, mentre invece bisognerebbe mandare un messaggio forte sul fatto che c’è un insediamento mafioso che è pericoloso in quanto inquina la nostra convivenza. Le mafie, infatti, al Nord tendono a non sparare ma questa è la loro forza: vivono mimetizzandosi, evitando reati predatori e noi dobbiamo costruire una cultura per spiegare qual è il rischio che l’insediamento della criminalità organizzata comporta.


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