Il PD e la sfida del Governo

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Intervento svolto alla Festa PD del Municipio 9 di Milano (video).

Con la Festa del PD del Municipio 9 di Milano torniamo a parlare di politica sui territori e lo facciamo in un momento in cui abbiamo approvato una nuova legge elettorale.
Il Rosatellum non è esattamente la legge che avremmo voluto, perché avremmo preferito una legge che consente ai cittadini di scegliere chi governa e di dare a chi governa i numeri necessari per poterlo fare ma non era possibile fare una legge di questo tipo nell’attuale Parlamento.
Il Rosatellum è, comunque, la migliore legge elettorale possibile in questo Parlamento; è stata approvata da una larghissima maggioranza, così come deve essere fatto per le regole.
L’approvazione definitiva della legge, infatti, è avvenuta alla Camera dei Deputati con voto segreto e al Senato con voto palese e c’è stato il maggior numero di voti favorevoli che abbia mai ottenuto una legge elettorale nella storia del Parlamento italiano.
Sicuramente, quindi, tutta la discussione sull’assenza di democrazia per l’approvazione della legge elettorale, è priva di fondamento.
Il Rosatellum si è reso necessario per evitare di andare ad elezioni con una legge elettorale non fatta dal Parlamento ma con due metodi elettorali scelti dalla Corte Costituzionale.
Oggi abbiamo una legge elettorale fatta dal Parlamento, uguale per Camera dei Deputati e Senato.
Occorre tenere conto del fatto che il bicameralismo rende difficile la governabilità perché rende difficile avere le stesse maggioranze nei due rami del Parlamento (anche perché vengono eletti da platee elettorali diverse) e se ci fossero stati anche due sistemi elettorali diversi sarebbe stato ancora più complicato.
Con il Rosatellum, come aveva chiesto il Presidente della Repubblica, si è creato un sistema elettorale uguale per Camera dei Deputati e Senato, è stata introdotta anche una norma per garantire la rappresentanza di genere e c’è comunque un elemento di maggioritario, in quanto il 36% degli eletti saranno scelti con collegi uninominali, in cui chi vince viene eletto in quanto rappresentante di quel territorio.
Questo può garantire di avere un Parlamento più governabile e magari anche una maggioranza stabile, se avremo la forza di fare una coalizione in grado di eleggere i nostri parlamentari con l’uninominale.
Ora occorre cogliere il messaggio che dà questa legge e che cambia tutto lo scenario: questa legge elettorale spinge verso le coalizioni e noi dobbiamo lavorare per costruirla.
L’esperienza milanese può essere un punto di riferimento rispetto a ciò che dovremmo fare, per il rapporto con Giuliano Pisapia e con quelle forze di sinistra che stanno fuori dal PD ma che con il PD vogliono lavorare per garantire un governo al Paese.
Lavoreremo, quindi, per costruire una coalizione che, però, non ci costringa a rinunciare a ciò che abbiamo fatto e alla possibilità di valorizzare ciò che abbiamo fatto.
Nelle nostre discussioni, infatti, siamo troppo subalterni all’idea che viene diffusa dall’informazione e dai nostri avversari politici secondo cui l’Italia sarebbe in un Paese in declino, senza speranza, in cui tutto è colpa di Renzi o dei governi del PD.
Non è possibile che in Commissione di Inchiesta sulle Banche arrivino in audizione i risparmiatori truffati dalle banche venete e contestualmente venga spiegato che la crisi delle banche venete deriva dalle riforma delle Banche Popolari fatta dal PD che, invece, se ci fosse stata prima, probabilmente avrebbe evitato la crisi delle banche venete perché i Consigli di Amministrazione e il management non avrebbero potuto fare le cose che hanno portato poi le banche al disastro.
Oppure, per mesi le prime pagine dei giornali sono state occupate da tutte le statistiche sui livelli di povertà che si registrano in Italia ma poi quando è stata fatta la legge per istituire il reddito di inclusione proprio per far fronte a questa situazione e aiutare una parte importante delle famiglie in difficoltà, la notizia non è finita nelle prime pagine.
Oppure ancora, le Agenzie di Rating sono state sulle prime pagine dei quotidiani per anni massacrando l’Italia, ma il giorno in cui Standard & Poor's ha detto che l’economia italiana cominciava ad essere affidabile ed è migliorato il rating internazionale, la notizia nelle prime pagine non c’era.
Dobbiamo, quindi, fare una campagna elettorale per dire come stanno davvero le cose. Noi riconsegniamo agli elettori un Paese che dopo questi Governi a guida del PD è meglio di quello che abbiamo ricevuto e in cui le riforme che abbiamo fatto hanno prodotto e stanno producendo risultati.
Gli oltre 900mila posti di lavoro di cui oltre 600mila a tempo indeterminato con nuovo contratto a tutele crescenti sono dati reali che mostrano che una ripresa c’è anche se sicuramente l’occupazione in Italia è ancora un problema serio su cui ancora dobbiamo lavorare e lo stiamo facendo con la Legge di Bilancio, soprattutto per incentivare le assunzioni dei giovani.
Quando, nonostante questo clima generale che stanno producendo l’informazione e l’opposizione, la fiducia dei consumatori aumenta vuol dire che qualcosa di buono abbiamo fatto.
Abbiamo fatto, quindi, riforme importanti che oggi stanno producendo risultati. Sono riforme che hanno bisogno di tempo, però, per produrre risultati che siano percepibili da tutta la popolazione.
Penso che si sia comunque fatto molto e dobbiamo andare un po’ più orgogliosi di quanto dimostriamo di esserlo.
Dobbiamo essere orgogliosi di ciò che abbiamo fatto, ad esempio, sui diritti civili: in questi anni abbiamo approvato leggi che chi ci dà lezioni di sinistra non si sarebbe mai sognato di fare con governi così complicati.
In questo ambito, non è stata fatta soltanto la legge per le unioni civili: è stata approvata anche la legge sul Dopo Di Noi, le norme per le carceri volte a risolvere il problema secondo cui tutti gli organismi internazionali dicevano che le nostre strutture hanno condizioni disumane.
Abbiamo fatto, dunque, moltissimo.
Abbiamo fatto anche operazioni di redistribuzione del reddito.
Tutti, giustamente, hanno segnalato che il problema di oggi è quello delle diseguaglianze ma gli 80 euro, finanziati all’inizio anche con le tasse sulle rendite finanziarie, sono state comunque un’operazione di redistribuzione del reddito: abbiamo dato di più ai lavoratori dipendenti e alle fasce medio basse di questo Paese.
A chi si lamenta in continuazione affermando che il problema dell’Italia è l’immigrazione incontrollata, dobbiamo rispondere che gli sbarchi da quando finalmente ci siamo mossi per cercare di governare il fenomeno, come avevamo detto che avremmo fatto, cioè costruendo relazioni con la Libia attraverso la comunità internazionale per governare i flussi, partendo dai Paesi di provenienza. Il nostro lavoro ha prodotto una diminuzione degli sbarchi del 30% e oggi ci stiamo occupando di fare in modo che chi resta su quelle spiagge non venga trattato in modo disumano.
L’obiettivo nostro è di far arrivare in Europa con mezzi sicuri solo le persone che ne hanno diritto e aiutare là gli altri, coinvolgendo tutta l’Unione Europea e stiamo lavorando per farlo.
I leghisti su questo tema fanno propaganda da anni ma, ora che noi stiamo cercando di affrontare il problema e governarlo, rispondono che non va bene lo stesso.
Purtroppo i problemi non si risolvono dall’oggi al domani. Le migrazioni, in particolare, sono un fenomeno epocale. Accanto a questi aspetti, ovviamente stiamo lavorando e lavoreremo per l’integrazione.
Cercheremo anche di fare una Legge di Bilancio in continuità con quelle che abbiamo fatto in questi anni, soprattutto sulla questione delle assunzioni per i giovani; per mettere più soldi a disposizione del reddito di inclusione, così da aiutare un maggior numero di persone e poi per proseguire il lavoro sulla green economy.
Gli ecobonus per l’efficientamento energetico realizzati in questi anni stanno, infatti, producendo risultati positivi: hanno riattivato il settore dell’edilizia e moltissime famiglie stanno utilizzandoli e stanno cambiando e migliorando le condizioni ambientali del Paese, perché ci saranno meno emissioni e materiali più ecologici.
Abbiamo fatto molte cose positive, dunque, e di queste cose dobbiamo parlare e valorizzarle. Non facciamo una campagna elettorale sugli slogan: dobbiamo dire ciò che abbiamo fatto e chiedere agli altri cosa farebbero di diverso, visto che criticano molto. Raramente, infatti, le altre forze politiche hanno spiegato quale Paese hanno in mente. Spesso chi parla alla pancia delle persone ha in mente un Paese che non esiste e che potrebbe diventare più povero, più disperato e più triste di quello che stiamo cercando di costruire.
Cerchiamo di ripartire dalla consapevolezza che in questi anni abbiamo fatto delle cose valide e con un po’ più di orgoglio per ciò che abbiamo fatto.

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