Sulla Grecia, ora è indispensabile un accordo

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Intervento a TgCom24.

È indispensabile che si trovi un accordo con la Grecia perché questa vicenda mette in discussione l’intera Europa. La Grecia ha bisogno dell’Europa e l’Europa ha bisogno della Grecia, anche perché l’Europa non può creare un precedente mandando fuori un Paese. 
L’Europa deve fare uno scatto: non può lasciare andare fuori la Grecia, la deve aiutare. Si deve prendere atto dell’esito del referendum greco e chiedere ancora, come già abbiamo fatto in questi mesi, di chiudere con l’Europa fatta di sola austerity per passare ad un’Europa che finanzi e aiuti lo sviluppo e, soprattutto, occorre cercare di costruire un’Europa più politica e che sia più dei popoli. Non è possibile che l’UE sia governata soltanto dai numeri dell’economia, che pure sono importanti.
Ci sono stati molti errori in questa vicenda sia da parte dell’Europa che da parte del Governo greco. Sbaglia chi sostiene che la Grecia si trovi in queste condizioni per colpa dell’Europa. La Grecia si è ritrovata in queste condizioni a causa di chi l’ha governata in tutti questi anni, che ha consentito che il debito pubblico arrivasse al 300% o che si andasse in pensione a 50 anni o che la percentuale dei dipendenti pubblici fosse altissima. In quel modo la Grecia non può andare avanti: è necessario che avvii delle riforme consistenti.

La tragedia dei migranti e la gestione dei flussi migratori

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Nel Mediterraneo muoiono centinaia di esseri umani bisogna trovare il modo di impedirlo. Chi fa propaganda su dramma fa schifo!
La gestione dell’immigrazione non deve essere un problema di posizionamento politico. Bisogna ragionare su queste vicende, anche alla luce degli oltre 700 morti finiti sotto il mare nel Canale di Sicilia perché un barcone si è ribaltato. Queste persone sono partite pur sapendo che in questi mesi centinaia di altri migranti sono morti allo stesso modo e, nonostante questo, hanno scelto di partire ugualmente perché sono talmente disperati da non aver avuto alternative. Di fronte a questo problema, credo che il tema che tutti dobbiamo porci è come trovare delle soluzioni oltre a quelle che si sono già praticate. In quest’ultimo anno e mezzo, infatti, sono stati arrestati mille scafisti; quindi, non è vero che in Italia non si è fatto niente per contrastare il fenomeno. Il problema è che la pressione è talmente forte perché ci sono tante persone disperate che se ne vanno e sono disposte anche a rischiare la vita.
Sulle soluzioni si può ragionare - siano il blocco navale oppure il corridoio umanitario (personalmente sarei più propenso verso quest’ultima ipotesi) - ma occorre farlo in sede internazionale per ottenere dei risultati: non può essere il nostro Paese da solo a decidere cosa deve accedere in un altro Stato.

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