Quale futuro per l’Italia?

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Il Pd e la coalizione di centrosinistra sono gli unici che stanno facendo la campagna elettorale pensando al futuro e facendo proposte per il futuro del Paese.
Di futuro, quindi, ci occupiamo solo noi. Gli altri si occupano di sollecitare sentimenti, cavalcare le paure delle persone sulla sicurezza e sulla mancanza di punti di riferimento in un’epoca difficile come questa della globalizzazione.
Gran parte della campagna elettorale dei nostri competitor, purtroppo, è basata sulle paure e sul disegno di un quadro non fondato sulla realtà ma su ciò che conviene raccontare. Ci sono forze politiche che da anni descrivono il Paese come in un declino inarrestabile causato dai nostri Governi mentre, invece, la realtà è che la crisi economica è iniziata nel 2008 quando al Governo c’erano altri. Nel 2013 ci è stato consegnato un Paese in grandissima difficoltà e oggi tutti i dati economici mostrano che l’Italia è ripartita.
L’errore che probabilmente il PD ha fatto in questi anni è stato quello di raccontare con soddisfazione i dati positivi, che pure sono veri, ma non dando sufficientemente l’idea di aver chiaro che questi risultati non hanno risolto i problemi del Paese e, anzi, c’è ancora chi sta pagando le difficoltà della crisi (come ad esempio il ceto medio).
Ecco che allora è corretto raccontare - come stiamo facendo in questa campagna elettorale - che, in questi anni, abbiamo lavorato e creato le condizioni per andare avanti e per fare in modo che i buoni risultati raggiunti in campo economico, grazie alle riforme messe in atto, possano andare a beneficio di tutti i cittadini, compresi quelli che maggiormente ne hanno bisogno.

Nel corso della legislatura abbiamo fatto molte riforme, abbiamo fatto scelte importanti nel segno della modernità che hanno garantito risultati straordinari come quelle fatte in ambito culturale da Franceschini.
La scelta del concorso aperto per la direzione dei Musei ha dato ottimi risultati in termine di gestione dei patrimonio museale e di successo di visitatori.
Oppure la riforma della Pubblica Amministrazione in cui si afferma anche il principio del merito.
Facendo queste riforme, però, inevitabilmente abbiamo scontentato qualcuno che aveva delle posizioni garantite e non le ha avute più.
Da qui le proteste, i ricorsi… questo non aiuta il Paese e non aiuta a incentivare chi lavora nel Pubblico Impiego a fare meglio.
Quando si mettono in discussione dei privilegi, inevitabilmente si ha una reazione.
Tutti evocano il cambiamento finché riguarda gli altri e non tocca i propri interessi.
Non è solo un problema italiano: come dimostrano i risultati delle ultime tornate elettorali sia in Europa che in America, c’è più voglia di guardare indietro che non avanti.

Il PD è la forza maggiormente europeista del Paese.
Rappresentiamo la necessità di un’Europa forte ma che - proprio per diventare più forte - deve essere diversa, avere la capacità di cambiare e di occuparsi non solo della finanza ma anche della crescita sociale e anche per questo c’è bisogno di cambiare le istituzioni dell’Unione Europea e fare in modo che diventino davvero rappresentative dei cittadini.
Berlusconi che vuole presentarsi come europeista, invece, non è credibile perché tra i suoi alleati ci sono Lega e Fratelli d’Italia con idee opposte in materia di Europa. Oltretutto, questa volta, sembra che la forza moderata ed europeista del centrodestra non avrà la maggioranza perché Lega sommata a Fratelli d’Italia saranno numericamente più numerosi di Forza Italia.

Noi siamo quelli che abbiamo lavorato sul problema delle diseguaglianze. Non abbiamo chiacchierato ma agito concretamente.
Il programma con i 100 punti è utile a chi vuole capire le cose che abbiamo fatto in questi anni e che ci danno credibilità in quanto dimostrano che abbiamo agito, anche se sicuramente ci vorrà del tempo per affrontare e risolvere alcuni problemi.
Sul tema delle diseguaglianze, in particolare, bisogna valorizzare meglio ciò che in questi anni abbiamo fatto.
Gli 80 euro, ad esempio, sono stati la più grande redistribuzione del reddito fatta in Italia: abbiamo spostato risorse dalle rendite finanziarie ai redditi medio-bassi del lavoro dipendente (perché gli 80 euro sono stati finanziati tassando le rendite finanziarie).
È vero che alla base dell’operazione c’era anche l’esigenza di aumentare i consumi interni ma, in ogni caso, si è trattata di un’operazione di redistribuzione del reddito e andrà fatta ancora, questa volta allargandola a vantaggio delle famiglie con figli e dei lavoratori autonomi.
Su questo terreno siamo credibili perché abbiamo già cominciato a mettere in pratica ciò che indichiamo come obiettivo.

Inoltre, siamo i primi ad aver fatto una legge nazionale di contrasto alla povertà, che è importantissima visto che per anni abbiamo avuto sulle prime pagine dei giornali i dati dell’aumento dei poveri. Purtroppo quando abbiamo istituito il Reddito di Inclusione ne ha parlato solamente Avvenire.
Il Reddito di Inclusione, istituito con la legge sul contrasto alla povertà, garantisce per 18 mesi un reddito a 800mila famiglie a partire da quelle con a carico minori e, per il futuro, vogliamo ampliare la platea e aumentare le risorse a disposizione. Già con l’ultima Legge di Bilancio abbiamo aumento i finanziamenti al Reddito di Inclusione e nel programma PD specifichiamo che vogliamo proseguire su questa strada.

Un’altra iniziativa di giustizia sociale è il Jobs Act che, spesso, viene presentato come portatore di chissà quali danni, trascurando che ha introdotto un nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti che garantisce comunque la possibilità di reintegro in caso di licenziamento per motivi discriminatori.
Inoltre, 600mila nuovi posti di lavoro ottenuti sono proprio stati con contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti e quelle persone hanno ottenuto così anche la possibilità di accedere ai mutui, cosa che prima - con contratti precari- non era possibile.
Nel milione di posti di lavoro che abbiamo costruito, sicuramente, ce ne sono ancora molti precari ma tutti, compresi i lavoratori autonomi, i lavoratori di aziende sotto i 15 dipendenti e i lavoratori con contratti a tempo determinato, hanno ottenuto il diritto alla NASPI mentre in precedenza non avevano diritto ad alcuna forma di ammortizzatore sociale.
La NASPI prevede una garanzia di due anni di reddito per accompagnare il disoccupato in un percorso che dovrebbe riportarlo dentro al mercato del lavoro.
Il Jobs Act ha permesso, quindi, di estendere le tutele a chi non ne aveva.

Negli ultimi 15 giorni di campagna elettorale, quindi, dobbiamo raccontare ciò che abbiamo fatto in questi anni, non quello che gli altri inventano sulle azioni dei nostri Governi. Chi ha beneficiato delle nostre riforme sono persone vere e, al di là del clima che si sta cercando di creare, abbiamo ancora la possibilità di raccontare che ci sono stati Governi a guida PD che hanno fatto cose utili al Paese.
Non si può dire che va bene il Governo Gentiloni ma non il PD perché anche il Governo Gentiloni, con la squadra dei Ministri, è del PD.
In questi anni abbiamo ottenuto risultati importanti e, per il futuro, dobbiamo chiedere di poter continuare l’opera di riforme che abbiamo messo in campo e che invece, se vincono altri, rischia di bloccarsi.

Tratto da un intervento svolto a Carugate.
Video dell'incontro»



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