Prima di stringere la mano a un imprenditore, va capito chi è

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Intervista pubblicata da Settegiorni.

Mafia, imprenditori e politica. Questo il trinomio emerso dalle inchieste che la scorsa settimana hanno messo in luce nuovi legami tra criminalità organizzata, economia e politica.
Le cosche di San Luca che parlano al telefono con un imprenditore che fa da tramite con i piani alti della politica: uno scenario sconcertante, ma che ormai non dovrebbe più stupire.
Ne abbiamo parlato con il senatore Franco Mirabelli, membro della Commissione Parlamentare Antimafia.
Cosa ci raccontano le inchieste della scorsa settimana?
Le indagini che hanno coinvolto Paesi come Senago e Seregno hanno fatto emergere l’interesse della mafia, soprattutto della ‘ndrangheta, a penetrare nel circuito dell’economia legale attraverso le cosiddette “teste di ponte”.
Quali sono gli elementi su cui la politica dovrebbe riflettere?
Due cose emergono dall’inchiesta, la prima che sul territorio ci sono spie di allarme che si accendono e che la politica deve saper leggere. La seconda, è chiaro che un’Amministrazione debba attenersi alle regole.
Ci può spiegare meglio?
A Seregno, ad esempio, sono state fatte pressioni per delle pratiche edilizie. Un amministratore deve sapere che dietro alle pressioni ci può essere la ‘ndrangheta. L’errore alla base è proprio il mancato rispetto delle regole che ha aperto la strada a tutto il resto.
Quindi è necessaria una classe politica consapevole e tempestiva?
Sì, la politica deve riconoscere i campanelli d’allarme e spezzare sul nascere i fili che possono portare gli interessi illeciti della criminalità organizzata.
Come può un amministratore locale leggere per tempo questi segnali?
Il caso di Cantù è paradossale, sono diversi gli eventi eclatanti di intimidazione avvenuti nel centro del paese, tutti sapevano, ma la politica si preoccupa della vicenda soltanto dopo l’inchiesta. Bisogna essere più attenti a queste situazioni.
Politici come Mario Mantovani si sono difesi dicendo che in campagna elettorale si stringono centinaia di mani…
La politica deve sapere con chi parla, prima di stringere le mani a un imprenditore è bene sapere chi è e come si comporta. Non si può far finta che il problema non ci sia.
Cosa pensa della decisione del Sindaco di Senago di togliere le deleghe a Gabriele Vitalone, fratello di uno degli indagati per mafia?
La risposta della politica non deve ammettere ambiguità, condivido la scelta del Sindaco di Senago di togliere le deleghe all’assessore che ha legami famigliari con l’indagato. Questo è un segno chiaro e netto della politica. Eppure ci sono ancora politici che non vogliono parlare di presenze mafiose nel loro Comune… La ‘ndrangheta è un problema reale, negarlo per evitare di macchiare il buon nome di un Paese è sbagliato, significa negare la realtà.

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