Mafia al nord, che dice Salvini?

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Articolo pubblicato da Democratica.

Nel Paese e nell’opinione pubblica non c’è la percezione della pericolosità delle mafie e di cosa sono le mafie oggi.
Su cosa sia oggi la criminalità organizzata al Nord sarebbe utile rileggere la Relazione conclusiva dei lavori della Commissione Parlamentare Antimafia della scorsa Legislatura: non siamo di fronte ad infiltrazioni ma in questi territori la presenza mafiosa è ormai questione nazionale.
Aggiungerei, oggi, che le mafie sono un problema internazionale e sono certo che le forze dell’ordine ma anche il nuovo Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, che ha grande sensibilità su questo, possano mettere in campo iniziative utili perché è chiaro che serve una legislazione europea per fronteggiare il fenomeno.
A dimostrare poi che gli insediamenti delle mafie ci sono i dati delle inchieste, i risultati delle sentenze e anche le ricerche dell’Università degli Studi di Milano, coordinate da Nando Dalla Chiesa, che dimostrano come la presenza della criminalità organizzata sia variegate e multiforme.

Due vicende che richiedono qualche riflessione

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Articolo pubblicato sul mensile Zona Nove.

Questo mese voglio affrontare due vicende che riguardano il nostro territorio e su cui credo che sia utile e necessario fare il punto insieme a qualche riflessione.

La prima questione riguarda il Seveso, che è tornato ad esondare creando non pochi problemi in particolare a chi vive nelle zone allagate, ma più in generale alla mobilità e alla viabilità.
Il giorno dopo l’esondazione, ho letto molti commenti che raccontano di una inerzia che dura da decenni e di una incapacità delle istituzioni di affrontare il problema.
Io penso che non sia così e che questa lettura rischi di nascondere le reali responsabilità su questa vicenda, a partire dai livelli di inquinamento del torrente, il cui stato preoccupante e pericoloso è determinato dagli scarichi delle aziende che nessuno controlla.
Il piano varato dallo scorso Governo ha consentito di ultimare le reti fognarie dei Comuni per impedire che gli scarichi civili vadano a sporcare le acque del Seveso ma ora è necessario che Regione Lombardia ed Arpa intervengano per censire ed impedire anche i versamenti altamente inquinanti delle aziende.

Sblocca-cantieri, un decreto sbagliato che non aiuta la crescita e le imprese

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Articolo pubblicato da Democratica.

Sul decreto “sblocca-cantieri” all’interno della maggioranza di governo si stanno consumando l’ennesima sceneggiata e l’ennesimo braccio di ferro che ormai prescindono, purtroppo, dal merito del provvedimento e, addirittura, dalle finalità che le norme dovrebbero avere. Attraverso un decreto, per noi sbagliato e dannoso, già in vigore, che sostituisce interamente il Codice degli Appalti, la Lega di Salvini, con un emendamento presentato dopo la conclusione dei lavori della commissione e il mandato ai relatori, propone la sospensione per due anni di alcune norme del Codice stesso, rendendo ancora più difficile la vita a comuni e imprese che faranno più fatica a programmare e investire senza certezze per il futuro.
Su una materia così importante per il Paese si continua a giocare strumentalmente ignorando la realtà dei fatti e il merito delle questioni.

Decreto "Sblocca-cantieri", indietro tutta sulla legalità

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Articolo pubblicato su Democratica.

A cosa serve il così detto decreto "sblocca cantieri"? E' questa la domanda fondamentale che bisogna porsi se si vuole capire che cosa sta succedendo senza lasciarsi incantare dagli slogan e da una narrazione che non ha riferimenti con la realtà del provvedimento.
Prima di tutto va sottolineato il dato più recente del CRESME, il Centro ricerche economiche e sociali del mercato dell'edilizia, che racconta che nel primo trimestre del 2019, a Codice Appalti vigente, sono stati avviati il 20% in più di cantieri di opere pubbliche rispetto allo stesso periodo del 2018. Non è quindi vero che le norme bloccano o rallentano le opere, sono semmai la mancanza di scelte politiche e gli scarsi investimenti a frenare. Non solo. E' evidente che ributtare per aria il codice degli appalti proprio mentre, dopo un anno e mezzo, stava entrando a regime, rallenterà di nuovo processi e procedure: il decreto prevede un nuovo regolamento, nuovi decreti attuativi, la ridefinizione delle centrali appaltanti.
Quindi anche se la velocizzazione delle opere viene presentata come l'obbiettivo della nuova normativa non è questo l'effetto che si produrrà, al contrario si rischia di perdere altro tempo.