Riflessioni sul congresso

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Tra pochi mesi inizieremo la nostra discussione congressuale. Un appuntamento importante non solo per il PD o il centrosinistra ma per tutto il Paese.
Il risultato elettorale ci ha detto, in sintesi, che il progetto di un grande partito riformista non è riuscito a raccogliere quel consenso maggioritario per cui abbiamo lavorato. Non abbiamo conquistato il consenso di tanti italiani che chiedono alla politica di cambiare, chiedono riforme e partecipazione reale.
Noi che siamo nati per rinnovare la politica e i partiti con l'ambizione di guardare al futuro e di costruire una forza all'altezza delle sfide dell'oggi e consapevole dei grandi cambiamenti avvenuti, proprio su questo abbiamo fallito: non siamo stati percepiti come sufficientemente credibili, anzi, siamo vissuti - certo ingiustamente - come parte di una vecchia politica distante dai cittadini, impegnata in pratiche incomprensibili, autorefenziale, che vive di una vita propria estranea al vissuto quotidiano dei cittadini. Tutto ciò nonostante il PD abbia saputo innovare e rinnovarsi in questi anni a partire dalla scelta delle primarie.
Siamo stati travolti comunque dalla crisi.
Crisi del sistema politico che, senza riforme, rischia di trasformarsi in una crisi pericolosa della democrazia (le cui origini stanno certamente negli errori dei partiti, nella resistenza che c’é stata e c'é di fronte al cambiamento e in una corruzione e un malcostume diffusi). Ma la crisi sta anche nella difficoltà della politica nel mondo globalizzato di intervenire concretamente su processi che nascono e si sviluppano fuori dalla possibilità delle istituzioni di determinarli e in una dimensione che va oltre gli Stati nazionali.


Crisi economica che ha prodotto conseguenze sociali pesantissime, domande diffuse e concrete a cui abbiamo risposto con una proposta che non è apparsa all'altezza dei drammi sociali di oggi né delle esigenze delle imprese. Non siamo riusciti a cambiare la percezione che buona parte dei ceti produttivi, soprattutto al Nord, hanno di noi. Di noi non si fidano. Per molti - ingiustamente ma dobbiamo farci i conti - rappresentiamo lo stato inefficiente che con i suoi costi e le sue lentezze é vissuto come un nemico anziché un alleato e un sostegno.
Se questi sono alcuni dei nodi che dovremo affrontare al congresso serve esserne consapevoli e interrompere una china che rischia di farci perdere di vista gli obbiettivi.
Dobbiamo, prima di tutto discutere insieme, coinvolgendo gli iscritti e i nostri elettori in un confronto chiaro ed esplicito su come rilanciare il progetto del PD, su quale partito vogliamo.
Credo che il tema debba essere come affrontiamo i nodi che questi ultimi mesi ci hanno mostrato, su cui servono scelte e parole chiare e condivise.
Siamo un partito che rilancia una proposta riformista per il Paese o cediamo alla tentazione di ridurci ad essere semplicemente l'alternativa a Berlusconi? A questa domanda serve rispondere senza ambiguità per evitare che si possano di nuovo verificare i cortocircuiti che ci hanno portato alle drammatiche giornate dell'elezione del Presidente della Repubblica e ad assumere posizioni troppo timide su questioni importanti.
Che partito siamo, come ha chiesto Bersani, uno spazio o un soggetto politico?
Siamo in grado, oltre le primarie, di rispondere ad una domanda diffusa di partecipazione alle scelte della politica?
Il congresso deve servire a questo e anche a sciogliere i nodi di questi giorni sulle riforme economiche e sociali necessarie, così come sulle riforme istituzionali, su cui possiamo avere un pluralismo di opinioni che non può però poi impedire la definizione di una proposta del PD su un argomento decisivo per descrivere ogni progetto politico.
Se questo deve essere il nostro congresso, ci si deve confrontare e decidere su questi temi e, semmai, su questo devono fondarsi le candidature e le scelte.
È evidente che c'è una distanza tra come è iniziata la discussione e il bisogno di un confronto chiaro e trasparente sui nodi politici.
Un congresso in cui si parte dalla discussione sulla leadership e che sembra si esaurisca nella discussione sulle regole non credo sia quello che si aspettano coloro che ci guardano per capire se e come sapremo reagire e mettere in campo un’idea di Paese. Tanto meno credo sia utile dare l'idea che questo congresso, come ogni tanto sembra, serva a decidere la data della fine del governo Letta, non solo perché così si da l'idea di non essere impegnati nel sostegno ad un governo che oggi serve al Paese finché produce risultati, ma anche perché restituiremmo di nuovo il senso di una politica autoreferenziale in cui le scelte vengono guidate dagli interessi di parte e non da quello dell'Italia.
Queste sono le ragioni che ispirano il confronto pubblico dal titolo "governare oltre la crisi" che si terrà a Milano nella giornata del 6 luglio, organizzato dalla Associazione Democratici Per Milano in via Luini. In quattro tavole rotonde proprio su questi temi si confronteranno dirigenti nazionali del PD, esponenti del governo delle Amministrazioni locali e dell'impegno sociale.


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