Sospesa l’Imu anche per le case popolari e le cooperative

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Intervista per il periodico "ABITARE" Il senatore Mirabelli esprime la sua soddisfazione: “è stata fatta giustizia: questi immobili ora considerati come prime case”.  Tutti conoscono le vicende delle ultime elezioni e il peso che ha avuto la proposta di abolizione della tassa sulla casa sul risultato elettorale. Il Governo Letta ha dovuto fare i conti con le proposte di coloro che prima delle elezioni erano i suoi avversari e con loro ha negoziato una sospensione dell’Imu sulla prima casa. L’Imu è stata un’invenzione del governo Berlusconi che l’ha proposta e approvata ma che poi è stata resa esecutiva dal suo successore, Monti.
E subito ci si è resi conto di un errore madornale, che da un governo di tecnici non ci si sarebbe mai aspettato. Gli abitanti delle case popolari o delle cooperative a proprietà indivisa, pur non essendo proprietari di nessuna abitazione, si vedevano addebitare dalla proprietà (l’Aler o cooperative) l’equivalente dell’Imu, con alcune assurde aggravanti: le detrazioni che spettavano al proprietari di prime case non venivano loro riconosciute e inoltre, visto che sulla bolletta la tassa veniva loro ribaltata sotto la voce “spese”, su questa si doveva pure pagare l’Iva.
L’Iva sull’Imu. La tassa sulla tassa: la cosa più iniqua che si possa immaginare, tanto più che era indirizzata a un ceto sociale presumibilmente di scarse possibilità economiche. 
Il Fisco infatti con cieca ottusità non riusciva a concepire che ci fossero situazioni diverse dalla proprietà individuale dell’abitazione principale o l’affitto a scopo di lucro, per cui considerava gli appartamenti di questi enti pubblici o privati come seconde case, da tassare con particolare severità. In verità alla fine un qualche correttivo s’era pur trovato, facendo sì che lo Stato rinunciasse alla sua parte di aliquota e lasciando in piedi solo quella riservata ai comuni, ma lasciando inalterato sia lo status di seconda casa che l’assenza di detrazioni.
 
E ora il Governo Letta si apprestava a “congelare” l’Imu sulla prima casa, ma così facendo la beffa per gli abitanti delle case popolari Aler o delle cooperative a proprietà indivisa diventava ancora più atroce, visto che la loro era considerata una seconda casa e quindi esclusa dal provvedimento. Con in più il pericolo di vedersi aumentare la tassa, perché i Comuni, per compensare la scomparsa del gettito dell’Imu sulla prima casa, si proponevano di aumentare le aliquote sulle seconde case.

Il senatore Franco Mirabelli del Partito Democratico, appena eletto, conosce bene il problema, essendo socio di Abitare e essendosi occupato per anni di case popolari come consigliere regionale della Lombardia. A lui chiediamo delucidazioni.

Intanto un primo giudizio sul governo.
Questo governo è figlio di un risultato elettorale, di una situazione che nessuno si attendeva e degli errori commessi anche dal mio partito. Però continuo a pensare che sia un governo necessario seppure sostenuto anche da avversari politici, perché il paese ha bisogno di risposte sui problemi concreti che devono essere affrontati con urgenza. E credo che il primo decreto sia andato nella giusta direzione, rifinanziando con un miliardo la cassa integrazione e prorogando di tre mesi i contratti dei precari della pubblica amministrazione senza imporre nuove tasse. Poi un segnale importante è venuto già dal primo Consiglio dei Ministri, che hasancito l’incompatibilità dello stipendio di ministro con quello di parlamentare. E mi pare molto positivo il fatto che il secondo CdM sia stato convocato con all’ordine del giorno l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. I quattro miliardi stanziati per consentire agli enti locali di pagare i fornitori sono una boccata d’ossigeno per l’economia, così come l’intenzione di mettere mano alla riforma Fornero per correggerne gli aspetti negativi, primo fra tutti il problema degli esodati. Ma non solo. I piani del ministro Giovannini prevedono la cosiddetta “flessibilità in uscita”, cioè la possibilità per i lavoratori di scegliere di andare in pensione a partire dai 62 anni, scegliendo la combinazione tra età e reddito più adatta alle proprie esigenze, invece di obbligare tutti alla pensione a 67 anni. Poi va valutata positivamente anche l’idea di investire otto miliardi per la ripresa prendendoli dalle pensioni d’oro: un scelta utile, perché in questo paese c’è un problema occupazionale gigantesco, ma anche equa, che va nella direzione giusta. Questo governo va giudicato per le sue azioni, non per la sua composizione o le sue alleanze.
E per quanto riguarda l’Imu, quali novità ci sono?
Intanto devo dire che il governo bene ha fatto a provare a aumentare il potere d’acquisto delle famiglie italiane con questa sospensione dell’Imu, che per quanto modeste siano le cifre in ballo, impegna comunque due o trecento euro all’anno a famiglia. Che di questi tempi per molti sono una cifra consistente.
La sospensione è giusta è ancora più giusta è l’intenzione di costruire da qui al 31 agosto una legge che ridefinisca tutta la tassazione sulla casa, facendo in modo che i ceti più deboli possano pagare meno o addirittura nulla. Questa ridefinizione deve comprendere anche la Tares, la nuova tassa sui rifiuti e sui servizi comunali che ha sostituito la vecchia Tarsu e che è molto onerosa per le famiglie. La riforma della Tares è stata rinviata a dicembre, ma già nel decreto si stabilisce che il nuovo sistema di tassazione dovrà essere più equo perché dovrà guardare anche ai redditi e non solo alle proprietà.
Un provvedimento che però mette in crisi le casse comunali e che quindi ha provocato una levata di scudi da parte dei sindaci…
Il decreto stabilisce che i comuni potranno compensare il mancato introito dell’Imu sulla prima casa ricorrendo ai fondi dalla Cassa Depositi e Prestiti. Sapendo anche che la nuova tassa prevista per agosto al posto dell’Imu andrà interamente ai comuni e agli enti locali.
Ma visto che si parla di una “sospensione” e non di una “cancellazione”, cosa devono fare le famiglie? Conservare i soldi perché pagheranno la tassa, questa o un’altra, in un secondo tempo oppure potranno spenderli?
Si parla di “sospensione” perché il decreto prevede che questa tassa debba essere sostituita entro il 31/12 da una revisione complessiva del sistema impositivo che accorpi in una sola voce le tasse sulla casa, sui servizi locali e sui rifiuti. Introducendo però criteri di equità legati al reddito. Per cui io prevedo che quasi l’85% delle famiglie che oggi pagano l’Imu sulla prima casa non la pagheranno più, se l’ipotesi di una franchigia di 500 euro verrà confermata. E comunque già nel decreto del governo che ha sospeso l’Imu sono state introdotte delle misure di equità: le case di lusso e le ville, anche se prime case, non sono comprese nel provvedimento e dovranno pagare la loro Imu. Poi al contrario invece la sospensione si estende anche ai terreni agricoli, che in questo momento climatico particolarmente avverso sono in gravi difficoltà, mentre nel tentativo di non penalizzare troppo le produzioni industriali si è stabilito di consentire le detrazioni per i capannoni e per i beni strumentali orientati alla produzione.
E qual è la novità per le case popolari e delle cooperative a proprietà indivisa?
Quando l’intenzione del governo di redigere un provvedimento sull’Imu della prima casa è diventata ufficiale, ci siamo subito attivati per fare in modo che le case delle cooperative e le case popolari fossero considerate alla stregua di “prime case”. Io ha presentato una interrogazione al Senato sottolineando come gli abitanti di questi  immobili fossero residenti a titolo definitivo, alla stregua di quelli delle case di proprietà e che quindi, non applicando per loro le stesse misure riservate alle prime case, si sarebbe verificata una situazione di disuguaglianza e iniquità. Inoltre per l’edilizia pubblica si sarebbero sottratte risorse altrimenti destinate alla manutenzione degli stabili, che sono già in condizioni precarie e che non possono tollerare ulteriori abbassamenti del livello di manutenzione senza cadere nel degrado. Il Governo, nelle persone del sottosegretario allo sviluppo economico Baretta e del ministro Franceschini ha dato ascolto a queste nostre istanze e abbiamo ottenuto questo importante risultato. Le case popolari e quelle di cooperativa sono considerate alla stregua delle prime case. Un principio che esisteva ai tempi dell’Ici, ma che il governo Monti aveva invece negato con l’introduzione dell’Imu.
Quindi anche per il futuro questi appartamenti dovranno essere sottoposti alla stessa tassazione delle prime case?
Questo dev’essere il nostro impegno per le prossime settimane. Ottenuta l’equiparazione delle case di edilizia sociale con le prime case ai fini della sospensione dell’Imu, adesso è necessario che nel decreto che definirà la nuova tassa sulla casa si sani definitivamente quell’equivoco che ha generato tutto il problema. Bisogna cioè far rientrare le abitazioni delle cooperative a proprietà indivisa e quelle dell’edilizia residenziale pubblica nel trattamento delle abitazioni principali e delle prime case, con tutto ciò che questo comporterà in termini di facilitazioni, abbassamento delle aliquote e detrazioni.
Quindi vi potete immaginare la soddisfazione di uno come me, socio di cooperativa e abitante di un quartiere ricchissimo di case popolari, nell’aver dato un contributo alla soluzione di questo problema.

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