Dobbiamo ripensare il modo in cui vive il pluralismo dentro al PD

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Intervista a Radio Popolare (video).

Credo che oggi alla Direzione Nazionale del PD ci debba essere una discussione libera da condizionamenti e imposizioni e si dovrà valutare la situazione per quella che è in questo momento.
È evidente che avremmo voluto che ci si potesse confrontare sulla possibilità di avviare una trattativa con M5S o meno dopo la missione affidata dal Presidente della Repubblica a Fico ma quell’ipotesi è uscita dalle cose possibili, anche per responsabilità di M5S che non ha voluto attendere l’esito della Direzione del PD.
A questo punto occorre discutere di come ricominciare.
C’è, però, una questione preliminare che credo verrà posta da molti ed è il tema di chi governa questa fase nel PD.
In un Paese normale ciascuno deve fare il proprio compito, guardando all’interesse del Paese e noi abbiamo bisogno che sia chiaro chi governerà questa fase e chi governerà questa fase deve essere pienamente legittimato.

Il confronto libero e trasparente è la condizione per l'unità

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L'approvazione all'unanimità dell'Ufficio di Presidenza del gruppo del PD al Senato è un segno importante.
La conferma che, se si parte dalle ragioni del nostro stare insieme nel rispetto delle differenze che devono essere considerate una ricchezza, l'unità non solo è necessaria ma è possibile.
Spero che domani in Direzione possa prevalere lo stesso spirito, ci sia un confronto libero e trasparente, che è condizione per l'unità e può dare più forza al segretario reggente e a tutto il gruppo dirigente del PD in questo momento difficile.
Con la consapevolezza che non c'è in gioco solo il futuro nostro, ma quello del Paese.

Il dialogo è doveroso ma l’esito non è scontato

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Intervista pubblicata da Avvenire.

«Penso che sia un bene per il Paese che Di Maio abbia rinunciato a governare con la Lega e penso che aprire un confronto su un programma di Governo con i 5Stelle, a partire dai nostri punti programmatici, sia un tentativo da fare; tanto più se ce lo chiede il Presidente della Repubblica». Franco Mirabelli ha parte negli ultimi anni della maggioranza che ha sostenuto Renzi ma, come il Ministro Franceschini, ora sostiene una posizione diversa da quella dell’ex Segretario. Riassumibile nel concetto: andiamo a vedere le carte, poi decideremo.
Dunque nessun automatismo?
«L’esito del confronto non è affatto scontato. Sarà difficile trovare punti programmatici per costruire un Governo. Ma dobbiamo tentare. Un Governo tra Lega e M5S sarebbe dannoso per il Paese. E avere ottenuto l’esplicitazione che quel forno è chiuso da parte di Di Maio è un dato importante. Poi non capisco di cosa dovremmo avere paura: abbiamo idee e proposte, abbiamo chiaro l’orizzonte europeo che serve all’Italia e vogliamo difendere e migliorare le riforme di questi anni e non certo cancellarle. Se si potrà andare in questa direzione, bene. Se no, avversari come prima».

Serve un PD unito: confrontiamo le opinioni diverse

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Penso che sia un bene per il Paese che Di Maio abbia rinunciato a governare con la Lega e penso che aprire un confronto su un programma di Governo con i 5Stelle, a partire dai nostri punti programmatici, sia un tentativo da fare; tanto più se ce lo chiede il Presidente della Repubblica.
Non capisco di cosa dovremmo avere paura: abbiamo idee e proposte, abbiamo chiaro l’orizzonte europeo che serve all’Italia e vogliamo difendere e migliorare le riforme di questi anni.
Se si potrà andare in questa direzione, bene: avremo fatto l’interesse del Paese. Se no, avversari come prima!
Serve un PD unito in questo passaggio: se ci saranno opinioni diverse sugli esiti, le confronteremo e decideremo con il coinvolgimento più largo possibile, ma rifiutare di sederci al tavolo per discutere del merito sarebbe sbagliato.