Intervento di Franco Mirabelli a commento dell'elezione del Presidente della Repubblica e del governo Letta

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mirabelliTrascrizione dell'intervento di Franco Mirabelli ad un incontro PD a Milano.  
Ci sembrava utile avviare un momento di discussione su quanto avvenuto in questi giorni e anche la possibilità di metterci la faccia per spiegare come abbiamo vissuto tutto questo da Roma. La prima cosa che voglio fare è scusarmi perché, al di là delle responsabilità personali (ho votato sempre come abbiamo deciso nelle riunioni del gruppo parlamentare), credo che sia nostro dovere per lo spettacolo drammatico che abbiamo dato nei giorni in cui ci siamo riuniti per eleggere il Presidente della Repubblica. 
È stato uno spettacolo che ha sicuramente minato la credibilità del nostro partito e ha incrinato la fiducia nel rapporto tra gli iscritti e i propri rappresentanti.

Considerazioni sulla elezione del Capo dello Stato

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Ho aspettato qualche giorno a scrivere alcune riflessioni sulle giornate che hanno preceduto l'elezione del presidente della repubblica per provare a ragionare freddamente senza essere troppo condizionato dalla rabbia e dalla delusione provata in quei tre giorni e dalla sofferenza che quelle vicende hanno provocato a tante e tanti, a chi crede nel Pd, a chi fa vivere il PD quotidianamente col proprio impegno, il proprio sacrificio, dedicando al partito tempo ed energie. Ho aspettato perché credo che la scorsa settimana la bocciatura di Marini prima e di Prodi poi da parte di decine di grandi elettori del PD, il colpo grande alla credibilità nostra dato dai franchi tiratori e le conseguenti dimissioni del segretario, abbiano fatto emergere problemi irrisolti, nodi che il Pd dovrà, a partire dal congresso, sciogliere per rilanciare il progetto politico e ricostruire un rapporto forte e leale col Paese e gli italiani. È evidente che non abbiamo vinto le elezioni e che errori tattici e comunicativi sono stati fatti, ma non tutto si giustifica così. È altrettanto evidente che è stato uno sbaglio continuare a pensare possibile l'alleanza di governo con Cinque Stelle quando era chiaro da settimane che non c'erano da parte loro ne volontà ne disponibilità a governare con chi loro considerano un nemico da abbattere. È stato un errore non dire apertamente che solo un dialogo col centrodestra poteva consentirci di avere la fiducia del senato ad un governo. Questo errore ha prodotto due conseguenze.

Cornelli si deve dimettere. Civati sbaglia.

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Intervista ad "Affari Italiani"  del 22 aprile 2012

Iniziamo dall'elezione di Napolitano...
Ieri è stata una giornata importante. Il discorso del Presidente ha sferzato la politica, ha richiamato tutti alla responsabilità, ha detto che il Paese ha bisogno di riforme e i cittadini di risposte. Noi dobbiamo rispondere positivamente guardando alla disperazione di tante famiglie. Questo è il compito e la priorità che noi abbiamo adesso. Ora dobbiamo riportare al centro le questioni del lavoro, della disoccupazione, del sostegno alle imprese.

Oggi Civati, in un'intervista a Repubblica, dice che i traditori arrivano dai dalemiani e dal gruppo di Franceschini.
Io credo che la vicenda di questi giorni sia stato un colpo durissimo alla credibilità del Pd. Abbiamo dato un dolore a tante persone che si impegnano quotidianamente in questo partito. Il dato del Friuli ci dice che possiamo ripartire. Ma a Pippo rispondo che si può ripartire a condizione che tutti assumano il principio della responsabilità, senza il quale non esiste un partito...

Quindi?
Io sono contrario a chi dice che Civati o altri se ne debbano andare.

Riflessioni sulla prima giornata di elezione del Presidente

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Adesso ci "siamo fermati" con sollievo di tanti. Premettendo che considero completamente sbagliata la gestione di questa fase per ragioni che discuteremo, vorrei porre alcuni quesiti.
Davvero pensate che sia giusto che il Presidente degli italiani, di tutti gli italiani, possa essere scelto da una sola parte che rappresenta complessivamente il 20 per cento del Paese?
Certamente, per colpa di come e' stata gestita la vicenda, domani il PD verrà considerato dagli italiani il partito che - in piena crisi - sta bloccando governo e istituzioni per le proprie beghe interne. Come rispondiamo a chi dalla politica vuole risposte?
Come facciamo a evitare che a luglio, alle prossime elezioni, perché a questo punto probabilmente saranno a luglio, non vinca Berlusconi presentandosi come il campione della responsabilità nazionale?
Infine, siete d'accordo che non possiamo essere subalterni a Grillo che pure approfitta di tutto per metterci in difficoltà e dopo averci insultato sanguinosamente ora sta, sempre per distruggere, promuovendo Rodotà sulla scorta delle quirinarie?