Il PD, il governo e le riforme

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Le polemiche di questi giorni hanno avuto il "merito" di rispostare sulle divisioni e i guai del PD l'attenzione dell'opinione pubblica dopo che, il risultato elettorale delle amministrative e la chiusura da parte dell'Europa della procedura di infrazione, potevano consentire di spostare con un po' più di fiducia l'attenzione sulle proposte, sulle cose da fare per gli Italiani e sulle priorità da assumere anche per superare il distacco sempre più preoccupante tra i cittadini, la politica e le istituzioni.
L'approvazione delle camere della mozione che stabilisce, all'interno del dettato costituzionale, la procedura per arrivare alle riforme istituzionali e' un fatto importante e, a circa un mese dalla nascita del Governo Letta da concretezza al l'impegno che la strana maggioranza ha assunto: entrò 18 mesi provare a approvare le riforme necessarie a rendere più efficienti le istituzioni e superare le situazioni che tutti da tempo dichiariamo di voler superare.

Una riflessione dopo il sabato di sangue a Niguarda

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Alle famiglie di Alessandro Carolé, Daniele Carella e Ermanno Masini uccisi sabato mattina a Milano e alla loro memoria dobbiamo non solo vicinanza, affetto e solidarietà ma anche il rispetto per una tragedia umana che non può e non deve essere né strumentalizzata né sfruttata per la battaglia politica. Alla stessa comunità del quartiere di Niguarda, sconvolta da quanto è avvenuto e che sta vivendo con compostezza questo dolore, la politica e le istituzioni devono mostrare la responsabilità di aprire una riflessione che dia risposte concrete alle paure e alle insicurezze che vicende come questa fanno emergere. Non fa il proprio dovere, non dimostra responsabilità né senso delle istituzioni chi pensa - ed in questi giorniha, purtroppo, scelto di fare - di una enorme e imprevedibile tragedia segnata dalla follia uno strumento di battaglia politica per cercare di guadagnare qualche consenso speculando sul dolore e sulla rabbia dei cittadini, indicando capri espiatori e cercando di far ricadere sulle spalle di chi è immigrato e di chi lavora per l'integrazione il gesto di un pazzo. 

“Il Governo Letta andrà giudicato per quello che farà e non per chi lo sostiene”

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intervista a Franco Mirabelli (Senatore della Repubblica) – Zona Nove, maggio 2013
L’Italia ha un nuovo Capo dello Stato e un nuovo Governo. Sapranno coesistere Pd e Pdl nello stesso esecutivo? Lo chiediamo al neo-senatore del Pd Franco Mirabelli.
La rielezione di Giorgio Napolitano è stata l’unica notizia positiva per il centrosinistra. Perché il Pd ha bruciato due candidati di grande prestigio, Franco Marini e Romano Prodi, ha preso atto della rottura con Sel, ha perso il Presidente e il Segretario...
Sono state giornate drammatiche per diverse ragioni. Primo perché in una fase tanto difficile per il Paese si è dato ai cittadini lo spettacolo di una politica che agisce in modo incomprensibile, vive di divisioni e tatticismi e trascura l'interesse generale. C’era l'opportunità di eleggere subito, con una larghissima maggioranza, Franco Marini; sarebbe stato un bel segno. Dopo sessanta giorni d’inerzia in cui, nonostante la crisi, non si è fatto un governo, eleggere subito il Presidente poteva restituire fiducia e la politica avrebbe dato il segnale inequivocabile di mettere al primo posto le responsabilità nei confronti dei cittadini. Purtroppo franchi tiratori, guidati spesso da logiche incomprensibili e l’idea diffusa che neppure in occasione dell’elezione del presidente di tutti si debba riconoscere l’avversario politico, la sua rappresentanza, il suo diritto di riconoscersi in una scelta, hanno creato una situazione drammatica che rischia di dare un altro colpo alla credibilità delle Istituzioni.

Perché ho votato la fiducia al governo

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Certo non è il governo che volevamo per questo Paese, certo è stata una scelta difficile e dolorosa quella di dar vita ad un governo che per vivere ha bisogno del sostegno anche di quelli che sono stati in questi anni e sono ancora i nostri avversari. Eppure credo non potessimo fare altro nelle condizioni date e che una scelta diversa avrebbe avuto conseguenze imprevedibili per il Paese, il sistema politico, la credibilità stessa delle istituzioni.
Dopo un risultato elettorale che ci obbligava ad allearci per poter avere la maggioranza in entrambe le Camere e dopo il rifiuto del Movimento Cinque Stelle di votare la fiducia ad un governo di cambiamento per fare le cose proposte da Bersani restava una unica alternativa: andare subito al voto o dare vita ad un governo di larghe intese. Andare subito al voto avrebbe significato, con la stessa legge elettorale, rischiare un risultato, al di la di chi avrebbe ottenuto la maggioranza, che avrebbe riprodotto una situazione di ingovernabilità e tutto ciò in un Paese piegato dalla crisi economica, da mille problemi sociali irrisolti e da una sfiducia dei cittadini nella politica e nelle istituzioni che sarebbe solo potuta aumentare. Non sono parole ma fatti gli esodati che hanno bisogno di risposte subito, le famiglie bisognose e senza reddito, la cassa integrazione che deve essere finanziata, la necessità di creare lavoro presto e il bisogno di alzare il potere di acquisto di salari e pensioni.