Stop al consumo di suolo

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Intervento all'incontro "Stop al consumo di suolo per il riuso del patrimonio edilizio esistente".

Il tema del consumo di suolo lo abbiamo scelto noi come Partito Democratico e lo ha scelto il Ministero dell’Ambiente uscente, perché per noi è prioritario e di un’urgenza che diventa sempre più stringente.
Non c’è solo il tema della tutela del paesaggio o della tutela degli spazi dedicati all’agricoltura ma, oggi, è evidente che c’è un nesso strettissimo tra il tema della lotta al dissesto idrogeologico e le calamità verificatesi nel nostro Paese. Il dissesto idrogeologico sta creando danni molto consistenti nel nostro territorio e anche questo inverno è stato segnato da molte catastrofi. È chiaro a tutti che questi eventi drammatici sono legati fortemente alla cementificazione e al consumo di suolo che prosegue a ritmi eccessivi e a cui bisogna mettere immediatamente un freno.
L’obiettivo principale del disegno di legge proposto dal Governo è quello di difendere il suolo promuovendo il recupero e il riuso delle aree dismesse, il riuso e la riqualificazione dell’edificato, arrivando a prevedere il fatto che chi effettua la valutazione dell’impatto ambientale debba tenere conto non solo della condizione attuale ma fare anche una verifica attenta su tutte le ipotesi alternative che sono presenti sui territori e che, appunto, rientrano nella categoria del riuso e del riutilizzo delle aree dismesse. Insomma, si introduce l’obbligo di valutazione di tutte le opere pubbliche e private in corso di progettazione e di verificare prima di tutto la possibilità di non consumare ulteriore suolo ma di destinare a quelle opere e a quegli interventi aree già utilizzate e dismesse che, quindi, possono essere riqualificate.

Lavoro, giustizia sociale, equità

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Intervento tenuto al convegno organizzato da Fiba-Cisl Lombardia sul tema "Lavoro, giustizia sociale, equità: un tetto alle retribuzioni dei top manager".

Parto dal fatto che a me non piace dire che c’è un’indistinta politica perché credo che troppo spesso, in questo Paese, si sia perso il senso della responsabilità. Personalmente, penso che non ci sia stata “una politica” ma ci sono state responsabilità diverse in cui ognuno ha avuto un proprio ruolo. Credo che questo Paese tornerà ad essere normale nel momento in cui i cittadini riconosceranno le diverse responsabilità, le attribuiranno e sceglieranno anche sulla base di ciò.
Tuttavia, so bene che il tema della credibilità della politica e delle istituzioni democratiche è centrale perché oggi c’è una sfiducia grandissima dei cittadini verso la politica e nella sua capacità di dare risposte e c’è una crisi fortissima e credo che a questo bisogna rispondere.
Oggi, il tema a cui tutti devono lavorare è come ridiamo credibilità alla politica. Questo è un tema su cui si gioca la possibilità di ridare forza alla nostra democrazia e ridare forza a questo Paese e che consentirà poi anche di fare le cose che qui sono state proposte. Non penso che con una politica debole, lontana dalle persone e che non ha la fiducia dei cittadini si possa fare una grande redistribuzione del reddito come quella che è stata chiesta qui.
Per questo parto da qui. Parto da cosa può fare la politica per dare dei segnali che si è recepito il messaggio che viene dai cittadini e allo stesso tempo mandare dei messaggi di cambiamento, di riforma della politica che restituiscano credibilità.

Nessuno stravolgimento della nostra Costituzione

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Credo utile spiegare le ragioni del voto del 23 ottobre sulla modifica dell'articolo 138 della Costituzione, quello che determina le modalità per modificare la stessa. Intanto cominciamo col dire che abbiamo votato al Senato in seconda lettura (lo avevamo già fatto a luglio) e con oltre i due terzi dei voti, un provvedimento che modifica solo quell'articolo. Ora toccherà alla Camera approvarlo per la seconda volta e la modifica diventerà legge costituzionale. Sento dire che abbiamo stravolto la costituzione e si sta diffondendo questa vulgata e per questo è utile chiarire che cosa contiene la modifica del 138 che è alle Camere. Innanzitutto siamo intervenuti solo ed esclusivamente su quell'articolo, per consentire di poter riformare alcuni articoli della Costituzione ben individuati abbreviando i tempi necessari. Non si toglie nessuna garanzia: devono comunque esprimersi le camere in doppia lettura ed è previsto che il referendum confermativo delle riforme che saranno votate sia obbligatorio in qualunque caso (cosa che oggi non è). Non si consente di intervenire su tutte le materie ma solo su quelle indicate (abolizione del bicameralismo perfetto, forma di governo, numero dei parlamentari, titolo quinto), quindi non è vero che con le procedure previste da questa riforma si possa intervenire sulla giustizia o sulla prima parte della Costituzione, tanto e' vero che proprio per questo i falchi del PDL non l'hanno votata.
Infine è una modifica che vale solo per queste riforme e in questa legislatura e l'articolo 138 così com'era tornerà in vigore. Ora si può non essere d'accordo su tutto questo ma sostenere che si sia in presenza di un attentato alla Costituzione significa dire una cosa non vera e fare propaganda.

Dopo la fiducia un governo più forte senza Berlusconi

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A guardare il risultato del voto sulla fiducia al governo Letta in Parlamento - a parte le assenze in dissenso di alcuni parlamentari PDL verso il loro gruppo - sembra che nella maggioranza di governo non sia successo niente in queste settimane. 
In realtà molto è cambiato e oggi il governo ha una prospettiva nuova: è maggiormente nelle condizioni di garantire una stabilità necessaria per realizzare il programma, per affrontare i grandi problemi economici, fare alcune riforme (a partire da quella della legge elettorale) e, soprattutto, farsi concretamente carico dei problemi del lavoro e di una povertà ormai diffusa, senza essere sottoposto ai continui condizionamenti che, in questi mesi, hanno spesso impedito di lavorare serenamente guardando all'interesse del Paese.
La scelta di Enrico Letta di venire in Parlamento chiedendo a tutti di assumersi - di fronte agli italiani e non nelle segrete stanze - impegni precisi e la responsabilità di garantire l'azione di governo è stato un atto politico forte che ha obbligato tutti a prendere impegni di fronte ai cittadini. Si è così chiusa una fase in cui gli interessi personali e le vicende processuali di Berlusconi hanno condizionato anche gli ultimi mesi di governo, utilizzando strumentalmente argomenti importanti, come ad esempio il fisco, per minacciare la sopravvivenza dell'esecutivo in assenza di un intervento che gli garantisse l'impunità.
Le Camere oggi hanno votato il discorso di Letta in cui è stato chiarissimo ciò che da mesi in tanti diciamo: la politica non può arrogarsi il diritto di cambiare le scelte della magistratura, ma solo rispettare la legge e le sentenze.