La politica antimafia

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La prossima settimana voteremo la prima relazione della Commissione Antimafia di questa legislatura, che invieremo alle Camere e in cui sono sottolineati alcuni fenomeni e alcune proposte riguardanti la questione dei beni confiscati.
Tutta la riflessione parte dal fatto che la situazione della criminalità organizzata nel nostro Paese è cambiata in questi anni. La mafia, anche grazie all’azione straordinaria della magistratura e il diffondersi del pentitismo, ha subito colpi molto significativi, però – e questo ci riguarda direttamente – si sono diffuse molte criminalità organizzate sia italiane che straniere. Sempre di più, stiamo verificando che la ‘ndrangheta ha assunto un ruolo molto forte, è molto potente e ha più facilità di altri ad accedere ai rapporti con i cartelli del traffico di droga sudamericani o di altri Paesi. La ‘ndrangheta ha ottenuto sempre di più ingentissimi guadagni derivati dal traffico della droga o da altri traffici illeciti e, oggi, ha scelto una strategia molto invasiva. Infatti, oggi, il problema della ‘ndrangheta è riciclare il denaro.

Intervento all'incontro "La politica antimafia e le istituzioni"

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Il tema di alzare la guardia nei confronti della criminalità organizzata - soprattutto al Nord - riguarda tutti: l’opinione pubblica, la politica, l’economia, le istituzioni.
La vicenda di Viadana fa capire che qualche problema c’è. Abbiamo chiamato in audizione in Commissione Antimafia sia il Prefetto che il Procuratore della Repubblica perché devono spiegare le ragioni per cui un’azienda di movimentazione terra di proprietà di una persona che risulta essere coinvolta in un’intercettazione in cui si dice che è una persona che contribuisce a garantire che Viadana sia in mano alla ‘ndrangheta non sia stata interdetta dagli appalti per la ricostruzione post-terremoto ma addirittura sia stata messa nella white list. Ci dovranno spiegare anche perché quella stessa persona era stata coinvolta in una sparatoria avvenuta a Viadana tre anni fa e su cui è stata aperta un’inchiesta soltanto adesso.
Probabilmente ci sono state delle sottovalutazioni su quel personaggio ma emerge il tema della necessità di alzare il livello di attenzione.

La scelta del Governo Renzi

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Rispetto a quanto accaduto in questi giorni, capisco che la reazione di molti amici e compagni sia di disorientamento. Molti giudizi che sono stati espressi, probabilmente, sono fondati sulle semplificazioni giornalistiche e al modo in cui i media hanno raccontato gli eventi, parlando di “staffetta” o “duello di potere”.
Evidentemente non siamo stati capaci di spiegare le ragioni di questa scelta, tuttavia, è bene ricordare che c’è stata una riunione della Direzione Nazionale in cui si è discusso e 136 persone hanno votato il documento proposto dal Segretario mentre 16 non lo hanno votato.
Oggi abbiamo la necessità di guardare avanti ma, per riuscirci, abbiamo anche bisogno di comprendere le scelte che abbiamo fatto e le ragioni che ci hanno portati a compierle e che sono ragioni che riguardano l’interesse del Paese.
Dobbiamo riconoscenza a Letta per gli 8 mesi di governo e gli dobbiamo anche qualche scusa, non solo per l’ultima fase. Avremmo dovuto lavorare per valorizzare un po’ di più i risultati positivi che fino a dicembre il Governo Letta ha ottenuto e che oggi si trasferiscono sui numeri: l’economia è tornata a crescere dopo 9 trimestri in cui scendeva, lo spread è stabile sotto i 200 punti. C'è un merito se ci sono 20 miliardi di giro d’affari prodotti dal decreto legge sul bonus ambientale, se è stato approvato un decreto che da qui al 2017 abolisce il finanziamento pubblico ai partiti. Questi sono risultati dell’azione del Governo Letta vanno riconosciuti, mentre noi, invece, siamo stati un po’ timidi su queste cose.

Stop al consumo di suolo

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Intervento all'incontro "Stop al consumo di suolo per il riuso del patrimonio edilizio esistente".

Il tema del consumo di suolo lo abbiamo scelto noi come Partito Democratico e lo ha scelto il Ministero dell’Ambiente uscente, perché per noi è prioritario e di un’urgenza che diventa sempre più stringente.
Non c’è solo il tema della tutela del paesaggio o della tutela degli spazi dedicati all’agricoltura ma, oggi, è evidente che c’è un nesso strettissimo tra il tema della lotta al dissesto idrogeologico e le calamità verificatesi nel nostro Paese. Il dissesto idrogeologico sta creando danni molto consistenti nel nostro territorio e anche questo inverno è stato segnato da molte catastrofi. È chiaro a tutti che questi eventi drammatici sono legati fortemente alla cementificazione e al consumo di suolo che prosegue a ritmi eccessivi e a cui bisogna mettere immediatamente un freno.
L’obiettivo principale del disegno di legge proposto dal Governo è quello di difendere il suolo promuovendo il recupero e il riuso delle aree dismesse, il riuso e la riqualificazione dell’edificato, arrivando a prevedere il fatto che chi effettua la valutazione dell’impatto ambientale debba tenere conto non solo della condizione attuale ma fare anche una verifica attenta su tutte le ipotesi alternative che sono presenti sui territori e che, appunto, rientrano nella categoria del riuso e del riutilizzo delle aree dismesse. Insomma, si introduce l’obbligo di valutazione di tutte le opere pubbliche e private in corso di progettazione e di verificare prima di tutto la possibilità di non consumare ulteriore suolo ma di destinare a quelle opere e a quegli interventi aree già utilizzate e dismesse che, quindi, possono essere riqualificate.