Senato e riforme: un po' di chiarezza e qualche opinione

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Articolo pubblicato da L'Unità (file PDF).

Visto il clamore suscitato dalle recenti vicende che hanno coinvolto il gruppo del PD al Senato mentre si sta discutendo delle riforme costituzionali e, in particolare, quelle del bicameralismo e del Titolo V, credo sia utile provare a rimettere i diversi passaggi nella loro reale dimensione per evitare che si perdano di vista le priorità e le conseguenze concrete delle scelte fatte e da fare.
Sia chiaro, si può non condividere la proposta di riforme in campo o la scelta fatta dal gruppo di non delegare più Corradino Mineo a rappresentarci in I Commissione nel momento in cui si sta cominciando a votare sugli emendamenti, ma non esiste un problema di violazione delle regole, né siamo di fronte ad una scelta autoritaria che vuole tappare la bocca al dissenso interno.

Vogliamo fare le riforme chieste dai nostri elettori

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A proposito del caso Mineo e dei 13 senatori che si sono autosospesi dal PD.
Trovo inaccettabile che tra gli applausi di Forza Italia e dei grillini si metta in discussione in Aula al Senato il pluralismo e la democrazia nel PD.
Invito a riflettere sul fatto che la Direzione del partito, i gruppi parlamentari, che si sono consultati attraverso molte riunioni ed assemblee e, soprattutto, gli elettori il 25 maggio hanno chiarito qual è il mandato dei Democratici: fare le riforme.
Il Pd vuole mantenere fede a quel mandato ed è sinceramente curioso che, dopo l'espressione chiara di tutti gli organi decisionali del nostro partito e dei gruppi parlamentari, chi vuole portare a termine il cammino delle riforme sia accusato di essere autoritario ed antidemocratico.

Intervento alla Direzione Nazionale PD sul caso Mineo

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Non c'è stata nessuna demonizzazione del dissenso, nessuna violazione, ciascuno sarà libero di manifestare il proprio dissenso come è stato fatto sulla legge elettorale alla Camera, senza vincolo di mandato.
Altro ragionamento si deve fare in commissione dove si è per rappresentare il gruppo, il gruppo di maggioranza che si trova impegnata a fare una delle cose prioritarie su cui ci siamo impegnati con gli elettori. Nonostante nove riunioni di gruppo non si è riusciti ad avere il pieno supporto degli accordi politici nelle commissioni e perciò si è arrivati a questa decisione di sostituire Corradino Mineo.

Video dell'intervento in Direzione»

Ballottaggi: Comuni lombardi al centrosinistra, Maroni rifletta sul giudizio degli elettori

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Dopo il risultato straordinario ottenuto dal centrosinistra nei Comuni lombardi e la sconfitta storica subita dal centrodestra, sarà il caso che il Presidente Maroni, anziché continuare a dispensare consigli al Governo nazionale, rifletta sul giudizio negativo da parte degli elettori che coinvolge anche il suo governo regionale.
Ormai solo due capoluoghi di provincia in Lombardia sono rimasti al centrodestra e hanno perso in tutti i piccoli Comuni, con rarissime eccezioni.
Evidentemente Maroni non ha saputo rispondere ai bisogni dei cittadini lombardi e degli stessi ceti produttivi della nostra Regione.
Casa, sanità, taglio delle spese inutili restano questioni urgenti. L’immobilismo della Regione e del centrodestra è evidentemente stato punito dagli elettori.