Riflessioni sulla ‘ndrangheta al Nord dopo l’inchiesta Aemilia

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Provo a dare un contributo per ciò che abbiamo capito in questi due anni di lavoro in Commissione Parlamentare Antimafia, in cui la questione della presenza delle mafie al Nord è stata scelta come una delle priorità di cui occuparci.
Molte delle cose che racconterò, le ritroviamo nell’inchiesta Aemilia che coinvolge anche il territorio di Mantova e che abbiamo osservato in molte delle inchieste che a Como, Lecco e a Milano si sono sviluppate in questi ultimi mesi, producendo anche molti successi dello Stato. La mafia e la ‘ndrangheta, infatti, sono forti ma lo Stato ha saputo intervenire e ha saputo investigare e dare colpi importanti che ci hanno consentito di capire meglio questa realtà.
Sulla base di quanto emerso dagli ultimi studi presentati, a mio avviso, è possibile avere un quadro diverso rispetto all’idea che avevamo anni fa, secondo cui la ‘ndrangheta al Nord era rappresentata dalla persona che mentre era arrivata per un soggiorno obbligato trafficava e si infiltrava in qualche Pubblica Amministrazione o in qualche impresa oppure dall’altra parte il colletto bianco che arrivava dalla Calabria con la valigetta piena di soldi frutto della vendita della droga per investirli in borsa.

La 'ndrangheta nel mantovano

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Dichiarazione rilasciata a L'AltraMantova.

Bisogna innanzitutto capire che cos’è successo e bisogna prendere atto di alcune cose. Non è un caso se Roberti, Direttore della Direzione Nazionale Antimafia, ha detto che l’inchiesta Aemilia che ha coinvolto anche il territorio di Mantova è un’inchiesta storica perché da qui si è capito che in territori che molti ritenevano immuni dalla presenza mafiosa, invece, si ritrovano non infiltrazioni ma veri e propri insediamenti della ‘ndrangheta che condiziona in maniera molto preoccupante l’economia privata, intervenendo nelle imprese, che ha la capacità di mimetizzarsi e alimentare con metodi mafiosi la vita di imprese e di tanti professionisti e che si è radicata qui perché qui ci sono più soldi privati che girano e perché spesso nei piccoli Comuni è più facile non essere messi sotto i riflettori. Le vicende che sono accedute a Mantova raccontano di professionisti, scambi di favori, scambi di interessi che condizionano la vita dell’economia legale su questi territori. Bisogna prendere atto che questo c’è, che è una realtà, che sono insediamenti stabili: non ci sono infiltrazioni, c’è un insediamento ‘ndranghetista che va combattuto e, certamente, deve combatterlo la politica, impedendo che vi sia qualunque tipo di connivenza.

L'impegno del PD per la legalità

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Intervento ad un dibattito del Circolo PD Prato-Bicocca di Milano.

La questione dell’impegno del Partito Democratico sulla lotta alla criminalità organizzata ha due versanti: uno riguarda le cose fatte e che stiamo facendo in Parlamento per migliorare la normativa e consentire la miglior prevenzione e il contrasto alla criminalità organizzata e poi c’è un lavoro specifico che sta facendo la Commissione Parlamentare Antimafia sul tema delle infiltrazioni della criminalità organizzata in particolare al Nord.
Credo che le iniziative in cui si discute di queste tematiche debbano anche servire a dare una percezione chiara dei pericoli che stiamo correndo in questa parte del Paese. Al di là delle inchieste e delle paginate dei giornali, infatti, al Nord c’è una percezione troppo bassa della pericolosità che ha la criminalità organizzata.

Il vuoto dietro Pisapia? D’Alfonso dice stupidaggini

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Intervista rilasciata a Maurizio Giannattasio e pubblicata dal Corriere della Sera (Edizione Milano).

Polemica sulle comunali. La replica all’Assessore: il PD è una risorsa insostituibile.

Franco Mirabelli, lei oltre che senatore fa parte della Direzione Nazionale del PD. Che ne pensa delle parole dell’Assessore D’Alfonso sulla necessità di ricandidare Pisapia a Sindaco di Milano perché non esiste ancora una classe politica dirigente all’altezza?
«Dire che Pisapia deve ricandidarsi perché dietro di lui c’è il vuoto è una stupidaggine. Credo che Giuliano Pisapia debba ricandidarsi perché ha governato bene la città in un momento difficile, nel pieno della crisi economica, che ha condotto altrettanto bene l’avvicinamento ad Expo e ha fatto ripartire la città».
Il perimetro delle alleanze prospettato da D’Alfonso è il modello Milano, quello che ha portato alla vittoria Pisapia nel 2011: la sinistra e la borghesia illuminata. Il PD è d’accordo?
«D’Alfonso sa benissimo che la strada scelta insieme resta quella di costruire un centrosinistra forte allargato al civismo. E Pisapia è consapevole che l’autorevolezza del gruppo dirigente del PD è una risorsa insostituibile per costruire questo percorso. Invece di fare provocazioni bisogna concentrarsi su due aspetti».