La Sicurezza e il Decreto Salvini

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Intervento svolto all’incontro “La Sicurezza e il Decreto Salvini. Tra propaganda, ricerca di nemici e paure dei cittadini” (video).

Proverò a spiegare cosa implica il Decreto Sicurezza che non serve né a governare meglio l’immigrazione né a mettere in campo più risorse e iniziative per garantire davvero la sicurezza.
È un decreto che fa propaganda, in cui la Lega si intesta la parola “sicurezza”.
Dopo la discussione approfondita del testo che abbiamo fatto in Parlamento non trovo alcuna ragione per poter dire che in seguito all’approvazione di questa legge ci sarà maggiore sicurezza per i cittadini italiani ma anzi, il modo in cui viene affrontato il tema dell’immigrazione credo che rischi di aumentare l’insicurezza.

La legge è un manifesto che affronta nella maggioranza degli articoli proprio il tema dell’immigrazione e l’unico obiettivo è quello di dire che in Italia non si vogliono gli immigrati per cui si deve sapere che chi arriva in Italia avrà tempi più lunghi nel momento in cui sbarca, avrà di tempi di permanenza più lunghi nei centri per i rimpatri in attesa del riconoscimento o meno del diritto a restare nel Paese, avrà meno possibilità di vedersi concedere il permesso per ragioni umanitarie perché molte ragioni non saranno più ritenute valide.

Fermare i populismi in Italia e in Europa

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Intervento al convegno "All'armi sono sovranisti. Fermare i populismi in Italia e in Europa" organizzato dal Gruppo PD del Senato (video).

Avremo bisogno di approfondire insieme temi che sono in discussione e che sono forse all’origine del successo delle forze sovraniste e populiste in una parte importante dell’Europa e dell’Occidente.
Sono quindi temi che sono all'ordine del giorno in tutte le democrazie moderne in Europa e non solo e che, oggettivamente, stanno cambiando il terreno del confronto politico e i modi di pensare e stanno sedimentando in fretta idee e valori molto diversi da quelli che abbiamo conosciuto e che abbiamo dato per scontati per molti anni.
Per fare questo approfondimento e per capire meglio, c’è bisogno di un confronto continuo tra personalità europee che rappresentano partiti e movimenti che hanno ispirazioni e culture politiche diverse - socialisti, democratici, liberali, ambientalisti, progressisti - ma che hanno un denominatore comune: l'europeismo; la convinzione che l’Europa sia l’unico futuro possibile per il nostro Paese e per quest’area del mondo; con una impostazione che oggi poggia sulla necessità di cambiare l'Europa per rilanciarne i valori fondativi originari. Questa è la sfida enorme che abbiamo di fronte e su cui dobbiamo confrontarci nel concreto.

Siamo sicuri di questo decreto sicurezza?

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Intervento al Circolo PD Caponnetto (video).

Il “Decreto Sicurezza” è passato con il voto di fiducia al Senato mentre alla Camera dei Deputati la discussione è in corso.
Su questo tema sta circolando molta propaganda per cui vorrei fare alcune considerazioni per specificare meglio di cosa si tratta.
Di norme che renderanno più sicura la vita dei cittadini all’interno del provvedimento, in realtà, non ce ne sono.
Il decreto è un manifesto con cui la Lega vuole dire agli italiani che garantirà loro maggiore sicurezza in forza del fatto che con quella legge si renderà la vita durissima per gli immigrati. Per questo, si mettono in campo una serie di norme in cui non ci sono molte distinzioni e sono tutte finalizzate a mandare un unico messaggio: in questo Paese non vogliamo immigrati.
L’assurda idea di fondo è di scoraggiare così i disperati che hanno intenzione di partire attraversando l’Africa, sopportando le torture libiche e salendo sui barconi pur di fuggire dalla miseria e cercare una vita migliore.
I provvedimenti contenuti nel decreto sono fortemente penalizzanti per gli immigrati sia regolari che irregolari e propagandarli, secondo la Lega, dovrebbe esser sufficiente a bloccare le partenze verso l’Italia.

Lotta alle mafie in Lombardia

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La Lombardia è un territorio in cui la criminalità organizzata non solo opera ma si è radicata. Le decine di inchieste che hanno riguardato molti territori lombardi, da Milano a Como fino a Mantova, raccontano di organizzazioni che cercano di insediarsi nell’economia e di occupare ogni spazio che può portare guadagni utilizzando i proventi dei traffici illeciti a partire da quello della droga, per entrare in aziende, concorrere agli appalti, gestire gioco illegale, esercizi commerciali, compro oro, false fatturazioni ecc.. Ma non c’è solo questo. C’è la capacità di insediarsi sul territorio, di controllarlo, di condizionarlo, spesso cercando di non utilizzare metodi violenti o intimidatori per non attirare l’attenzione ma, altrettanto spesso utilizzando ricatti, intimidazioni, corruzione per ottenere omertà e potere. Da Sedriano, primo comune lombardo sciolto per mafia, a Cantù, da Viadana alla masseria di Cisliano, sono davvero tante le conferme di una presenza silente ma invasiva delle mafie in Lombardia.
Non è un caso se siamo la 4 regione italiana per la presenza di beni confiscati.