Abbiamo bisogno di unità, no a decisioni prese in solitudine

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Ho apprezzato la scelta di Matteo Renzi di rivendicare con orgoglio l’azione dei nostri governi e di sottolineare la necessità di una discussione profonda sulla sconfitta elettorale. Come ha detto il segretario dimettendosi, il PD deve attrezzarsi per l’opposizione senza se e senza ma e ricostruire un partito che torni in sintonia con il Sud e le periferie di questo Paese. Ma sulla scelta di voler decidere in solitudine, dopo le dimissioni, passaggi decisivi come quello dell’insediamento delle Camere invito Matteo a ripensarci: sarebbe un errore e una scelta divisiva quando abbiamo bisogno più che mai di unità.

Ha prevalso il rancore e chi ha enfatizzato i problemi piuttosto che risolverli

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Intervento a 7 Gold.

Il risultato elettorale è negativo: il PD ha perso le elezioni e andrà all’opposizione.
Mi aspettavo un esito elettorale complicato perché il centrosinistra, in questi anni, nel mondo occidentale sta scomparendo.
Di un dato così negativo e di una sconfitta elettorale di queste dimensioni bisogna, dunque, prenderne atto.
Per noi, ora si apre una discussione complessa e uno dei temi centrali da dirimere è come si costruisce un centrosinistra in Italia che sia in grado di rispondere ad una domanda di sicurezza sociale, economica.
C’è un problema generale che va oltre i singoli leader: non si riesce a dare risposte convincenti e credibili ai cittadini rispetto ad una domanda di protezione in senso lato.
Il PD ha governato il Paese in una fase in cui – come racconta il Censis – è cresciuto il rancore, la preoccupazione, le paure. Noi ci siamo assunti la responsabilità di governare e siamo diventati il punto di approdo delle proteste, delle contrarietà.
Altre forze politiche hanno molto enfatizzato le paure dei cittadini più che avanzare proposte e hanno vinto.
È prevalsa la rabbia, il rancore e chi ha enfatizzato i problemi piuttosto che chi ha lavorato per risolverli.
Questo, però, è avvenuto in gran parte del mondo occidentale in questi anni, non soltanto in Italia.

Grazie!

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Oggi, finita la campagna elettorale e prima del voto, voglio ringraziare tutti i compagni e gli amici che si sono impegnati per chiedere il voto al PD sul territorio, nei mercati, nei tantissimi presidi, volantinaggi, incontri.
Non è stata una campagna elettorale facile e non solo per il clima atmosferico. Non è stato facile superare il clima di sfiducia nei confronti della politica che viene continuamente alimentato anche da un dibattito elettorale volutamente rissoso e spesso incomprensibile. E non era facile sopportare e rispondere con pacatezza e argomentando a chi, al di là dei dati di realtà e grazie alla campagna costruita da molto tempo contro il PD e i suoi Governi, racconta di inesistenti invasioni e di declino, dimenticando com’era questo Paese nel 2013, dando per scontate e dovute le conquiste di questi anni e scaricando su di noi le responsabilità dei danni fatti da altri e da cui non era semplice ne possibile riparare da un giorno all’altro. Eppure il Paese è ripartito e tanti problemi sono stati affrontati e lo abbiamo provato a spiegare in ogni occasione.

Non interrompere il percorso portato avanti dai governi Renzi e Gentiloni

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Articolo pubblicato da Democratica.

La crisi economica insieme alla globalizzazione hanno prodotto l’una l’impoverimento di una parte degli italiani e l’altra il venir meno di tanti strumenti che consentivano nei vecchi Stati nazionali di poter condizionare i processi economici e sociali e, complessivamente, hanno provocato preoccupazione e incertezza per il futuro.
Ci si sente tutti più precari e meno protetti al di là del reddito o della posizione lavorativa. Per questa ragione il tema della sicurezza è diventato sempre più centrale.
Non sono aumentati i reati in questi anni, anzi, ma è aumentata la paura del futuro, la diffidenza verso il cambiamento e, spesso, la preoccupazione di ritrovarsi soli e indifesi di fronte ai problemi. Di fronte a questo quadro, in questa campagna elettorale, il dibattito rende evidente l’esistenza di due risposte da parte della politica, fondamentalmente diverse e quasi incompatibili tra loro, che descrivono oggi il vero discrimine tra due campi.
Da una parte, infatti, c’è chi cavalca quelle paure, le alimenta e le agita, spesso enfatizzandole, per racimolare un po’ di consenso e, contemporaneamente, non manca di indicare il colpevole, il capro espiatorio, che è sempre quello un po’ più debole e povero di coloro che vivono condizioni di precarietà e, quindi, sono più esposti alle preoccupazioni per il proprio presente e per il proprio futuro.