Capire perché c’è stata una rottura sentimentale con un pezzo del Paese

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Intervento a Tagadà - La7.

A sinistra dovremo riflettere molto sul risultato di questa tornata elettorale. Il dato italiano non è diverso da quello ottenuto dalla sinistra anche nel resto d’Europa. Il fatto che ci abbiano votato in prevalenza dei pensionati indica che rappresentiamo sempre di più chi si sente garantito: il pensionato è una persona che comunque ha una garanzia. Non siamo riusciti a rispondere a una domanda di protezione rispetto alla preoccupazione per il futuro. Con la globalizzazione, il futuro può riservare delle sorprese spiacevoli, come è stata la crisi, rispetto a cui ci si trova indifesi. Non siamo stati rassicuranti rispetto a questo. Altre forze politiche hanno proposto ricette che sono volte a tornare indietro agli Stati nazionali, a chiudersi e mandare via tutti.
Adesso dobbiamo capire perché c’è stata una rottura sentimentale con un pezzo del Paese che, improvvisamente, non ci ha più ritenuti all’altezza di garantire la protezione sociale e quel futuro che abbiamo spesso evocato. Le persone, di fronte alla crisi si sono sentite troppo sole e noi non siamo ancora riusciti a dare una risposta.
Ovviamente, non c’è solo la crisi dei partiti del centrosinistra ma c’è anche la crisi dei sindacati e dei corpi intermedi, che non sono più in grado di orientare ma sono sempre più corporativi.

Ora dobbiamo ricostruire il PD e il campo del centrosinistra

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Intervento svolto ad un incontro a Cinisello Balsamo (video).

Dopo il risultato elettorale, per il Paese si apre una fase assolutamente nuova, con la vittoria di due forze antisistema.
Il partito che ha ottenuto il maggior numero di voti è il Movimento 5 Stelle, mentre la coalizione che ha ottenuto i maggiori consensi è un centrodestra a trazione leghista.
Il Pd ha subito una sconfitta pesante e ora abbiamo necessità di discutere per comprendere le ragioni di questa sconfitta.
Premetto, però, che questo risultato elettorale non ci deve far cambiare opinione su ciò che di positivo abbiamo fatto negli anni in cui siamo stati al Governo.
I risultati ottenuti grazie alle riforme volute dal PD nel corso della legislatura appena conclusa sono fatti concreti.
In questi anni abbiamo governato l’Italia nell’interesse del Paese e migliorato la situazione rispetto al 2013, quando abbiamo iniziato questo percorso.
Non c’è spazio, quindi, per alcuna autocritica e le ragioni della sconfitta elettorale non vanno cercate nelle nostre azioni di Governo ma altrove.

Ecco perché il PD ha perso

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Articolo pubblicato da Affaritaliani.

Ci sarà tempo e modo per una valutazione più attenta dei risultati elettorali del 4 marzo e dei suoi effetti. Ma sicuramente hanno cambiato profondamente il quadro politico del nostro Paese e alcune riflessioni vorrei provare a farle. Quello delle elezioni politiche è certamente un dato che sottolinea ancora una volta il disagio e la sfiducia nella politica che si sta radicando in una parte importante del Paese e che si è tradotto soprattutto in un voto contro più che in un voto sulle cose fatte e sulle proposte. Ed è evidente che proprio dove le persone stanno peggio, hanno subito più duramente gli effetti della crisi, vivono di più la precarietà di un futuro incerto, noi della sinistra abbiamo perso.
Come in tutta Europa, non riusciamo ad essere credibili proprio nell’assolvere al compito prioritario per le forze progressiste: quello della protezione delle persone più deboli ed esposte alla crisi.
Tutto ciò nonostante che, in questi cinque anni, i Governi guidati dal PD abbiano fatto molto e ottenuto risultati importanti che hanno rimesso in sesto l’economia italiana e realizzato riforme proprio in direzione della giustizia sociale e a favore delle fasce più deboli.

Abbiamo bisogno di unità, no a decisioni prese in solitudine

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Ho apprezzato la scelta di Matteo Renzi di rivendicare con orgoglio l’azione dei nostri governi e di sottolineare la necessità di una discussione profonda sulla sconfitta elettorale. Come ha detto il segretario dimettendosi, il PD deve attrezzarsi per l’opposizione senza se e senza ma e ricostruire un partito che torni in sintonia con il Sud e le periferie di questo Paese. Ma sulla scelta di voler decidere in solitudine, dopo le dimissioni, passaggi decisivi come quello dell’insediamento delle Camere invito Matteo a ripensarci: sarebbe un errore e una scelta divisiva quando abbiamo bisogno più che mai di unità.