Il Pd riparta da Milano

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Articolo pubblicato su Huffington Post.

Negli anni in cui il Pd è stato al governo si sono fatte molte cose utili per il Paese e i cui risultati vedremo meglio anche più avanti. Gli elettori, però, alle urne si sono espressi e quel 18% che ha preso il Pd non credo significhi che i nostri elettori volevano che stessimo all'opposizione. Casomai quella percentuale ci dice che dobbiamo cambiare, che ci vuole discontinuità, che qualcosa non ha funzionato e che dobbiamo ragionare su ciò che non ha funzionato.
Si dice che molti elettori della sinistra oggi non si sentono più a casa nel Pd, in realtà non si sentono più a casa in nessun partito della sinistra in Europa e nel mondo, basta vedere i risultati dei partiti di sinistra in Europa.
Se pensiamo, quindi, di risolvere questa discussione pensando di uscirne solo decidendo se dobbiamo essere più o meno di sinistra, più o meno radicali non cogliamo un punto fondamentale: c'è una domanda di protezione prodotta dalla globalizzazione e dalla crisi a cui la sinistra non riesce a rispondere perché non ha l'alfabeto per definire una prospettiva, che rassicuri rispetto alle paure del futuro.

Ricominciamo. Dalle persone, da Milano, da un nuovo PD

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Intervento svolto all'incontro "Ricominciamo. Dalle persone, da Milano, da un nuovo PD" (video).

Nei prossimi mesi dovremo discutere molto insieme.
Credo che negli anni in cui siamo stati al Governo abbiamo fatto molte cose utili per il Paese e i cui risultati vedremo meglio anche più avanti.
Gli elettori, però, alle urne si sono espressi e quel 18% che ha preso il PD non credo significhi che i nostri elettori volevano che stessimo all’opposizione. Casomai quella percentuale ci dice che dobbiamo cambiare, che ci vuole discontinuità, che qualcosa non ha funzionato e che dobbiamo ragionare su ciò che non ha funzionato.
Si dice che molti elettori della sinistra oggi non si sentono più a casa nel PD, in realtà non si sentono più a casa in nessun partito della sinistra in Europa e nel mondo, basta vedere i risultati dei partiti di sinistra in Europa.

Dobbiamo ripensare il modo in cui vive il pluralismo dentro al PD

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Intervista a Radio Popolare (video).

Credo che oggi alla Direzione Nazionale del PD ci debba essere una discussione libera da condizionamenti e imposizioni e si dovrà valutare la situazione per quella che è in questo momento.
È evidente che avremmo voluto che ci si potesse confrontare sulla possibilità di avviare una trattativa con M5S o meno dopo la missione affidata dal Presidente della Repubblica a Fico ma quell’ipotesi è uscita dalle cose possibili, anche per responsabilità di M5S che non ha voluto attendere l’esito della Direzione del PD.
A questo punto occorre discutere di come ricominciare.
C’è, però, una questione preliminare che credo verrà posta da molti ed è il tema di chi governa questa fase nel PD.
In un Paese normale ciascuno deve fare il proprio compito, guardando all’interesse del Paese e noi abbiamo bisogno che sia chiaro chi governerà questa fase e chi governerà questa fase deve essere pienamente legittimato.

Il confronto libero e trasparente è la condizione per l'unità

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L'approvazione all'unanimità dell'Ufficio di Presidenza del gruppo del PD al Senato è un segno importante.
La conferma che, se si parte dalle ragioni del nostro stare insieme nel rispetto delle differenze che devono essere considerate una ricchezza, l'unità non solo è necessaria ma è possibile.
Spero che domani in Direzione possa prevalere lo stesso spirito, ci sia un confronto libero e trasparente, che è condizione per l'unità e può dare più forza al segretario reggente e a tutto il gruppo dirigente del PD in questo momento difficile.
Con la consapevolezza che non c'è in gioco solo il futuro nostro, ma quello del Paese.