“Il Governo Letta andrà giudicato per quello che farà e non per chi lo sostiene”

pubblicato il .

intervista a Franco Mirabelli (Senatore della Repubblica) – Zona Nove, maggio 2013
L’Italia ha un nuovo Capo dello Stato e un nuovo Governo. Sapranno coesistere Pd e Pdl nello stesso esecutivo? Lo chiediamo al neo-senatore del Pd Franco Mirabelli.
La rielezione di Giorgio Napolitano è stata l’unica notizia positiva per il centrosinistra. Perché il Pd ha bruciato due candidati di grande prestigio, Franco Marini e Romano Prodi, ha preso atto della rottura con Sel, ha perso il Presidente e il Segretario...
Sono state giornate drammatiche per diverse ragioni. Primo perché in una fase tanto difficile per il Paese si è dato ai cittadini lo spettacolo di una politica che agisce in modo incomprensibile, vive di divisioni e tatticismi e trascura l'interesse generale. C’era l'opportunità di eleggere subito, con una larghissima maggioranza, Franco Marini; sarebbe stato un bel segno. Dopo sessanta giorni d’inerzia in cui, nonostante la crisi, non si è fatto un governo, eleggere subito il Presidente poteva restituire fiducia e la politica avrebbe dato il segnale inequivocabile di mettere al primo posto le responsabilità nei confronti dei cittadini. Purtroppo franchi tiratori, guidati spesso da logiche incomprensibili e l’idea diffusa che neppure in occasione dell’elezione del presidente di tutti si debba riconoscere l’avversario politico, la sua rappresentanza, il suo diritto di riconoscersi in una scelta, hanno creato una situazione drammatica che rischia di dare un altro colpo alla credibilità delle Istituzioni.

Perché ho votato la fiducia al governo

pubblicato il .

Certo non è il governo che volevamo per questo Paese, certo è stata una scelta difficile e dolorosa quella di dar vita ad un governo che per vivere ha bisogno del sostegno anche di quelli che sono stati in questi anni e sono ancora i nostri avversari. Eppure credo non potessimo fare altro nelle condizioni date e che una scelta diversa avrebbe avuto conseguenze imprevedibili per il Paese, il sistema politico, la credibilità stessa delle istituzioni.
Dopo un risultato elettorale che ci obbligava ad allearci per poter avere la maggioranza in entrambe le Camere e dopo il rifiuto del Movimento Cinque Stelle di votare la fiducia ad un governo di cambiamento per fare le cose proposte da Bersani restava una unica alternativa: andare subito al voto o dare vita ad un governo di larghe intese. Andare subito al voto avrebbe significato, con la stessa legge elettorale, rischiare un risultato, al di la di chi avrebbe ottenuto la maggioranza, che avrebbe riprodotto una situazione di ingovernabilità e tutto ciò in un Paese piegato dalla crisi economica, da mille problemi sociali irrisolti e da una sfiducia dei cittadini nella politica e nelle istituzioni che sarebbe solo potuta aumentare. Non sono parole ma fatti gli esodati che hanno bisogno di risposte subito, le famiglie bisognose e senza reddito, la cassa integrazione che deve essere finanziata, la necessità di creare lavoro presto e il bisogno di alzare il potere di acquisto di salari e pensioni.

Intervento di Franco Mirabelli a commento dell'elezione del Presidente della Repubblica e del governo Letta

pubblicato il .

mirabelliTrascrizione dell'intervento di Franco Mirabelli ad un incontro PD a Milano.  
Ci sembrava utile avviare un momento di discussione su quanto avvenuto in questi giorni e anche la possibilità di metterci la faccia per spiegare come abbiamo vissuto tutto questo da Roma. La prima cosa che voglio fare è scusarmi perché, al di là delle responsabilità personali (ho votato sempre come abbiamo deciso nelle riunioni del gruppo parlamentare), credo che sia nostro dovere per lo spettacolo drammatico che abbiamo dato nei giorni in cui ci siamo riuniti per eleggere il Presidente della Repubblica. 
È stato uno spettacolo che ha sicuramente minato la credibilità del nostro partito e ha incrinato la fiducia nel rapporto tra gli iscritti e i propri rappresentanti.

Considerazioni sulla elezione del Capo dello Stato

pubblicato il .

Ho aspettato qualche giorno a scrivere alcune riflessioni sulle giornate che hanno preceduto l'elezione del presidente della repubblica per provare a ragionare freddamente senza essere troppo condizionato dalla rabbia e dalla delusione provata in quei tre giorni e dalla sofferenza che quelle vicende hanno provocato a tante e tanti, a chi crede nel Pd, a chi fa vivere il PD quotidianamente col proprio impegno, il proprio sacrificio, dedicando al partito tempo ed energie. Ho aspettato perché credo che la scorsa settimana la bocciatura di Marini prima e di Prodi poi da parte di decine di grandi elettori del PD, il colpo grande alla credibilità nostra dato dai franchi tiratori e le conseguenti dimissioni del segretario, abbiano fatto emergere problemi irrisolti, nodi che il Pd dovrà, a partire dal congresso, sciogliere per rilanciare il progetto politico e ricostruire un rapporto forte e leale col Paese e gli italiani. È evidente che non abbiamo vinto le elezioni e che errori tattici e comunicativi sono stati fatti, ma non tutto si giustifica così. È altrettanto evidente che è stato uno sbaglio continuare a pensare possibile l'alleanza di governo con Cinque Stelle quando era chiaro da settimane che non c'erano da parte loro ne volontà ne disponibilità a governare con chi loro considerano un nemico da abbattere. È stato un errore non dire apertamente che solo un dialogo col centrodestra poteva consentirci di avere la fiducia del senato ad un governo. Questo errore ha prodotto due conseguenze.