Intervista Affari Italiani

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Le larghe intese nel Pd partono da Milano. Con Area Dem

Giovedì, 4 luglio 2013 - 10:09:00

di Fabio Massa

Un convegno nel quale ci sono un po' tutti. Da Fassina al bersaniano doc Martina, da Zanda al "tortellino magico" Migliavacca, da Mucchetti al renziano Alfieri. Chez i "franceschiniani" di Democratici per Milano, costola lombarda di Area Dem. Si svolgerà sabato in via Luini, zona Cadorna, a Milano. Ad Affaritaliani.it il "padrone di casa" Franco Mirabelli spiega: "E' un confronto tra quelle parti di Pd che pensano che questo governo non sia quello che volevamo, ma che è un governo che sta facendo e che va giudicato per i fatti e che va aiutato a fare i fatti. Le persone che riuniamo, sia esponenti del governo che politici, condividono questa idea". Le regole? "Mi sembra incredibile che invece di partire dai temi, si parta dalle regole e dalle persone..."

Senatore Mirabelli, iniziamo da una vicenda "milanese". Come commenta la svolta renziana di Pisapia?
Io penso che il sindaco abbia detto delle cose sagge. Mi pare vengano riportate solo a metà. Ha dichiarato un apprezzamento per l'ipotesi di Renzi presidente del consiglio, ma mi pare che abbia anche chiarito che secondo lui la strada non passa per la segreteria del Pd. Ha detto con chiarezza che le primarie che dovranno sancire la scelta del candidato premier siano dell'intero centrosinistra.

Riflessioni sul congresso

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Tra pochi mesi inizieremo la nostra discussione congressuale. Un appuntamento importante non solo per il PD o il centrosinistra ma per tutto il Paese.
Il risultato elettorale ci ha detto, in sintesi, che il progetto di un grande partito riformista non è riuscito a raccogliere quel consenso maggioritario per cui abbiamo lavorato. Non abbiamo conquistato il consenso di tanti italiani che chiedono alla politica di cambiare, chiedono riforme e partecipazione reale.
Noi che siamo nati per rinnovare la politica e i partiti con l'ambizione di guardare al futuro e di costruire una forza all'altezza delle sfide dell'oggi e consapevole dei grandi cambiamenti avvenuti, proprio su questo abbiamo fallito: non siamo stati percepiti come sufficientemente credibili, anzi, siamo vissuti - certo ingiustamente - come parte di una vecchia politica distante dai cittadini, impegnata in pratiche incomprensibili, autorefenziale, che vive di una vita propria estranea al vissuto quotidiano dei cittadini. Tutto ciò nonostante il PD abbia saputo innovare e rinnovarsi in questi anni a partire dalla scelta delle primarie.
Siamo stati travolti comunque dalla crisi.
Crisi del sistema politico che, senza riforme, rischia di trasformarsi in una crisi pericolosa della democrazia (le cui origini stanno certamente negli errori dei partiti, nella resistenza che c’é stata e c'é di fronte al cambiamento e in una corruzione e un malcostume diffusi). Ma la crisi sta anche nella difficoltà della politica nel mondo globalizzato di intervenire concretamente su processi che nascono e si sviluppano fuori dalla possibilità delle istituzioni di determinarli e in una dimensione che va oltre gli Stati nazionali.

Il PD, il governo e le riforme

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Le polemiche di questi giorni hanno avuto il "merito" di rispostare sulle divisioni e i guai del PD l'attenzione dell'opinione pubblica dopo che, il risultato elettorale delle amministrative e la chiusura da parte dell'Europa della procedura di infrazione, potevano consentire di spostare con un po' più di fiducia l'attenzione sulle proposte, sulle cose da fare per gli Italiani e sulle priorità da assumere anche per superare il distacco sempre più preoccupante tra i cittadini, la politica e le istituzioni.
L'approvazione delle camere della mozione che stabilisce, all'interno del dettato costituzionale, la procedura per arrivare alle riforme istituzionali e' un fatto importante e, a circa un mese dalla nascita del Governo Letta da concretezza al l'impegno che la strana maggioranza ha assunto: entrò 18 mesi provare a approvare le riforme necessarie a rendere più efficienti le istituzioni e superare le situazioni che tutti da tempo dichiariamo di voler superare.

Una riflessione dopo il sabato di sangue a Niguarda

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Alle famiglie di Alessandro Carolé, Daniele Carella e Ermanno Masini uccisi sabato mattina a Milano e alla loro memoria dobbiamo non solo vicinanza, affetto e solidarietà ma anche il rispetto per una tragedia umana che non può e non deve essere né strumentalizzata né sfruttata per la battaglia politica. Alla stessa comunità del quartiere di Niguarda, sconvolta da quanto è avvenuto e che sta vivendo con compostezza questo dolore, la politica e le istituzioni devono mostrare la responsabilità di aprire una riflessione che dia risposte concrete alle paure e alle insicurezze che vicende come questa fanno emergere. Non fa il proprio dovere, non dimostra responsabilità né senso delle istituzioni chi pensa - ed in questi giorniha, purtroppo, scelto di fare - di una enorme e imprevedibile tragedia segnata dalla follia uno strumento di battaglia politica per cercare di guadagnare qualche consenso speculando sul dolore e sulla rabbia dei cittadini, indicando capri espiatori e cercando di far ricadere sulle spalle di chi è immigrato e di chi lavora per l'integrazione il gesto di un pazzo.