Giovanni Bianchi, un uomo buono, generoso e coerente

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Giovanni Bianchi ci ha lasciato.
Se ne è andato un uomo buono, generoso e coerente.
Una bella persona da cui in tanti abbiamo imparato tanto.
Un uomo mite ma coraggioso che seppe fare scelte forti per difendere l'onore e la tradizione della storia politica del cattolicesimo popolare.
Un onore aver condiviso con lui la costruzione del PD a Milano.

Una strage semplice

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Intervento alla presentazione del libro “Una strage semplice. Capaci e via D’Amelio 25 anni dopo. Storie di mafia o storia d’Italia?” alla Festa dell'Unità di Milano (video).

In questi anni, in Commissione Parlamentare Antimafia abbiamo affrontato spesso le questioni della Trattativa Stato-Mafia e dei depistaggi. Queste sono poi le due questioni su cui più si addensano nebbie e incertezze e penso che la ricerca della verità non vada mai interrotta, perché ne abbiamo bisogno.
Occorre provare a capire tutto, comprese le pagine ancora oscure delle vicende degli anni delle stragi.
Il libro “Una strage semplice. Capaci e via D’Amelio 25 anni dopo. Storie di mafia o storia d’Italia?” di Nando Dalla Chiesa, però, racconta la verità dei fatti sulle motivazioni della strage di Capaci, narrando l’ambiente e il clima in cui quella strage è maturata.
A mio avviso, il libro è importante proprio per questo: perché depurato da una serie di ragioni che pure sono importanti, dice con chiarezza alcune cose.
Innanzitutto, il libro di Dalla Chiesa racconta che cosa ha fatto Giovanni Falcone.
In questi anni di commemorazioni della figura-simbolo della lotta alla mafia, infatti, forse troppo spesso ci dimentichiamo di raccontare cosa ha fatto Falcone.
Falcone non è stato solo il magistrato del Maxi-Processo.

Mafie di casa nostra: conoscere il nemico per combatterlo

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Intervento svolto alla Festa dell'Unità di Milano (video).

In questi quattro anni di legislatura, Nando Dalla Chiesa e l’Università degli Studi di Milano hanno dato un contributo importante alla Commissione Parlamentare Antimafia, il cui lavoro è stato focalizzato proprio sulla presenza delle mafie al Nord, perché sentivamo la necessità di comprendere meglio questo fenomeno.
Il lavoro che hanno svolto Dalla Chiesa e l’Università è stato molto utile, così come sono state utili le inchieste di questi anni che hanno mostrato di imprese e di appalti che sono stati infiltrati e hanno permesso di far venire alla luce queste vicende e punirne i colpevoli.
Dobbiamo sapere che al Nord c’è una ‘ndrangheta forte e minacciosa che si è stabilmente insediata ma c’è anche uno Stato forte, una magistratura attenta e una capacità delle amministrazioni e della società civile di dare risposte.
In questi anni, anche al Nord possiamo dire che abbiamo già raggiunto alcuni dati positivi: siamo passati, infatti, dall’avere Prefetti che negavano la presenza delle mafie al raccontare le presenze e le modalità di azione della criminalità sui territori.
Oltretutto, oggi non parliamo neanche più di infiltrazioni ma sappiamo che la ‘ndrangheta si è proprio insediata in alcuni territori in Lombardia e in alcuni settori economici.

Renzi non è in discussione ma apra al confronto interno

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Intervista di Alberto Maggi per Affaritaliani.it.

"Nessuno sta discutendo la segreteria di Renzi. Punto". Con queste parole il senatore Franco Mirabelli, vicinissimo a Dario Franceschini, intervistato da Affaritaliani.it, commenta le affermazioni del ministro Lotti sulla situazione all'interno del Pd ('Renzi votato da 2 milioni di italiani. Fine della discussione').
Ma Renzi ha commesso degli errori, d'altronde lo stesso Franceschini ha affermato 'così non va'...
"Si è detto che bisogna aprire un dibattito interno, ma nessuno ha messo in discussione Renzi, la sua segreteria e la legittimità della sua segreteria. Siccome c'è un hashtag che dice 'cambiare insieme', che è quello del congresso vinto da Renzi, insieme dobbiamo ricostruire questo percorso. Ma nessuno mette in discussione i due milioni di voti delle primarie e la piena legittimità del segretario".
Cosa intende per aprire una discussione?
"Penso che dobbiamo discutere in tutti i modi in cui è possibile farlo. C'è un risultato elettorale che richiede una riflessione seria sapendo che ci sono alcuni punti di disaccordo. Ma da qui a mettere in discussione l'esito congressuale o il sostegno al segretario ce ne passa".