La 194 è una legge di civiltà

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La 194 è una legge di civiltà.
Una legge voluta dalle donne di questo Paese, che si sono battute per questo.
Una legge confermata dagli italiani con un referendum.
Una legge che rappresenta e ha rappresentato in questo Paese un salto di qualità nella battaglia per i diritti civili e forse è proprio per questo che, in questa fase in cui sembra prevalere l’oscurantismo delle destre, si cerca di mettere in discussione questa legge simbolo. Proprio come si cerca di mettere in discussione e si vuole far tornare indietro il Paese su molte altre libertà e molti altri diritti civili.
Sono sicuro che le donne si ribelleranno di fronte a qualsiasi eventualità di mettere in discussione la legge 194 e noi saremo con loro.

Abbiamo il compito di aprirci e metterci al servizio del Paese

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Intervento svolto ad un incontro a Baggio (video).

Il 4 marzo abbiamo subito una sconfitta pesante e dobbiamo ricostruire un rapporto sentimentale con i cittadini, in quartieri popolari dove evidentemente non siamo riusciti rappresentare le istanze delle persone più in difficoltà, come avremmo voluto e dovuto.
Mi pare importante la presenza, esserci, parlare con i cittadini, guardare le persone negli occhi, ascoltare i problemi e provare a rispondere.
Credo che si debba ripartire da questo, dal rapporto diretto con i cittadini.
Dobbiamo avere la consapevolezza che serve rilanciare il PD e questo può avvenire in nome dell’unità che è stata invocata dai partecipanti alla manifestazione in Piazza del Popolo. Unità non significa non discutere e non confrontarsi ma vuol dire far prevalere l’interesse comune in questo momento.

A Milano e in Lombardia lavoriamo per candidature unitarie ai congressi

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Intervista di Affaritaliani.

Senatore, c'è la data per i congressi. Ora che fase inizia per il partito?
È una fase per la quale bisogna iniziare a rendere protagonisti tutti gli iscritti e pezzi di società milanese e lombarda che ci guardano. Dobbiamo iniziare il rilancio, e la ricostruzione, per la definizione di un progetto che renda concreta l'alternativa a livello nazionale e che valorizzi le esperienze amministrative che stiamo facendo.
Il modello Milano esiste ancora? In che cosa consiste?
Consiste nel fatto che qui in questi anni siamo riusciti non solo per merito del Pd a tenere insieme la politica, gli amministratori e pezzi importanti di società che abbiamo saputo coinvolgere e valorizzare. Io credo che il modello Milano sia una modalità di rapporto con le espressioni della società basato sull'ascolto. Per me il modello Milano non è necessariamente esportabile, però quando vedo che dopo la Diciotti, dopo che per una settimana nel Paese non c'è nessuna reazione di fronte a quella vicenda e invece Milano risponde in quel modo, mettendo in campo forze molto diverse ma accomunate da alcuni valori, allora mi si conferma che siamo riusciti ad evitare rotture tra società e politica che hanno prodotto altrove danni.