Guardare oltre Area Dem: Non hanno più senso le divisioni

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Intervista a cura di Fabio Massa per Affaritaliani.

Senatore, iniziamo da Pisapia. Ha annunciato che non si ricandida. Come lo commenta?
Era una cosa annunciata. Giuliano l’aveva già dichiarato in campagna elettorale che avrebbe fatto un solo mandato. Poi qualcuno se l’è scordato. Ora ha confermato quella scelta. Devo dire che sinceramente a me dispiace, credo che abbia lavorato bene e abbia portato Milano fuori dalle secche in cui era. Se parliamo di Expo, è stato Pisapia a far superare gli ostacoli creati dalla destra.
E adesso?
Adesso serenamente affrontiamo la situazione. Il primo punto è di chiedere a Giuliano, la giunta e la maggioranza di non far venire meno l’impegno in questo ultimo anno di amministrazione.
A proposito di maggioranza. Quali possono essere i confini della coalizione per le prossime elezioni?
Si parte da qui, da quello che c’è. Non bisogna porre le condizioni perché la giunta venga frenata.
Io penso che si debba ripartire da questa maggioranza. Si parte dalla coalizione di centrosinistra con le forze civiche. E’ evidente che noi dobbiamo lavorare per dare la disponibilità a costruire una maggioranza anche più ampia. Ma bisogna partire dal progetto. Anziché fare il totonomi, e anziché fare altre cose questo è il momento in cui capire insieme quali sono le proposte che devono definire il programma per il futuro.
A Roma però c’è una maggioranza diversa…
Per quanto riguarda la maggioranza romana, io credo che questo sia un falso problema. Non ci sono mai state le condizioni a Milano perché si potesse fare un’alleanza con il Nuovo Centrodestra. Ncd ha capeggiato l’opposizione alla giunta Pisapia. Questo è il dato principale che ci dice che non c’è nessuna possibilità. Si è creato questo tormentone per cercare di metterci in difficoltà.

Area Democratica, il congresso, le scelte

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AreaDemArea Democratica si è costituita dopo lo scorso congresso con l'ambizione di contribuire al dibattito del partito democratico a partire dalle idee e dalle proposte in cui in tanti ci eravamo riconosciuti insieme a Dario Franceschini e Piero Fassino. In questi anni abbiamo mantenuto l'impegno a riconoscere il risultato congressuale e ad aiutare lealmente il gruppo dirigente eletto al congresso cercando di essere di stimolo sulle idee che sono state alla base della nascita del PD: la costruzione di un grande partito riformista capace, a partire dalle culture del ‘900, di proiettare nel futuro quelle storie superando divisioni e contrapposizioni fondate sul passato che non hanno più ragione di essere; la riforma della politica e dei partiti che nell'era della globalizzazione vivono una crisi di credibilità, di rappresentanza, comune a tutti i corpi intermedi e che hanno bisogno di aprirsi alla società e alla partecipazione più larga; la necessità di liberare energie e potenzialità frustrate da burocrazie, interessi particolari e corporativismi che oggi impediscono ai giovani di avere opportunità.
Siamo stati nel PD il luogo in cui vi è stata più contaminazione tra le diverse provenienze e appartenenze anche quando, troppo spesso, nel partito queste, più che il merito, sono diventate criterio per la definizione dei gruppi dirigenti rischiando di produrre un ripiegamento nel campo delle vecchie appartenenze anziché promuovere il processo inverso. Gli incontri che AreaDem ha promosso a Cortona e su molti territori in questi anni hanno cercato di dare un contributo su questi temi non rinunciando mai ad interloquire con la ricchezza delle culture ed esperienze del riformismo italiano.

RIPARTIAMO DAL NORD

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Contributo pubblicato su EUROPA
Il prossimo weekend può e deve essere un appuntamento importante per tutto il Partito democratico.
A Cortona Area democratica vuole darsi l’obbiettivo di contribuire alla discussione del Pd con l’ambizione di definire, dopo la sconfitta elettorale, una agenda di temi che guardino al paese da cui partire per disegnare con più nettezza il profilo di una forza politica.
Forza che, ce l’hanno detto gli elettori, sconta un deficit di credibilità e di progetto che non ci fa intercettare la domanda di cambiamento che nel paese c’è e si esprime in altri modi.
Un tema decisivo mi pare essere quello del Nord, che va affrontato senza scorciatoie organizzativiste, ma guardando in faccia i problemi reali e la distanza, percepita da chi abita qui, tra i bisogni e le aspirazioni dell’area economicamente più avanzata del paese e il Pd. Il risultato elettorale ci dice che al Nord la domanda di cambiamento viene intercettata dalla Lega, che lo scollamento tra politica e cittadini è sempre più profondo, che ciò che si sta producendo qui, come dimostra anche la discussione sul centocinquantesimo dell’Unità d’Italia, divide nei fatti il paese. Aumenta la percezione, evidente guardando al risultato elettorale, di un’Italia ormai spaccata in tre, in cui si perdono, nella esperienza quotidiana dei cittadini, non tanto i valori ma la materialità delle ragioni che devono tenere insieme la nazione. Questo è un paese sempre più diviso e il Pd è nato anche per contrastare questa deriva e ricostruire un nuova coesione attorno ad un grande progetto di riforma della politica e delle istituzioni.
Per questo il tema del Nord deve stare al centro della riflessione.