Con Renzi per rilanciare il progetto riformista di centrosinistra e guardare al futuro

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Il congresso del PD deve diventare un’opportunità per il partito, ma può diventarla anche per il Paese.
Dopo la sconfitta nel referendum costituzionale e la dolorosa fuoriuscita di alcuni, si tratta per noi di resistere alla tentazione di trasformare la discussione in una semplice conta interna con la testa rivolta indietro e impegnarci a guardare avanti e immaginare il futuro che vogliamo per questo Paese. Sia chiaro, le difficoltà di oggi non devono e non possono farci abbandonare una scelta: quella di sostenere un necessario progetto riformista vero e profondo di cambiamento della politica italiana, di valorizzazione dei talenti del Paese e di ricostruzione di un rapporto, ormai logoro, di fiducia tra i cittadini e le istituzioni. L'idea che Matteo Renzi ha rappresentato e rappresenta, che ha segnato positivamente i mille giorni del suo Governo e continua a essere il cuore del Governo Gentiloni, resta valida: è l'unica in campo che può dare prospettive ai giovani e all'Italia.
La sconfitta della Riforma Costituzionale non può essere sottovalutata, quella proposta di modernizzazione del Paese era, e deve restare, il cuore del nostro progetto. Ma, al tempo stesso, dobbiamo superare le timidezze che ci impediscono di valorizzare le tante cose importanti fatte dai nostri Governi in campo economico, sociale, sul terreno dei diritti e del funzionamento della Pubblica Amministrazione.

L’Italia può cambiare davvero

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L’incontro “Lombardi protagonisti del cambiamento” è un’occasione importante per dirci delle cose dopo un anno di Governo Renzi e dopo che abbiamo iniziato a fare ciò che fino ad un anno fa sembrava impensabile in questo Paese: stiamo dimostrando che l’Italia può cambiare davvero e può cambiare la politica, sia nel modo di rapportarsi ai cittadini che nel modo di funzionare. Questo è ciò che raccontano i percorsi sulle riforme istituzionali, che sono decisive se si vuole davvero ricostruire quella credibilità delle istituzioni, della democrazia e della politica, così come ci siamo proposti di fare al congresso prima e poi in questi anni.
Oggi abbiamo alle spalle interventi importanti come la Legge di Stabilità, il Jobs Act e misure che sono utili ad intercettare la ripresa economica. Inoltre, abbiamo portato a termine altre riforme importanti come quella riguardante i reati ambientali o le politiche sul tema della casa e ora stiamo concludendo quelle della Pubblica Amministrazione, sui diritti civili e la Rai.
Abbiamo dimostrato e stiamo continuando a dimostrare che si può cambiare davvero in questo Paese e che è cambiata la politica. Sono cambiati i riti ed è cambiato il rapporto con la democrazia: finalmente, anche in Italia, è possibile costruire una politica che decide, che si assume la responsabilità di governare e non la delega a nessuno di fronte alle difficoltà.
Per troppi anni, anche in questa Regione e in questa città, di fronte alle difficoltà e di fronte alla crisi del rapporto tra i cittadini e i partiti o tra i cittadini e i politica, abbiamo delegato ad altri (ai tecnici, alla società civile) una responsabilità che oggi torna ad essere della politica e di chi ha il compito di fare e di governare la cosa pubblica.
Oggi siamo di fronte a dei dati economici positivi e questo può aiutare a ridare fiducia al Paese sapendo, però, che la politica sta cambiando e che da alcune delle cose realizzate in questi anni non si potrà tornare indietro.

Guardare oltre Area Dem: Non hanno più senso le divisioni

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Intervista a cura di Fabio Massa per Affaritaliani.

Senatore, iniziamo da Pisapia. Ha annunciato che non si ricandida. Come lo commenta?
Era una cosa annunciata. Giuliano l’aveva già dichiarato in campagna elettorale che avrebbe fatto un solo mandato. Poi qualcuno se l’è scordato. Ora ha confermato quella scelta. Devo dire che sinceramente a me dispiace, credo che abbia lavorato bene e abbia portato Milano fuori dalle secche in cui era. Se parliamo di Expo, è stato Pisapia a far superare gli ostacoli creati dalla destra.
E adesso?
Adesso serenamente affrontiamo la situazione. Il primo punto è di chiedere a Giuliano, la giunta e la maggioranza di non far venire meno l’impegno in questo ultimo anno di amministrazione.
A proposito di maggioranza. Quali possono essere i confini della coalizione per le prossime elezioni?
Si parte da qui, da quello che c’è. Non bisogna porre le condizioni perché la giunta venga frenata.
Io penso che si debba ripartire da questa maggioranza. Si parte dalla coalizione di centrosinistra con le forze civiche. E’ evidente che noi dobbiamo lavorare per dare la disponibilità a costruire una maggioranza anche più ampia. Ma bisogna partire dal progetto. Anziché fare il totonomi, e anziché fare altre cose questo è il momento in cui capire insieme quali sono le proposte che devono definire il programma per il futuro.
A Roma però c’è una maggioranza diversa…
Per quanto riguarda la maggioranza romana, io credo che questo sia un falso problema. Non ci sono mai state le condizioni a Milano perché si potesse fare un’alleanza con il Nuovo Centrodestra. Ncd ha capeggiato l’opposizione alla giunta Pisapia. Questo è il dato principale che ci dice che non c’è nessuna possibilità. Si è creato questo tormentone per cercare di metterci in difficoltà.

Area Democratica, il congresso, le scelte

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AreaDemArea Democratica si è costituita dopo lo scorso congresso con l'ambizione di contribuire al dibattito del partito democratico a partire dalle idee e dalle proposte in cui in tanti ci eravamo riconosciuti insieme a Dario Franceschini e Piero Fassino. In questi anni abbiamo mantenuto l'impegno a riconoscere il risultato congressuale e ad aiutare lealmente il gruppo dirigente eletto al congresso cercando di essere di stimolo sulle idee che sono state alla base della nascita del PD: la costruzione di un grande partito riformista capace, a partire dalle culture del ‘900, di proiettare nel futuro quelle storie superando divisioni e contrapposizioni fondate sul passato che non hanno più ragione di essere; la riforma della politica e dei partiti che nell'era della globalizzazione vivono una crisi di credibilità, di rappresentanza, comune a tutti i corpi intermedi e che hanno bisogno di aprirsi alla società e alla partecipazione più larga; la necessità di liberare energie e potenzialità frustrate da burocrazie, interessi particolari e corporativismi che oggi impediscono ai giovani di avere opportunità.
Siamo stati nel PD il luogo in cui vi è stata più contaminazione tra le diverse provenienze e appartenenze anche quando, troppo spesso, nel partito queste, più che il merito, sono diventate criterio per la definizione dei gruppi dirigenti rischiando di produrre un ripiegamento nel campo delle vecchie appartenenze anziché promuovere il processo inverso. Gli incontri che AreaDem ha promosso a Cortona e su molti territori in questi anni hanno cercato di dare un contributo su questi temi non rinunciando mai ad interloquire con la ricchezza delle culture ed esperienze del riformismo italiano.