I miei interventi in aula sulla riforma elettorale

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Primo intervento di Franco Mirabelli (Consigliere regionale della Lombardia, Vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali) nel Consiglio Regionale del 26 ottobre 2012 nel dibattito sull’approvazione delle modifiche alla Legge Elettorale Regionale.
È giusto che venga illustrato il senso dell’emendamento sostitutivo che è stato presentato al Progetto di Legge 84 che stiamo discutendo e che è firmato da tutti i gruppi di questo Consiglio Regionale, esclusa la Lega.
Si discute il Progetto di Legge 84 perché è il primo in materia di riforma della legge elettorale regionale che è stato presentato.
Mi permetto di ricordare che questo emendamento è stato presentato al PDL proposto dal Partito Democratico, così come era stata presentata dal Pd e dal resto delle minoranze la mozione che impegnava il Consiglio Regionale ad approvare entro il 31 dicembre la riforma elettorale.
Avevamo il tempo per farlo.
Ancora venti giorni fa, prima che si aprisse la crisi, abbiamo sollecitato un lavoro intenso sul tema della riforma elettorale e ci è stato risposto che c’erano altre priorità (in particolare, ci è stato detto dal Presidente Galli della Lega).
Oggi ci troviamo nell’ultimo giorno di questa Consiliatura ad affrontare un tema complesso e difficile. Siamo costretti a discutere del nostro Progetto di Legge perché, da parte della Lega, è stato fatto ostruzionismo durante i lavori in Commissione Affari Istituzionali (con la presentazione di 200 emendamenti) su un’ipotesi di abbinamento che aveva visto favorevoli tutte le forze politiche nella seduta precedente.
È bene ricordare tutto ciò quando si parla di ostruzionismo. Lo dico perché avremmo potuto discutere a partire da quei cinque articoli su cui c’era l’accordo e avremmo potuto discutere anche d’altro, ad esempio, come sollecitato dall’Udc, delle questioni che riguardavano l’incandidabilità dei consiglieri regionali.
Purtroppo ci ritroviamo, invece, a dover intervenire oggi su un testo complesso, ma su cui comunque credo sia giusto intervenire. E questa non è soltanto una mia convinzione ma è la convinzione anche di tutti i gruppi che hanno firmato l’emendamento interamente sostitutivo del Progetto di Legge.
È nostra convinzione che sia necessario arrivare all’abolizione del listino, garantire che i consiglieri regionali della Lombardia non possano mai superare il numero di 80, garantire il fatto che le circoscrizioni elettorali siano disegnate sulle attuali province e non sulle future e che tutte le province siano rappresentate in questo Consiglio Regionale. Sulla base di questa convinzione abbiamo presentato un emendamento sostitutivo in cui si affermano queste volontà e sul quale c’è un accordo di tutto il Consiglio Regionale, esclusa la Lega.
Voglio dire con chiarezza che si tratta di un emendamento sostitutivo che fa cadere tutti gli altri, quindi, la polemica sulle migliaia di emendamenti proposti sul Progetto di Legge 84 è inutile perché verrebbero tutti cancellati dall’emendamento interamente sostitutivo che abbiamo proposto tutti.
Non entro nel merito dell’emendamento perché tutti sappiamo le questioni su cui andiamo ad intervenire: l’abolizione del listino e ciò che ho detto prima.
Vorrei, però, dire con chiarezza una cosa: noi, oggi, chiudiamo la legislatura.
Oggi andiamo al protocollo a firmare le dimissioni, come da impegno solenne assunto dalle minoranze e come da impegno solenne assunto dal segretario del Pdl.
Questo succederà oggi.
Ci dica la Lega se oggi intende consentire l’approvazione - attraverso il voto su quell’emendamento - di una riforma elettorale che aggiusta alcuni temi che vanno aggiustati oppure no.
Lo dica subito.
E se la scelta è quella - che mi pare di intravedere - di tirarla in lungo, allora prima andremo a depositare le firme: appena capiamo che non sarà possibile votare oggi la riforma elettorale.
Lo dica la Lega. Scelga la Lega. Scelga chi non ha firmato l’emendamento se facilitare la rapida approvazione di questo provvedimento o assumersi la responsabilità, di fronte ai lombardi, di mantenere il listino così come per altro proposto proprio dal Progetto di Legge della Lega depositato in Consiglio Regionale.
Sta alla Lega scegliere se facilitare la rapida approvazione dei cambiamenti o assumersi la responsabilità di tenere il listino. Sta a voi, presidente Galli, scegliere se proseguire nel tentativo - che non riuscirà - di prolungare la legislatura che, a parole, avete detto di voler interrompere ma che, nei fatti, non contribuirete ad interrompere e, anzi, state tentando di allungare i tempi o, invece, se compiere un atto di responsabilità, utile per i lombardi, in chiusura di questa tormentata e tragica legislatura. Forse, sarebbe un bel segno da parte di tutti, mettere per un attimo da parte il vostro interesse di parte, essere coerenti con la scelta di staccare la spina che state propagandando in ogni luogo, prendere atto che oggi si chiude questa legislatura e favorire il cambio della legge elettorale regionale.
Secondo intervento di Franco Mirabelli (Consigliere regionale della Lombardia, Vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali) nel Consiglio Regionale del 26 ottobre 2012 nel dibattito sull’approvazione delle modifiche alla Legge Elettorale Regionale.
Giudico positivamente la svolta che sta avvenendo in questi minuti in aula in merito all’auspicio che abbiamo formulato questa mattina di riuscire a dare oggi un messaggio alla Lombardia di un Consiglio Regionale che si assume la responsabilità di andare alle elezioni di fronte ad una situazione drammatica che c’è e di andare con una legge elettorale modificata che abolisca il listino e introduca altre modifiche necessarie.
Oggi pomeriggio risentiamo pronunciare anche dal Presidente Galli (Lega) e dal Presidente Valentini (Pdl) le parole che abbiamo detto questa mattina.
Il Presidente Valentini mi consenta, però, di dire con grande chiarezza che, se oggi la Lombardia è a questo punto e vede sciogliere il proprio Consiglio Regionale, le responsabilità non sono uguali per tutti.
Chi ha governato questa Regione ha molte più responsabilità e deve rispondere - e risponderà alle elezioni - ai cittadini lombardi di ciò che è successo in questi due anni e mezzo e credo che sia giusto, quindi, dire che non siamo tutti uguali.
Oggi stiamo tutti assumendoci la responsabilità di sciogliere il Consiglio. Tutti ci stiamo assumendo la responsabilità di fare la riforma elettorale ma non siamo tutti uguali e le responsabilità non sono tutte uguali: noi, le parole che ho sentito pronunciare oggi dal Presidente Valentini e dal Presidente Galli, le abbiamo pronunciate dal 25 settembre con insistenza, chiedendo di dare un messaggio ai lombardi, che questa classe politica e che questa rappresentanza istituzionale prendeva atto del fatto che questa esperienza, questo governo e questo Consiglio non potevano più andare avanti perché mettevano a repentaglio, ancora di più di quanto non lo fosse già, la credibilità di un’istituzione importante come Regione Lombardia.
Devo, però, rispondere in quanto sono il primo firmatario dell’emendamento in discussione su cui c’è un accordo ampio. Devo dire al presidente Galli che non credo possa essere discusso quell’emendamento sotto la spada di Damocle di una serie di sub-emendamenti.
Quell’emendamento è frutto di un accordo su punti chiari, che erano quelli necessari per modificare la legge sul listino, per garantire che si vada a votare sulla base delle circoscrizioni provinciali attuali, per garantire che lo statuto venga rispettato quando dice che tutte le province devono essere rappresentate e per garantire che non si superi mai il numero di 80 consiglieri (cosa che invece con il listino potrebbe avvenire) e una serie di altri aggiustamenti.
È chiaro che non può essere questa la sede in cui discutiamo di una modifica che mette in discussione altre questioni, come per esempio lo sbarramento o altro, perché è evidente che questo farebbe riaprire il dibattito da zero. Noi per primi, quindi, ritiriamo i sub-emendamenti che abbiamo proposto. Credo, infatti, che questo emendamento vada votato così com’è, perché qui c’è un equilibrio su cui davvero si può misurare la possibilità di un voto unanime di tutta l’assemblea regionale lombarda.

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