Verrà completato l’edificio di Via Ulisse Salis ad Affori

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Articolo pubblicato sul mensile ABC.

In queste settimane la redazione di ABC e alcuni cittadini mi hanno chiesto di poter conoscere le sorti dell'edificio di via Ulisse Salis che è stato sequestrato alla criminalità organizzata nel 1993 e la cui confisca definitiva è stata decretata nel 1997. Abbiamo approfondito la questione e possiamo dare qualche notizia e fare qualche riflessione su una vicenda che si trascina da troppo tempo ma che dovrebbe trovare una conclusione in tempi brevi.
Intanto, va ricordato che quel bene confiscato è stato trasferito dall'Agenzia per i Beni Confiscati al Demanio dello Stato, il quale nel 2007 lo ha assegnato al Corpo Forestale. Il progetto è quello di ristrutturare l'edificio e destinarlo ad ospitare la Direzione Regionale del Corpo liberando l'attuale sede, in cui i forestali sono in affitto, garantendo un significativo risparmio per lo Stato.
Come sanno bene coloro che conoscono l'edificio, si è aperto il cantiere e poi i lavori sono stati fermi per un lungo periodo senza che sia nota la ragione dello stop. Dall'Agenzia del Demanio ci fanno sapere che ora i lavori sono ripresi e si concluderanno nei primi mesi del 2016. Quindi, sarà trasferita lì la Direzione Regionale della Guardia Forestale. Insomma, tra non più di un anno in quel quartiere sarà collocata una importante funzione che garantirà una presenza in grado anche di dare più sicurezza ai cittadini, ma soprattutto chiuderà un cantiere aperto da troppo tempo con i disagi che ne sono conseguiti.
Credo sia utile, a partire da questa vicenda, fare alcune considerazioni. Innanzitutto, vale la pena di sottolineare l'importanza di una legge, la Rognoni-La Torre, che colpisce le mafie togliendo loro i beni che possiedono, toccando cioè quello che più hanno a cuore, per metterli a disposizione dei cittadini per iniziative sociali, civili e, come in questo caso, per dare sedi ai corpi dello Stato.

Nessuna guardia di Opera coinvolta in abominio Facebook

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Oggi, insieme con il consigliere regionale Onorio Rosati, sono stato nel carcere di Opera dopo il suicidio del cittadino rumeno Ioan Gabriel Barbuta, condannato all'ergastolo, insultato via Facebook da un gruppo di guardie carcerarie e da rappresentanti sindacali dell'Alsippe. Abbiamo trovato un istituto in cui direzione e personale sono molto colpiti ed esprimono tristezza per il suicidio, il secondo dall'inizio del 2014. Nessuna guardia carceraria in servizio ad Opera è stata sospesa o è coinvolta nei farneticanti commenti su Facebook.
E' importante sottolineare ome nessun agente di Opera sia coinvolto nello sconvolgente episodio su Facebbok, perché dalla narrazione mediatica non si poteva escludere. Invece, tutte le guardie coinvolte e sospese non prestano servizio ad Opera e quindi si sono rese responsabili anche di aver messo in difficoltà e in cattiva luce chi quotidianamente lavora con attenzione e senso dello Stato in un carcere difficile, in cui sono presenti molti ergastolani e c'è un reparto di 41 bis. Ad Opera è stato da tempo attivato un programma di sostegno psicologico ai detenuti e di prevenzione degli atti autolesionistici. Tutto il personale è coinvolto ed impegnato per migliorare ancora le condizioni di detenzione ed evitare altri drammi.

Intervista a Radio Lombardia»

Grave suicidio ad Opera e barbarie da agenti penitenziari

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I fatti denunciati da Repubblica.it accaduti nel carcere milanese di Opera e poi su Facebook sono gravissimi e per questo venerdì andrò nel penitenziario a verificare la situazione. Chiediamo inoltre al ministro Orlando di individuare e punire le responsabilità.
E' allarmante che si sia verificato l'ennesimo tragico suicidio di un detenuto rumeno, Ioan Gabriel Barbuta, condannato all'ergastolo. Ma è sconvolgente che, nei giorni seguenti, il fatto sia diventato oggetto di uno scambio di commenti sul gruppo Facebook del sindacato Aslippe, tra agenti della Polizia penitenziaria che si sono abbandonati alla barbarie di commenti inaccettabili. Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha già avviato un'inchiesta interna ma è evidente che il tenore dei commenti, scritti peraltro anche da rappresentanti sindacali degli agenti, denota un clima degradato e inaccettabile sul quale è necessario intervenire al più presto.

Quarto Oggiaro, il caso “Pulce” arriva in Senato

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Quarto Oggiaro, il caso “Pulce” arriva in Senato.
Mirabelli (PD): Situazione gravissima, ne ho parlato con il Prefetto.
Articolo di Massimiliano Mingoia pubblicato da Il Giorno, Martedì 2 settembre 2014

Il caso della “Pulce” di Quarto Oggiaro sbarcherà presto a Palazzo Madama. Il senatore del Partito Democratico Franco Mirabelli annuncia un atto parlamentare per «denunciare la grave situazione che è tornata a verificarsi a Milano, dove un minorenne condannato a 7 anni è scappato per l’ennesima volta dalla comunità a cui era stato assegnato e negli ultimi giorni è stato visto a Quarto Oggiaro».
Mirabelli si riferisce proprio a lui, a R.D.C., 16 anni, la “Pulce”, il “baby Vallanzasca” che, come segnalato ieri da Il Giorno, è tornato a Quarto Oggiaro, il quartiere dove abitano i suoi genitori e dove abitava lui prima della condanna dello scorso maggio. Il problema è che non dovrebbe essere lì. Il minorenne è stato condannato per reati gravissimi: porto abusivo d’arma, tentato omicidio, tentata estorsione e lesioni. Subito dopo la sentenza è stato portato in una comunità protetta in provincia di Alessandria. Lo scorso 4 giugno, però, è scappato grazie all’aiuto di un complice che l’ha riportato con un’auto rubata a Quarto Oggiaro.