Costruire una strategia europea di accoglienza

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Intervento alla trasmissione tv "La Gabbia"

Il risultato del Front National al primo turno delle elezioni francesi si fonda su due elementi.
Innanzitutto c’è stata una grande capacità politica che si è costruita sull’illusione che si potesse uscire dalla crisi - che ha messo in difficoltà molte persone - rinchiudendosi, ritornando nei confini nazionali come se lì ci fosse una sorta di garanzia rispetto al fatto che le condizioni potessero migliorare. A questo è evidente che ha contribuito un problema dell’Europa e, chi crede nell’Unione Europea, oggi deve chiedere all’Europa di cambiare. Finché l’Unione Europea continuerà ad essere percepita come “l’Europa delle banche” (come dice Salvini) o come un vincolo e non come un’opportunità, sicuramente queste tendenze antieuropeiste continueranno a trovare ampi spazi.
L’altra questione è data, invece, da una semplificazione: davanti ai problemi reali delle persone, c’è chi risponde trovando dei capri espiatori che siano gli immigrati o più in generale i “diversi”, lasciando intendere che senza di loro le nostre condizioni di vita migliorerebbero.

Vincono i terroristi se di fronte al pericolo rinunciamo a noi stessi

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Stiamo vivendo giorni drammatici per la Francia e per il Mondo intero; giorni segnati da attentati spaventosi che hanno provocato la morte di centinaia di innocenti. È grande la sensazione che queste giornate possano cambiare le nostre vite, la nostra convivenza civile, le nostre abitudini, i rapporti tra le persone. Di fronte alle legittime paure e al disorientamento che tocca tutti, la risposta della politica e degli Stati deve essere forte e non può scegliere la strada della semplificazione o farsi guidare dalla emotività. Servono scelte chiare e coerenti su più fronti: la politica estera, quella di difesa e per garantire la sicurezza interna.
La Legge di Stabilità alla Camera dei Deputati dovrà essere modificata per poter destinare più risorse alla protezione delle nostre città e degli italiani.

Immigrazione epocale, no a slogan che seminano odio

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Intervento ad Omnibus su La7

C’è una parte della politica italiana che, sulla vicenda dell’immigrazione, anziché dare una mano a risolvere il problema preferisce fare propaganda e speculare sulle tragedie. Oramai è chiaro a tutti che il fenomeno migratorio a cui stiamo assistendo è di dimensione epocale, non è semplice da risolvere e non si può semplificare tutto con gli slogan. Siamo di fronte a un esodo di massa che coinvolge l’Italia, il Mediterraneo, i Balcani, la Francia, l’Inghilterra. Di fronte a questo vanno assunte posizioni corrette e occorrono anche politiche da parte dell’Europa che non saranno di breve periodo e non possono risolvere i problemi dall’oggi al domani.
Dobbiamo sicuramente fare di più per accelerare le pratiche di identificazione dei migranti, al fine di definirne rapidamente lo status e mettere l’Europa tutta insieme nelle condizioni di fare i rimpatri di chi si deve essere rimpatriato. Qualcosa si è fatto in questi mesi ma non è stato sufficiente. Tuttavia, questi problemi non possono avvallare - come ha fatto la Lega - l’idea che “profugo” è sempre uguale ad “assassino”, facendo passare il messaggio che tutti i profughi sono dei delinquenti a prescindere. Queste posizioni seminano intolleranza e si rischia di produrre l’idea che si possa scaricare tutto sugli immigrati facendone un capro espiatorio per ogni difficoltà. Questo va evitato. Lo sciacallaggio non va bene. Sfruttare episodi drammatici per fare propaganda è pericoloso.

Inaccettabile la campagna di paura sulla pelle dei profughi

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Credo che non ci sia stata una buona gestione della vicenda dei profughi in provincia di Treviso da parte della Prefettura. Inviare un numero così elevato di persone in quel contesto era ovvio che fosse problematico. Questo, comunque, non può essere una giustificazione per ciò che è avvenuto.
Inoltre, lì è successo che non c’erano solo i residenti a protestare per l’arrivo dei profughi ma anche persone di Forza Nuova.
In quella protesta hanno distrutto i materiali che erano stati depositati per arredare gli appartamenti (che, oltretutto, non erano pagati dallo Stato ma dalla cooperativa che aveva avuto in carico i profughi).
Penso che questa vicenda, così come quella verificatasi a Roma - che è stata anche peggiore - sia il frutto di chi sta alimentando una campagna di paura. La tesi di fondo di chi protestava, infatti, non era che i profughi non potevano star lì perché numericamente troppi ma perché considerati “pericolosi”.
Si è diffusa l’idea che i profughi - persone che hanno attraversato il mare con i barconi rischiando la vita per fuggire da situazioni di guerra - siano pericolosi per il solo fatto di essere neri e chi li ha nell’appartamento accanto al proprio si preoccupa solo di veder perdere di valore la sua casa.
Colpisce, infatti, che la prima cosa detta dai residenti del residence di Treviso è stata: “l’arrivo dei profughi farà scendere il valore dei nostri appartamenti” e la seconda è stata: “le nostre bambine non potranno più andare in giro”.