Dalla Legge 231 e le disposizioni relative alla compliance d’agenzia, alla normativa comunitaria IDD

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Intervento al convegno SNA (Sindacato Nazionale Agenti di Assicurazione) "Quali scenari per gli agenti di assicurazione. Dalla Legge 231 e le disposizioni relative alla compliance d’agenzia, alla normativa comunitaria IDD" (video).

Ringrazio lo SNA (Sindacato Nazionale Agenti di Assicurazione) per questa occasione di incontro perché credo che la politica debba capire un po’ meglio come funzionano alcuni settori e cosa si può fare per migliorarli. Le questioni di cui si occupa il settore assicurativo riguardano indubbiamente l’economia, in quanto portano un contributo importante alla crescita economica del Paese e in particolare della città di Milano, ma non solo. Si tratta, infatti, di un settore in cui si affronta concretamente il tema della protezione delle persone e credo che, nei prossimi anni, lo si farà sempre di più. Dal mondo delle assicurazioni, dunque, passerà sempre di più la possibilità di dare una risposta ad una domanda di protezione e di sicurezza che si esprime nella nostra società con sempre maggiore frequenza.

Negare il fenomeno è come farsi complici della 'ndrangheta

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Intervista pubblicata da La Provincia.

«C’è una parte della politica che ancora oggi, dopo l’ennesima inchiesta sulla presenza della ‘ndrangheta al Nord, fa fatica ad ammettere che il fenomeno esiste. Questo negazionismo è pericoloso, se non addirittura rischia di essere complice di una penetrazione sempre più capillare e radicata della criminalità organizzata nel nostro territorio». Franco Mirabelli, senatore, Capogruppo PD in Commissione Parlamentare Antimafia, affronta il nodo dei rapporti tra politica e ‘ndrangheta, come è emerso dall’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano e della Procura di Monza.
Per quanto riguarda Cantù, i mafiosi controllavano il cuore della città, piazza Garibaldi, anche con modalità violente.
«Sì, e ciò dimostra che la “locale” di Mariano Comense, nonostante i tanti arresti che si sono succeduti nel corso degli anni, è viva e vegeta e ha la capacità di intervenire molto significativamente, utilizzando metodi che altrove, al Nord, non impiega.

La strada del dialogo è l'unica possibile

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Intervista  Radio Popolare.

A Sesto San Giovanni la Festa del Sacrificio è stata celebrata nel container che in questo momento è adibito a Moschea e che si trova nel cantiere che dovrebbe veder sorgere la futura Moschea di Sesto. La vicenda di Sesto San Giovanni ha molte analogie con quella avvenuta a Cantù e dimostra che c’è un’assurda volontà dell’amministrazione comunale di mostrare la distanza dalla comunità islamica e di discriminarla.
A Sesto, come a Cantù, la curia si è espressa e ha chiesto al Sindaco di non rinunciare al dialogo. Un rappresentante del decanato è venuto, come tutti gli anni, a salutare la comunità musulmana nel luogo in cui si stava celebrando la Festa del Sacrificio.
A Sesto, come a Cantù, la comunità musulmana ha scelto di celebrare ugualmente la ricorrenza ma in un luogo più piccolo e facendo i turni, rinunciando, quindi, agli aspetti che maggiormente riguardavano la festa e che coinvolgevano di più i bambini.
Va ricordato che stiamo parlando di una Festa molto attesa nella comunità musulmana.

Discriminatorio negare il PalaSesto alla Comunità islamica sestese

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Questa mattina ho incontrato i responsabili della comunità islamica sestese per portare loro la solidarietà dopo che gli è stato impedito di utilizzare il PalaSesto per la Festa del perdono che da oltre vent’anni veniva svolta lì. Sono andato per testimoniare l’impegno delle istituzioni a garantire il rispetto dei diritti di tutti i cittadini italiani, qualunque religione professino.
Chiediamo da tempo alle comunità musulmane di favorire un processo di integrazione e legalità e la comunità islamica sestese da anni dialoga con le istituzioni e lavora in questa direzione. La decisione del Comune di Sesto di negare il palazzetto dello sport è una scelta discriminatoria e che rischia di far fare passi indietro sulla strada del dialogo che si stava perseguendo e che viene sollecitata anche dalla Curia sestese.
Chiediamo giustamente ogni giorno a tutti di rispettare doveri e legalità e di costruire su questo un’integrazione positiva. Non possono essere, quindi, le istituzioni a violare questo patto, non riconoscendo i diritti e discriminando.