Intervenire sul degrado per prevenire situazioni di rischio

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Intervento in tv a 7Gold (video).

Penso che sia sbagliato cercare subito l’occasione per strumentalizzare politicamente la vicenda di Desirée ma è chiaro che non c’è solo il problema del degrado urbano. Sicuramente una parte del problema è anche legata al fatto che ci sono persone che stanno nel nostro Paese senza averne diritto ma purtroppo neanche il “Decreto Salvini” individua soluzioni per i rimpatri.
Fare i rimpatri non è semplice anche perché ha dei costi e nel “Decreto Sicurezza” non sono previste risorse in più per farli. Addirittura si tolgono risorse per i rimpatri volontari (cioè per aiutare persone che volontariamente vogliono rientrare nei loro Paesi d’origine) che, invece, ora sembrano funzionare.
Oltretutto per agevolare i rimpatri bisognerebbe avere anche migliori rapporti con i Paesi di provenienza dei migranti perché altrimenti è difficile che questi si adoperino per agevolare i ritorni.

Resta lo stupore di vedere tanto degrado nella capitale d’Italia.
Un luogo come quello in cui è avvenuto l’omicidio di Desirée non dovrebbe esistere, non solo nel centro di una città ma neanche in periferia.
Trovo incredibile, però, che di fronte a questo episodio si cominci a parlare di dare poteri speciali al Sindaco di Roma perché i poteri i sindaci li hanno già.
Durante la fase della prima ondata migratoria moltissimi stabili abbandonati erano stati occupati e per questo era stata fatta una legge che obbliga i privati a mettere in sicurezza le proprie aree per impedire che avvengano questi episodi.
A Milano è stato fatto dalle diverse giunte che si sono succedute.
Gli strumenti quindi ci sono, bisogna applicarli.
A San Lorenzo perché il Comune di Roma non ha fatto interventi che la legge consente per mettere in sicurezza l’area?
Questo è il tema su cui bisogna interrogarsi.

La presenza delle forze dell’ordine funziona come prevenzione solo fino a un certo punto soprattutto in realtà come quella di San Lorenzo. In alcuni casi ne serve una presenza significativa per riuscire a entrare in certi luoghi.
E comunque serve togliere le condizioni urbane che consentono che lì si concentrino certi traffici.
Se non si fa qualcosa per cambiare l’ambiente che protegge lo spaccio è ovvio, però, che poi ritorna.
Sul degrado urbano si può intervenire e lavorare per prevenire.
Sono stato recentemente al boschetto di Rogoredo, girando all’interno, vicino alla fila delle persone che andavano a cercare la droga e dobbiamo sapere che c’è un pezzo di mondo nelle nostre città, fatto di giovani e non, che hanno ripreso comportamenti che pensavamo di aver dimenticato.
Occorre lavorare seriamente per comprendere le cause del disagio, della ricerca della droga, e serve anche fare un lavoro di prevenzione.
C’è un problema sociale, quindi, oltre che di ordine pubblico.
L’idea di lasciare i drogati a Rogoredo perché almeno non disturbano nel resto della città, a mio avviso è sbagliata. Per questo ho presentato un’interrogazione al Ministro degli Interni, per chiedere di garantire le forze dell’ordine necessarie per bonificare l’ultimo pezzo di area, vicina a Porto di Mare, che manca per finire il parco e togliere lo spazio in cui si nasconde lo spaccio.

In vicende come queste va considerato che c’è anche un problema rispetto alla domanda di droga e il costo basso della droga unito all’effetto limitato nel tempo della dose che produce un condizionamento delle persone ancora più grande.
Bisogna, quindi, spendere risorse per garantire la presenza di associazioni e unità di strada che possano aiutare e intervenire per dare una mano a chi fa uso di droga.

Spesso c’è anche un problema serio che riguarda l’integrazione. Su questo tema si è fallito in questi anni.
Il tema del lavoro e della formazione degli immigrati, probabilmente, andavano affrontati diversamente ma gli assassini di Desirée non sono equiparabili alla grande massa di migranti che sono arrivati in Italia per lavorare e sopravvivere dopo che nei loro Paesi non c’erano più le condizioni per farlo.
Il dubbio è che più stringiamo le maglie e spingiamo queste persone nella clandestinità e più corriamo il rischio che si creino situazioni di illegalità in cui i criminali vengono protetti.
Da questo punto di vista, nel cosiddetto “Decreto Sicurezza” non c’è neanche una norma per garantire maggior sicurezza ai cittadini. Si tolgono motivi per dare il permesso umanitario ai migranti e si vogliono portare soldi nelle casse dello Stato vendendo i beni confiscati alla criminalità organizzata senza sapere chi potrà comprarli ma non vedo norme che possano rendere i cittadini più sicuri.
Allo stesso modo, la legge sulla legittima difesa dà il messaggio che lo Stato non riesce a difendere i cittadini e, quindi, si devono difendere da soli. Questo non è un messaggio rassicurante.

Video dell'intervento»




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