La strada del dialogo è l'unica possibile

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Intervista  Radio Popolare.

A Sesto San Giovanni la Festa del Sacrificio è stata celebrata nel container che in questo momento è adibito a Moschea e che si trova nel cantiere che dovrebbe veder sorgere la futura Moschea di Sesto. La vicenda di Sesto San Giovanni ha molte analogie con quella avvenuta a Cantù e dimostra che c’è un’assurda volontà dell’amministrazione comunale di mostrare la distanza dalla comunità islamica e di discriminarla.
A Sesto, come a Cantù, la curia si è espressa e ha chiesto al Sindaco di non rinunciare al dialogo. Un rappresentante del decanato è venuto, come tutti gli anni, a salutare la comunità musulmana nel luogo in cui si stava celebrando la Festa del Sacrificio.
A Sesto, come a Cantù, la comunità musulmana ha scelto di celebrare ugualmente la ricorrenza ma in un luogo più piccolo e facendo i turni, rinunciando, quindi, agli aspetti che maggiormente riguardavano la festa e che coinvolgevano di più i bambini.
Va ricordato che stiamo parlando di una Festa molto attesa nella comunità musulmana.
Tutto ciò è avvenuto perché il Sindaco di Sesto San Giovanni ha deciso di continuare questa assurda diatriba che ha iniziato in campagna elettorale e accusa la comunità musulmana di voler fare di Sesto il centro lombardo di tutti gli islamici, mentre in realtà si sta solo facendo propaganda politica.
A mio avviso, invece, l’estremismo non paga ma, anzi, è molto pericoloso. Se ci sono comunità che hanno scelto la strada dell’integrazione, del dialogo e del rapporto con le istituzioni come quella musulmana di Sesto e vedono una risposta delle nuove amministrazioni che non riconosce il loro ruolo, si rischia di produrre degli effetti molto negativi.
Il messaggio che rischia di passare all’interno della comunità islamica – come ha espresso Boubakeur Gueddouda, capo della comunità, con preoccupazione - è che ci si chieda a cosa serve che si scelga di integrarci e di sentirci italiani, che si mandino i figli nelle scuole italiane, contrariamente a ciò che fanno altre comunità, se poi queste sono le risposte?
Credo, quindi, che si creino pericolosi presupposti per uno scontro di religione di cui non abbiamo bisogno nelle nostre città e penso che la strada del dialogo, indicata anche dal decanato, sia l’unica possibile.


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