Il terremoto, la ricostruzione e la prevenzione

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Intervento alla trasmissione Omnibus di La7 (video).

In questi giorni difficili c’è stata una grande prova positiva da parte delle istituzioni del nostro Paese e anche da parte della politica. Credo, infatti, che questa volta la politica sia riuscita a dare un bell’esempio, facendo, finalmente, prevalere un interesse generale - e in particolare delle persone che stanno soffrendo in queste giornate - e questo abbia contribuito a dare un segnale importante: la politica ha fatto un passo indietro rispetto alle polemiche e si sta facendo carico dei bisogni del Paese.

In merito alle discussioni intorno alla scelta di nominare Vasco Errani come Commissario all’emergenza post-terremoto, credo che, ad una settimana di distanza dal sisma, sia anche abbastanza fisiologico che qualunque argomento possa essere utilizzato per dar voce alle polemiche. Ritengo, però, che Vasco Errani, nella gestione del terremoto dell’Emilia, abbia dimostrato una grande capacità che oggi può essere messa al servizio del nuovo evento che stiamo vivendo e l’indicarlo come Commissario è anche un segnale importante in questo senso, perché non si può ricominciare sempre da capo.
In Italia ci sono grandi competenze, che purtroppo si sono formate nei disastri che si sono succeduti, e queste esperienze possano essere utilizzate oggi per migliorare ciò che si può nelle opere necessarie per questi giorni.

Un’altra esperienza di cui dobbiamo fare tesoro riguarda la gestione della Protezione Civile. Negli anni passati, di fronte all’emergenza, è stato scelto di concedere i poteri speciali al capo della Protezione Civile, dandogli la possibilità di decidere tutto, appalti compresi, pensando che quello fosse il modo per garantire interventi rapidi, positivi e un maggior rispetto della legalità nelle procedure. La Storia ha dimostrato che purtroppo questo non è avvenuto. Credo, quindi, che abbia fatto bene il Governo ad insistere per un modello di gestione diverso in cui insieme sindaci, Governo e istituzioni debbano lavorare per gestire la fase emergenziale e poi la ricostruzione.
La presenza di Cantone e le verifiche dell’ANAC non sono un “controllo da parte della magistratura”: l’Autorità Nazionale Anti-Corruzione è stata creata con il potere di verificare gli appalti prima che vadano avanti, deve quindi fare un’opera preventiva rispetto agli appalti ed è bene che ci sia anche per la ricostruzione post-terremoto, così come per tutte le grandi opere.

Dal punto di vista della garanzia rispetto alla legalità negli appalti e alla corruzione, inoltre, non credo che il problema sia il nuovo codice degli appalti, su cui si è giocata anche una battaglia politica (perché è evidente che quella legge ha scontentato qualcuno). Il tema, come hanno detto sia Cantone che Roberti, è che oggi abbiamo prodotto un modello rispetto al contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata che è quello messo in campo con Expo. Il modello utilizzato per Expo funziona e da tempo si dice che va esportato su tutte le grandi opere perché mette in campo una serie di controlli e interventi preventivi per evitare che ci sia accesso ai cantieri da parte di imprese colluse con la criminalità. Per questo, si intende rimettere in campo quel modello anche sulla ricostruzione post-terremoto nel centro Italia, come è già stato per l’Emilia.
Ovviamente, il rischio di qualche possibilità di infiltrazioni ci potrà sempre essere ma quello resta un buon modello perché non si tratta solo di un sistema di regole ma anche di collaborazione tra tutte le istituzioni, le forze dell’ordine, la magistratura e la politica. Inoltre, prevede controlli continui e costanti sui cantieri, cosa che in Expo ha prodotto delle interdittive per molte aziende, estromettendole dai lavori.

Sulla polemica riguardante l’utilizzo delle strutture del campo base di Expo, trovo che la prima uscita di Maroni sia apparsa strumentale: sembrava voler dire che aveva ragione lui a sostenere che di quelle case c’era bisogno per altri italiani e, quindi, non dovevano essere concesse ai profughi, come inizialmente si era ipotizzato. In realtà, quelle sono strutture funzionanti, che sono state usate per ospitare le forze dell’ordine durante i mesi in cui si è svolto Expo e oggi si possono riutilizzare. Evidentemente, ora c’è una priorità che è quella dell’assistenza alle persone rimaste senza casa in seguito al terremoto, mentre settimane fa - quando si discuteva dell’utilizzo di quelle strutture - questo problema non c’era. Se ora il Governo ritiene che quelle case possano essere trasferite e utilizzate nei luoghi del terremoto per ospitare le persone colpite dal sisma, va bene: si tratta solo di scegliere una priorità che oggi c’è.

Per quanto riguarda i vincoli dell’Europa, è doveroso che l’UE riconosca all’Italia la flessibilità di fronte ad un evento drammatico come questo perché deve metterci nelle condizioni di affrontare l’emergenza. Sta nelle regole e nello spirito europeo. È strano, invece, che sulla vicenda delle emergenze sismiche (che riguarda in prevalenza i Paesi del Sud), l’Europa non abbia normative che prevedano interventi. Questo è un tema da porre e affrontare nelle sedi delle istituzioni europee unitamente a quello della flessibilità.

Per quanto riguarda le scelte del nostro Governo, forse, sulla questione della messa in sicurezza del territorio dagli eventi sismici potrebbe essere opportuno pensare ad un modello analogo a quello messo in campo contro il dissesto idrogeologico, con la costruzione di una task force e l’individuazione di progetti finanziati per mettere in sicurezza parti del Paese. È evidente che servirebbero più soldi e più idee ma il tema della prevenzione andrebbe affrontato in maniera specifica, esattamente come si è scelto di affrontare il tema del risanamento dal dissesto idrogeologico.

Video della trasmissione»


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