Il contratto di Governo Lega-M5S è fondato sulla paura

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Il contratto di Governo Lega-M5S è fondato sulla paura perché molti contenuti riguardano la legittima difesa, la lotta all’immigrazione (oltretutto non si considera che mandare via 500mila clandestini dall’Italia è più costoso dei 5 miliardi che spendiamo per l’accoglienza e il problema dell’accoglienza continueremmo comunque ad averlo). Lega e M5S hanno anche lucrato molto sulla paura.
Non mi stupirei se nei prossimi giorni partisse un’offensiva securitaria perché tutte le altre questioni previste dal contratto sono molto più complicate da attuare, e questo comporterebbe il rischio di mobilitare tutte le forze dell’ordine sulla questione dell’immigrazione e della repressione della microcriminalità predatoria, tralasciando attività molto più importanti come quella della lotta alle mafie e la prevenzione al terrorismo, che occupano una parte consistente del lavoro dell’attuale Ministero degli Interni.

Video dell'intervento»

I cittadini hanno un ruolo importantissimo per la sicurezza nei quartieri

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Intervento a Tagadà su La7.

I cittadini possono fare un lavoro importantissimo rispetto alla questione della sicurezza nei quartieri.
Ci sono molti quartieri che hanno cambiato prospettiva proprio perché, oltre all’intervento del Comune e delle forze dell’ordine, sono intervenuti anche i cittadini, che si sono riappropriati dell’utilizzo del territorio.
La Comasina a Milano si è liberata, oltre che per l’intervento delle forze dell’ordine, grazie ai comitati di quartiere e ai cittadini che si sono riappropriati degli spazi.
Per la Lega, invece, l’unica soluzione ai problemi della sicurezza è armare i cittadini e far sparare.
Se fossi un imprenditore o un esercente soggetto a rapine, chiederei al Governo che le volanti della polizia passino con maggiore frequenza e chiederei sistemi di videosorveglianza, non chiederei la possibilità di sparare.
La legge sulla legittima difesa comunque c’è, è stata fatta anni fa dalla Lega e dice che la difesa deve essere commisurata al rischio che si percepisce.
Più di questo c’è solo il Far West.

Momenti di incontro per ricostruire il senso di comunità, non proclami contro gli immigrati

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Il Municipio 9, nei giorni scorsi, è stato teatro di due fatti significativi.
Innanzitutto va evidenziato lo sgombero degli occupanti abusivi dalle case Aler di viale Fulvio Testi, che è senza dubbio un fatto positivo: riportare la legalità in quei quartieri, difendere le tante persone perbene che vivono e spesso diventano ostaggi di vere e proprie organizzazioni criminali deve diventare una priorità nelle periferie. Ma una volta sgomberati gli abusivi serve ricostruire una comunità per diffondere gli anticorpi contro l’illegalità: si tratta di un lavoro lungo e difficile, che passa anche dalla moltiplicazione dei momenti di incontro, di festa, di condivisione. Per questo l’inerzia del Consiglio di Municipio 9 a guida centrodestra che ha impedito e impedisce lo svolgimento delle feste di via (purtroppo quella di Primavera, prevista ad Affori per il 15 aprile è già stata cancellata) non aiuta a migliorare la convivenza nella zona.
Se, sul tema della sicurezza, nel Municipio 9 si facessero un po' meno chiacchiere e proclami contro gli immigrati e si desse una mano a rivitalizzare i quartieri, forse ci sentiremmo tutti più sicuri.

Le risposte alla domanda di sicurezza

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Articolo pubblicato da Huffington Post.

La crisi economica insieme alla globalizzazione hanno prodotto l’una l’impoverimento di una parte degli italiani e l’altra il venir meno di tanti strumenti che consentivano nei vecchi Stati nazionali di poter condizionare i processi economici e sociali e, complessivamente, hanno provocato preoccupazione e incertezza per il futuro.
Ci si sente tutti più precari e meno protetti al di là del reddito o della posizione lavorativa. Per questa ragione il tema della sicurezza è diventato sempre più centrale.
Non sono aumentati i reati in questi anni, anzi, ma è aumentata la paura del futuro, la diffidenza verso il cambiamento e, spesso, la preoccupazione di ritrovarsi soli e indifesi di fronte ai problemi.
Di fronte a questo quadro, in questa campagna elettorale, il dibattito rende evidente l’esistenza di due risposte da parte della politica, fondamentalmente diverse e quasi incompatibili tra loro, che descrivono oggi il vero discrimine tra due campi.