Negare il fenomeno è come farsi complici della 'ndrangheta

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Intervista pubblicata da La Provincia.

«C’è una parte della politica che ancora oggi, dopo l’ennesima inchiesta sulla presenza della ‘ndrangheta al Nord, fa fatica ad ammettere che il fenomeno esiste. Questo negazionismo è pericoloso, se non addirittura rischia di essere complice di una penetrazione sempre più capillare e radicata della criminalità organizzata nel nostro territorio». Franco Mirabelli, senatore, Capogruppo PD in Commissione Parlamentare Antimafia, affronta il nodo dei rapporti tra politica e ‘ndrangheta, come è emerso dall’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano e della Procura di Monza.
Per quanto riguarda Cantù, i mafiosi controllavano il cuore della città, piazza Garibaldi, anche con modalità violente.
«Sì, e ciò dimostra che la “locale” di Mariano Comense, nonostante i tanti arresti che si sono succeduti nel corso degli anni, è viva e vegeta e ha la capacità di intervenire molto significativamente, utilizzando metodi che altrove, al Nord, non impiega.

La strada del dialogo è l'unica possibile

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Intervista  Radio Popolare.

A Sesto San Giovanni la Festa del Sacrificio è stata celebrata nel container che in questo momento è adibito a Moschea e che si trova nel cantiere che dovrebbe veder sorgere la futura Moschea di Sesto. La vicenda di Sesto San Giovanni ha molte analogie con quella avvenuta a Cantù e dimostra che c’è un’assurda volontà dell’amministrazione comunale di mostrare la distanza dalla comunità islamica e di discriminarla.
A Sesto, come a Cantù, la curia si è espressa e ha chiesto al Sindaco di non rinunciare al dialogo. Un rappresentante del decanato è venuto, come tutti gli anni, a salutare la comunità musulmana nel luogo in cui si stava celebrando la Festa del Sacrificio.
A Sesto, come a Cantù, la comunità musulmana ha scelto di celebrare ugualmente la ricorrenza ma in un luogo più piccolo e facendo i turni, rinunciando, quindi, agli aspetti che maggiormente riguardavano la festa e che coinvolgevano di più i bambini.
Va ricordato che stiamo parlando di una Festa molto attesa nella comunità musulmana.

Discriminatorio negare il PalaSesto alla Comunità islamica sestese

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Questa mattina ho incontrato i responsabili della comunità islamica sestese per portare loro la solidarietà dopo che gli è stato impedito di utilizzare il PalaSesto per la Festa del perdono che da oltre vent’anni veniva svolta lì. Sono andato per testimoniare l’impegno delle istituzioni a garantire il rispetto dei diritti di tutti i cittadini italiani, qualunque religione professino.
Chiediamo da tempo alle comunità musulmane di favorire un processo di integrazione e legalità e la comunità islamica sestese da anni dialoga con le istituzioni e lavora in questa direzione. La decisione del Comune di Sesto di negare il palazzetto dello sport è una scelta discriminatoria e che rischia di far fare passi indietro sulla strada del dialogo che si stava perseguendo e che viene sollecitata anche dalla Curia sestese.
Chiediamo giustamente ogni giorno a tutti di rispettare doveri e legalità e di costruire su questo un’integrazione positiva. Non possono essere, quindi, le istituzioni a violare questo patto, non riconoscendo i diritti e discriminando.

Garantire la libertà di culto a Sesto San Giovanni

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Questa mattina abbiamo chiesto al ministero degli interni e alla Prefettura di intervenire con urgenza per impedire che a Sesto San Giovanni l’amministrazione comunale privi una intera comunità di un diritto fondamentale come quello che garantisce la libertà di culto e il suo esercizio a tutti i cittadini e a tutte le confessioni religiose.
Dal 2010, la comunità islamica di Sesto San Giovanni ogni anno celebra la Festa del Sacrificio, senza alcun problema e senza alcuna tensione, con una iniziativa presso il palazzetto dello sport della città.
Quest’anno la nuova amministrazione sestese, che sulla discriminazione verso gli islamici ha fondato gran parte della propria campagna elettorale, ha deciso di non concedere l’utilizzo dello spazio pubblico adducendo giustificazioni burocratiche evidentemente strumentali, pretendendo il rispetto di una convenzione futura e non rispettando quella in essere.
Credo che, senza un intervento delle istituzioni che richiami il Sindaco di Sesto ai propri doveri e per ristabilire la legalità e il rispetto dei diritti, si rischi di alimentare un clima di conflitto oltre che consumare una ingiustizia. Per questo auspichiamo dal Ministro e dal Prefetto un intervento urgente che consenta la celebrazione della Festa che è programmata per il 1 settembre.