Le divisioni del centrodestra e il rilancio di Milano

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Intervento a Radio Lombardia.

In merito alle vicende del centrodestra a Roma, non credo che il tema sia lo scontro tra leader rampanti e Berlusconi ma penso che ci siano due centrodestra: uno che guarda di più al Partito Popolare (come ad esempio Forza Italia) e poi ce n’è uno che guarda alla Le Pen e a quelle esperienze che in Italia si traducono in Casa Pound e altre forze neofasciste.
Questo scontro si è esplicitato a Roma. A Milano questa problematica è stata nascosta dal centrodestra sotto al tappeto e ogni tanto riemerge quando si discute di moschee o di sicurezza. L’impressione, quindi, è che a Milano il centrodestra stia insieme perché ambisce a vincere le elezioni e a sconfiggere la sinistra.
Personalmente, non penso che ci si possa candidare alle elezioni con il solo proposito di sconfiggere gli avversari ma perché si ha un programma e un progetto comune per la città. A Milano, il progetto comune del centrodestra non riesco a vederlo: ogni volta che Parisi ha provato a dire delle cose, è sempre intervenuto Salvini a spiegare che quei progetti non andavano bene. Dopo l’ultimo scontro, Parisi ha smesso di fare proposte e si limita a dire solo che il centrosinistra ha governato male, senza più chiarire cosa vuol fare il centrodestra. Forse hanno qualche problema a dirci cosa vogliono fare perché anche su questioni fondamentali, come ad esempio la sicurezza o le periferie, hanno delle differenze di vedute al loro interno.

Se Parisi teme si torni alla prima Repubblica, diffidi dai suoi sostenitori

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Se Parisi teme si torni alla prima Repubblica è meglio che si guardi alle spalle e diffidi dei suoi sostenitori. Formigoni e Maroni sono quelli che hanno nominato i dirigenti che in 20 anni hanno governato Aler e distrutto i quartieri popolari ispirandosi alle pratiche spartitorie della prima Repubblica e Salvini, come avveniva nella prima Repubblica, attacca i magistrati ogni volta che trovano i suoi con le mani nella marmellata.

Sala per Milano è l'opportunità di continuare a correre

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Beppe Sala, per Milano, è l’opportunità di continuare a correre, di continuare a diventare una città più internazionale, capace di definire una propria vocazione, di attrarre investimenti, di creare lavoro e capace di diventare la città di riferimento nel mondo sull’agroalimentare, sulle scienze umane e su ciò che Expo ha lasciato.
Milano, inoltre, è la città su cui Beppe Sala, avendo idee forti per il futuro, da sindaco può proseguire anche il risanamento di ciò che ancora non va, a partire da alcune periferie e dai quartieri popolari.
C’è una sinistra di governo che pensa che i problemi vadano affrontati e che le idee di sinistra si traducano poi in azioni concrete amministrative che sta già tutta con Beppe Sala.
C’è poi una sinistra che preferisce fare la testimonianza, come dice anche Basilio Rizzo, che è molto distante da noi e che fa altre scelte.

Parisi e Gelmini scelte vintage

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Con la scelta della Gelmini prosegue la linea vintage e nostalgica del centrodestra.
Cercano di rimettere insieme con gli stessi protagonisti il passato che ormai ha perso, con una squadra per Milano senza milanesi: candidato sindaco romano e capolista bresciana.