Intervista su Consiglio Regionale e costi della politica

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  1. Consigliere Franco Mirabelli “La Repubblica” di martedì 27 dicembre u.s. ha pubblicato un’inchiesta dal titolo emblematico “Sedute poche, compensi tanti l’aula d’oro del Pirellone costa 30mila euro a riunione”. Visto che le fa parte dell’aula del Pirellone ci spiega come stanno le cose dal suo punto di vista?
E’ difficile riassumere il lavoro del consiglio regionale e quantificarlo così. Andrebbe anche detto che il consiglio regionale della Lombardia resta il consiglio che costa meno in Italia e che ha il rapporto più alto tra abitanti e consiglieri, inoltre, per il suo funzionamento sono stati ridotti di oltre un milione i costi in questo inizio di legislatura. Detto questo è chiaro che qualunque costo appare eccessivo se il Consiglio non produce leggi, norme e provvedimenti che aiutino i cittadini lombardi e migliorino la sanità, le politiche ambientali, quelle per la casa ecc.. Su questo l’inerzia e le divisioni interne alla maggioranza di centro destra hanno, in questi mesi, fatto sì che il consiglio non abbia lavorato come avrebbe potuto e siano state portate in discussione poche leggi. Dopo di che, come in tutte le cose, ci sono consiglieri che lavorano tanto e consiglieri che lavorano poco, dipende dalla volontà e dall’impegno di ogn’uno. Fortunatamente i consiglieri regionali sono eletti dai cittadini con le preferenze e questo consente loro di dare un giudizio. 
  1. Qualche cosa però sta cambiando: per dare un segnale importante che anche la politica si allinea all’austerità imposta dai governi Berlusconi e Monti sono state introdotte diverse novità e tagli consistenti alle spese del Pirellone: ce le può illustrare? 
Da tempo sosteniamo che la politica deve dare un messaggio chiaro di sobrietà, tagliare i costi, abolire quelli che giustamente vengono considerati dai cittadini come privilegi inaccettabili in una fase di crisi e di difficoltà per il Paese e per gli italiani. Occorre tagliare i costi della politica anche per togliere argomenti a chi cerca di dare un messaggio pericoloso: cioè che la democrazia e le istituzioni sono un costo che il Paese non può permettersi. Si deve tagliare senza cedere alla propaganda e alla demagogia, nella convinzione che chi fa le leggi è giusto abbia un riconoscimento economico che lo renda indipendente e che consenta, non solo a chi è ricco di suo, di stare nelle istituzioni.
Abbiamo promosso a settembre una proposta di legge che ha avviato un percorso legislativo che, il 12 dicembre 2011, ha portato alla approvazione di una norma che, in sintesi, taglia gli stipendi dei consiglieri regionali del 10%, abolisce il vitalizio e l’indennità di fine rapporto, cancella il pacchetto di 10 viaggi aerei di andata e ritorno per Roma che era assegnato a ogni consigliere e aumenta, a proposito di produttività, la penalizzazione economica per chi non partecipa alle riunioni di Consiglio o di commissione. Questi interventi, a regime, porteranno alla Regione un risparmio di 5 milioni di euro all’anno. 
  1. Ritiene che quanto introdotto, su sollecitazione dei gruppi di opposizione e del PD in particolare, sia sufficiente o si potesse fare qualche cosa di più? 
Credo si siano ottenuti risultati importanti e che, oggi, la Lombardia insieme a Emilia e Toscana abbiano dato un segale forte nella direzione della riduzione dei costi. Ma si poteva fare di più e, ci spiace che la maggioranza sia rimasta sorda di fronte alle nostre sollecitazioni. In particolare avevamo proposto di introdurre un contributo di solidarietà del 10% per chi è in pensione e gode del vitalizio, di impedire il cumulo tra stipendi pubblici diversi e, soprattutto, di alzare dai 60 ai 65 anni l’età dalla quale è possibile percepire il vitalizio. Ci sembrava, nel momento in cui si chiede agli italiani di andare in pensione più tardi, un atto di giustizia e di equità, purtroppo siamo rimasti inascoltati. Resta comunque in essere la commissione che si è occupata di questa legge con l’impegno di proporre ulteriori interventi verso l’abbattimento dei costi della politica. Riproporremo lì queste idee.
 

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