La legge che punisce il voto di scambio c'è già e funziona

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Il voto di scambio politico-mafioso è già punibile e già punito nel nostro ordinamento, grazie ad una legge che ha modificato l'articolo 416-ter del Codice penale e che è stata approvata nella passata legislatura. Una legge frutto di una campagna larga della società civile precedente alle elezioni e che aveva raccolto 500 mila firme su un testo che poi approvammo in Parlamento. La modifica che propongono oggi il senatore Giarrusso e il M5s rischia invece di allargare le maglie del voto di scambio e di compromettere tutto il lavoro fatto fin qui.
Pretendere che per il voto di scambio ci sia 'consapevolezza' della mafiosità dei contraenti significa mettere a rischio l'efficacia stessa della norma. Non a caso chi nella passata legislatura chiese la legge, oggi dice di fermarsi. La mafia non si combatte cercando di appuntarsi medaglie, ma con l'unità delle forze politiche. Bisogna smettere di usare la lotta alla mafia per fare propaganda. Fermiamoci, perché questa modifica non è necessaria, ma anzi rischia di compromettere la lotta contro il voto di scambio politico-mafioso.

Intervento in Senato»

Le mafie al Nord

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Intervento svolto alla presentazione del libro “L’olandese, il carabiniere e il convitato di pietra” (video).

Voglio ringraziare Giovanni Poletti, autore del libro “L’olandese, il carabiniere e il convitato di pietra”, perché non è scontato scegliere di parlare di mafie in un romanzo, soprattutto di questi tempi.
In questi tempi, infatti, i problemi della sicurezza del Paese sembrano essere rappresentati dai bambini di Lodi o dal sindaco di Riace o dalle persone che fanno richiesta della cittadinanza e che - come prevede il testo del “Decreto Sicurezza” - vedranno allungarsi i tempi di quattro anni.
In realtà, nel libro “L’olandese, il carabiniere e il convitato di pietra”, Poletti racconta bene che i problemi del Paese rispetto alla criminalità e alla sicurezza sono ben più grandi e più corposi.
Abbiamo di fronte un nemico che rischia di passare in secondo piano e invece deve essere presentato e percepito come una priorità da combattere.
Credo che non sia stato un bel segnale per il Paese l’aver fatto un decreto in cui si sono accomunate sicurezza e immigrazione, dove la maggior parte degli articoli presenti non è volto a far sentire più sicuri i cittadini ma riguarda invece il tema dell’immigrazione, mentre solo due articoli parlano di mafie, in uno dei quali, oltretutto, si dice che bisogna vendere ai privati i beni confiscati alle mafie, con il rischio che a ricomprarli siano soggetti vicini a coloro a cui sono stati sottratti.

Al Ministro degli Interni la lotta alla criminalità non interessa

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Salvini dovrebbe garantire legalità e proteggere i cittadini dalla criminalità organizzata.
Oggi, per fare becera propaganda politica sull’unico tema che agita per gonfiare il suo consenso, ovvero la questione dell’immigrazione, utilizza le parole di un uomo che risulterebbe pregiudicato per reati molto gravi.
La condivisione di un video di un personaggio che, secondo quanto riportano oggi alcuni giornali, sarebbe legato alla ‘ndrangheta la dice lunga su quanto l’attenzione alla lotta alla mafia sia, per Matteo Salvini, ministro degli Interni, questione secondaria.
Per lui, prima del Paese, prima della lotta alle mafie, prima della sicurezza viene il suo interesse di parte: e allora vanno bene anche le affermazioni di un delinquente.

Non servono chiacchiere, ma difendere chi aiuta lo Stato

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Ciò che è accaduto ad Ostia, dove i genitori della pentita e collaboratrice di giustizia Tamara Ianni sono stati fatti oggetto di un attentato nella loro abitazione, è un fatto gravissimo che deve mettere in allarme le istituzioni.
Lo Stato deve fare molto di più per proteggere persone come la Ianni, le cui dichiarazioni hanno contribuito all'arresto di 32 persone e a infliggere un colpo fondamentale al clan Spada, operante sul Litorale romano.
Non bastano le dichiarazioni di sostegno, le istituzioni devono impegnarsi di più.
Non serve che il sottosegretario Gaetti chieda più presenza dello Stato, se poi non si occupa di mettere in sicurezza le famiglie di chi è a rischio.
Non servono chiacchiere ma difendere chi aiuta lo Stato.
Quel che serve a Ostia come in tutto il Paese è alzare l'attenzione con la consapevolezza che la lotta alla criminalità organizzata è quanto mai attuale e deve continuare ad essere una priorità per lo Stato.
E’ così che si garantisce sicurezza ai cittadini, non ricercando capri espiatori.