La lotta alla criminalità organizzata: il ruolo della politica e la cultura della legalità

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Intervento al dibattito "La lotta alla criminalità organizzata: il ruolo della politica e la cultura della legalità" alla Festa del PD a Melzo (video).

Il tema delle mafie riguarda quest’area del Paese.
Il giornalista Giampiero Rossi ha descritto un’evoluzione delle mafie. Noi dobbiamo sapere che oggi le mafie e in particolare la ‘ndrangheta - come spiega anche la Relazione conclusiva dei lavori della Commissione Parlamentare Antimafia della scorsa Legislatura - sono insediate al Nord, come in tutto il Paese.
Le mafie, infatti, sono un fenomeno nazionale ma ormai anche internazionale.
La ‘ndrangheta è un’organizzazione molto moderna, nonostante abbia anche riti atavici e origini lontane nel tempo.
La ‘ndrangheta ha l’idea di esportare la calabresità ma nel suo agire è molto moderna e ha una grande capacità di cambiare.
L’Italia ha i migliori investigatori e le migliori leggi del mondo per il contrasto della criminalità organizzata ma le mafie si attrezzano e cambiano per sfuggire.
Dal racconto fatto da Giampiero Rossi si capisce che oggi la ‘ndrangheta che è in grado di fornire servizi alle aziende: è partita dalla movimentazione terra, di cui ha il monopolio in Lombardia e in particolare nella provincia di Milano, ed è arrivata a fornire anche servizi non semplici (false fatturazioni, garantire credito) e una capacità di mettere in campo ogni volta strumenti nuovi.
Oggi possiamo dire con certezza - come mostrano le inchieste lombarde o emiliane - che il maggior radicamento della ‘ndrangheta è proprio al Nord perché qui ci sono i soldi e un’economia che funziona e la principale preoccupazione della ‘ndrangheta è quella di voler entrare in questo circuito.
Molti Procuratori stanno cominciando a dire che questa è la nuova priorità della ‘ndrangheta: lo spaccio di droga resta importante ma la priorità oggi è diventata penetrare nell’economia legale.
Penetrare nell’economia legale è possibile più è bassa l’attenzione alla legalità.
In questo senso, mi ha colpito molto l’ultima inchiesta milanese. In quell’inchiesta emerge che non tutto è mafia ma ci sono dei rapporti con la mafia ed è chiaro che lì si crea l’ambiente in cui la ‘ndrangheta trova disponibilità.
La ‘ndrangheta fornisce servizi alle imprese e le imprese sono omertose.
Nell’inchiesta di Milano entra anche la politica ma non nel modo tradizionale: non c’è interesse ad aggiustare l’appalto.
Dal quadro che emerge si capisce che si crea il terreno di coltura per le mafie perché c’è ancora un pezzo di ceto politico che ha agito esattamente come con Tangentopoli, e in alcuni casi sono anche le stesse persone di quel periodo, cioè ancora c’è chi concepisce la politica come una cosa per cui si agisce non guardando all’interesse pubblico ma guardando alla necessità di alimentare filiere personali e politiche, infilandosi in tutti gli spazi possibili con persone in grado di dare consulenze, altre in grado di dare affidamenti diretti e poi questo mondo entra in contatto con la ‘ndrangheta.
Dove c’è corruzione o dove c’è meno attenzione alla legalità la ‘ndrangheta trova terreno favorevole.
Il Procuratore di Venezia, di fronte alle inchieste che hanno portato agli arresti di camorra e ‘ndrangheta tra Padova, Verona e Venezia, chiede perché ci si stupisca dato che la ‘ndrangheta fornisce servizi e il Veneto è la Regione in cui c’è la più alta disponibilità all’evasione fiscale ed è evidente che la priorità è quella di fare i soldi.
La ‘ndrangheta fornisce servizi e, quindi, trova interlocutori nell’economia legale.

Riflettiamo su alcune domande.
Le mafie sono più contente o meno di una Legislatura come questa in cui, come ha detto Cantone durante un’audizione in Commissione Antimafia, si è invertito il trend legislativo rispetto al contrasto all’illegalità?
Nella precedente Legislatura tutti ci hanno riconosciuto di aver fatto la miglior legislazione antimafia possibile e mai prima nel corso di una Legislatura erano state fatte tante leggi utili ed efficaci per contrastare le mafie.
In quest’ano, a partire dal decreto per Genova fino allo “spazzacorrotti” o allo “sblocca-cantieri” si è fatta la scelta inversa, cioè si è scelto di mettere le questioni inerenti la legalità in secondo piano. Non ci saranno cantieri più veloci con il decreto “sblocca-cantieri” ma c’è il fatto che è stato tolto ad ANAC un ruolo e una funzione di controllo; sono stati facilitati percorsi di negoziazione e di affidamento diretto che rendono più facile la corruzione; si è scelto di dare il segnale che si torna ad aumentare i subappalti e le società che stanno nei consorzi possono avere i subappalti; inoltre ci sono una serie di norme che mandano il messaggio che si sono allentate le misure che garantivano la legalità perché si è interessati ad altro.
Le mafie sono più o meno contente di un trend per cui, in questa Legislatura, si dà il messaggio che si strizza l’occhio a chi non tiene particolarmente alle regole?
Personalmente, credo che la mafia, in un Paese in cui si fanno 9 condoni in un anno, non si trovi male perché passa il messaggio che le regole saranno anche importanti ma poi alla fine tutto si può aggiustare.
Aggiungo - e questo mi preoccupa molto - che non credo che la mafia sia arrabbiata di avere un Ministro degli Interni che continua a spiegare che le scorte sono un privilegio e che interverrà per ridurle.
Il problema, quindi, è la percezione che si crea con dei messaggi che si lanciano in questo modo, anche al di là delle azioni che poi si faranno o meno.
Si continua a lanciare il messaggio che le scorte non servono.
Si continua a spiegare che non servono le regole perché “è sufficiente il buon senso degli amministratori, i quali sono tutti onesti”.
E tutto ciò avviene in un momento in cui è più facile attaccare e screditare la magistratura a causa delle vicende del CSM ma anche perché c’è il tentativo di non riconoscerle il ruolo.
Abbiamo un Ministro degli Interni che ogni giorno fa dichiarazioni entusiastiche per la retata di qualche spacciatore ma tace quando ci sono inchieste come quelle di Milano che riguardano i colletti bianchi, o quando ci sono inchieste come quella siciliana sul rapporto tra politica, imprenditori e mafia.
Credo che la mafia non abbia alcun problema se c’è un Ministro degli Interni che ogni giorno rivolge loro solo parolacce e mai azioni concrete di contrasto.
Credo che la mafia sia abbastanza soddisfatta del fatto che si mandano messaggi come quelli citati fin qui.

Inoltre, penso che al Nord ci sia un problema di cui dobbiamo essere avvertiti che è ancora più grave. Su cosa le mafie e la ‘ndrangheta in particolare stanno costruendo le loro fortune al Nord? Su una strategia: hanno abbandonato per lo più l’aspetto militare, gli arsenali ce li hanno ancora ma non li usano perché non vogliono farsi vedere e questo comporta il fatto che ci sia un allarme sociale bassissimo.
L’opinione pubblica nei confronti delle mafie ha una sensibilità scarsissima, non le vede e non le sente; ha gioco facile chi dice che il problema è lo spacciatore che si vede sotto casa o le prostitute o i posteggiatori abusivi, come vengono indicati nel primo “Decreto Sicurezza”.
Sono tutti problemi seri ma dire che ci sono solo questi e la mafia non è un problema o occuparsene solo per dire che i beni confiscati possono essere venduti per fare casa invece di destinarli al sociale, crea un rischio vero.
Il compito della politica oggi è far capire che le mafie sono pericolose anche se non sparano perché i miliardi di soldi che arrivano da traffici illeciti che consentono di governare una parte dell’economia legale mettono in discussione pezzi di democrazia, di libertà, di diritti, di libertà di impresa.
L’impresa che ha accanto la ‘ndrangheta è più forte dell’impresa che agisce legalmente e onestamente e il rischio è che tanti discorsi che si fanno sul merito spariscono se non si capisce quanto sia pericolosa l’illegalità e la penetrazione delle mafie nell’economia legale.
Queste cose devono essere dette anche se si rischia di non essere compresi perché sono cose che le persone non vedono.
Nonostante i Cinque Stelle avessero fatto della legalità un tema fondamentale per loro, oggi sento una sorta di accettazione di una situazione che, invece, ha bisogno di essere combattuta: c’è bisogno di una reazione e c’è bisogno di rialzare quelle barriere contro l’illegalità e contro le mafie che “questo Governo sta abbassando provvedimento per provvedimento” come segnala Cantone.

Video dell'intervento»  



Il punto è cercare di far capire qual è la pericolosità delle mafie.
In Italia, fino a pochi mesi fa, il tema della corruzione e della legalità erano temi centrali e vorrei che su questo non si tornasse indietro.
La sensazione, però, è proprio quella che si stia tornando rispetto ai temi della legalità e della corruzione.
L’Autorità Nazionale Anti-Corruzione è stata istituita 5 anni fa; con la legge anticorruzione erano stati conferiti maggiori poteri ad ANAC ed era stato fatto su una spinta sociale, in seguito ad una serie di scandali per cui si era manifestato il bisogno di agire.
L’istituzione di ANAC è stata una cosa seria: avevamo deciso di farla funzionare e di darle un ruolo preventivo e i poteri che erano stati conferiti servivano a verificare se i capitolati delle gare d’appalto andavano bene e garantivano la sicurezza.
A mio avviso, questo rispondeva anche ad un’altra esigenza che, dopo la riforma degli Enti Locali, veniva posta dai dirigenti e funzionari che si trovano a firmare le autorizzazioni, cioè di avere un soggetto che garantisse se tutto andava bene o meno.
Non mi pare che ANAC abbia bloccato qualcosa ma se anche fosse accaduto si sarebbe potuto sempre intervenire per correggere mentre, invece, il Governo giallo-verde ha scelto di mettere da parte l’Autorità Nazionale Anti-Corruzione su tutte le questioni che riguardano gli appalti. Inoltre, con il decreto “sblocca-cantieri” si dà la possibilità di nominare dei commissari straordinari in qualsiasi questione che possono agire in deroga a tutte le regole, anche senza che vi siano delle emergenze.
Quando, nella scorsa Legislatura, il PD al Governo decise che per Expo si sarebbero potute fare delle scelte in deroga ai regolamenti, M5S ha detto qualunque cosa contro mentre ora tutto ciò si potrà fare su ogni appalto e senza motivo.
Con il decreto “sblocca-cantieri” un altro problema sarà che gli amministratori e i funzionari che devono firmare avranno ancora più paura ad assumersi delle responsabilità perché oltre a non avere più il supporto di ANAC, c’è un testo di legge scritto male, che presenta molte incertezze e che prevende un regolamento che arriverà forse tra 18 mesi.
Dire poi che la mafia dà lavoro è una stronzata. Soprattutto, è una stronzata dire che la mafia dà lavoro al Nord.
La mafia al Nord sfrutta il lavoro.
La mafia al Nord priva i lavoratori dei diritti e delle cose elementari che riguardano la sicurezza.
La mafia al Nord assume le persone, dà loro uno stipendio ma poi se ne riprende la metà.
Lo dimostrano le inchieste.
Questo è il lavoro che dà la mafia.
Davvero pensiamo che al Nord non ci siano alternative a questo lavoro?
Le alternative ci sono, tanto che i lavoratori, i mafiosi, li portano al Nord dal Meridione e i subappalti lì dànno ad aziende loro ma comunque si tratta di lavoro in forme irregolari.
Non usiamo alibi, quindi: al Nord lo strumento principale con cui la ‘ndrangheta costruisce il consenso sociale è l’idea che una parte di questa società mette i soldi sopra tutto.
Questo è il punto e bisogna dirlo.
Non è vero che al Nord la mafia dà lavoro o supplisce alle carenze dello Stato.
Dire che al Nord la mafia supplisce alle carenze dello Stato è una cosa non credibile.
La mafia al Nord costruisce il consenso perché c’è una parte di questa società che pensa che il profitto e lucrare, al di là delle regole e di ogni forma di legalità, sia una cosa giusta, utile e tende a farlo.
Rispetto al problema della lentezza dei processi, invece, siamo certi che non riguarda la criminalità organizzata: la Direzione Nazionale Antimafia e la magistratura, infatti, su questo fronte operano bene, velocemente e in maniera diversa dagli altri settori.
Ilda Boccassini a Milano diceva sempre che prima di arrestare qualcuno voleva essere sicura al 100% che poi quella persona sarebbe rimasta in carcere anche dopo il passaggio dal GIP. Per cui, costruire bene le inchieste serve anche ad accelerare i tempi processuali.

Video dell'intervento» 



Fortunatamente le mafie uccidono un po’ meno. Uccidono sia per soldi che per vendetta, però, pensare che i mafiosi stiano insieme e delinquono per diventare ricchi non è sempre vero. Gli ‘ndranghetisti capi delle locali del Nord fanno mestieri umili (guidano le gru, fanno i parrucchieri) e non delinquono per avere tanti soldi ma per avere potere e controllare il territorio.

Video delle domande del pubblico delle risposte» 



Video dell'incontro»  
Video dell'intervento di Claudia Peciotti»  
Video dell'intervento di Giampiero Rossi»  
Video dell'intervento di Angelo Orsenigo»  
Video dell'intervento di Giuseppe Villani»  
Video dell'intervento di Franco Mirabelli»  
Video del secondo intervento di Giampiero Rossi»  
Video delle domande del pubblico delle risposte di Franco Mirabelli»  
Video del secondo intervento di Franco Mirabelli»  
Video delle domande del pubblico delle risposte di Franco Mirabelli e Giampiero Rossi»  
Video di tutti gli interventi»


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