A mano disarmata

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Intervento alla presentazione del libro "A mano disarmata" di Federica Angeli alla Festa dell'Unità di Torino.

Video dell’incontro»

Credo che vada dato un riconoscimento alla giornalista Federica Angeli per il libro che ha scritto.
Le vicende che vengono raccontate nel libro “A mano disarmata” sono emerse dai fatti di cronaca riguardanti Ostia.
Nella scorsa legislatura siamo anche stati a Ostia con la Commissione Parlamentare Antimafia e abbiamo fatto tutto ciò che era possibile per occuparci di ciò che avveniva in quel territorio e per fare in modo che se ne occupasse anche la magistratura.
Su Ostia un obiettivo lo abbiamo raggiunto perché il Municipio è stato sciolto e commissariato per mafia, anche se poi ci sono ancora delle discussioni sulla questione della mafia e del reato di associazione mafiosa previsto dall’articolo 416bis nella magistratura giudicante nei processi dell’inchiesta “Mafia Capitale”.
Ostia comunque è il Municipio sciolto per mafia più grande del nostro Paese.
Il libro di Federica Angeli, anche per chi conosce già le vicende di Ostia, però, cambia la prospettiva perché mostra come episodi riportati dalla cronaca sono stati vissuti da dentro, da una donna con una famiglia e che, per una lunga fase, è stata da sola, sicuramente isolata nel suo quartiere.
Federica Angeli ha dovuto subire tanto, ha avuto ripercussioni sui suoi rapporti familiari e amicali; le è cambiata la vita eppure ha scelto di non smettere mai, di andare avanti fino in fondo, convinta che ciò che stava facendo fosse giusto e lo stava facendo per il futuro del Paese e pensando sempre ai suoi figli.
Di tutto questo dobbiamo ringraziarla.
Nel libro “A mano disarmata” c’è questo continuo racconto su ogni volta che nasceva un dubbio o che si alzavano le intimidazioni, le minacce e i rischi e più la Angeli diceva di voler andare avanti, proprio per i figli che poi venivano minacciati.
Trovo che questa sia una cosa straordinaria.
Inoltre, questo libro ha un grande valore proprio perché fa vedere da un’altra parte e da un altro punto di vista ciò che racconta la cronaca spesso in modo freddo.
Noi ragioniamo sui procedimenti giudiziari però ci vogliono coraggio e grandi motivazioni per fare ciò che ha fatto Federica Angeli e questo le va riconosciuto.
La politica a Roma e Ostia ha ancora molto da fare, anche il PD e il centrosinistra.
A mio parere, a Ostia quel clima culturale descritto nel libro “A mano disarmata”, purtroppo, non è cambiato.
L’unico posto in cui la Commissione Antimafia ha svolto le audizioni in una caserma è Ostia.
Nel libro si racconta spesso delle persone che nelle interviste affermano che il problema non è certo la mafia ma sono le buche della strada e Federica Angeli spiega bene il clima quando dice che a Ostia “il bene e il male erano consapevoli l’uno dell’altro ma convivevano facendo finta di ignorarsi”.
Grazie a Federica Angeli si è acceso un grande riflettore su Ostia, le forze dell’ordine e la magistratura sono intervenute e molti esponenti dei clan sono stati arrestati e sono anche stati condannati al 41bis.
Ma se non si rompe questo meccanismo in cui le persone per bene, per quieto vivere, ignorano cosa succede, arrivando anche a ignorare la battaglia di una donna che lì è stata sola per un lungo periodo, abbiamo ancora molto da lavorare.

Il dato positivo di tutta la storia è che Federica Angeli è sotto scorta perché le persone che ha denunciato con le sue inchieste sono state arrestate.
In merito alle polemiche delle scorse settimane riguardanti le scorte, posso assicurare che non è il Ministro degli Interni a deciderle.
Tutte le discussioni di Salvini sulla scorta a Roberto Saviano o altri rientrano nel mood intrapreso dal Ministro in questi mesi per cui si minacciano i magistrati, si minacciano ritorsioni quando succedono cose che non gli piacciono e si minaccia anche chi è fuori dal coro e dal pensiero unico che si vorrebbe far passare, pur senza avere nessuno strumento effettivo per concretizzare ciò che viene annunciato.
Sono anche molto preoccupato perché temo i membri di questo Governo abbiano un’idea della lotta alla mafia tutta propagandistica, secondo cui viene detto che loro fanno la lotta alla mafia, parlano molto con frasi ad effetto, ma non si vede l’impegno concreto nel mettere in campo forze e risorse e attenzione contro le mafie.
Si continuano, invece, a mettere in campo forze e risorse contro l’immigrazione e contro i rom.
Ho l’impressione che la lotta alla mafia rischi di diventare un feticcio mentre noi abbiamo bisogno di azioni concrete.
Nella scorsa legislatura abbiamo fatto moltissimo per la lotta alla mafia e abbiamo dato moltissimi strumenti alle forze dell’ordine.
Abbiamo bisogno di lavorare davvero su queste questioni per aggredire le mafie e per dire alle persone che a queste cose ci dobbiamo pensare tutti.
A Ostia la situazione è ancora simile a quella descritta dal libro di Federica Angeli.
I boss sono in carcere ma, se non cambia il clima culturale e se le persone non escono dalla paura, non si vince la mafia.
La mafia non vince sempre e non bisogna essere degli eroi per sconfiggerla. Quando la gente smette di aver paura, infatti, la mafia non ha più molti strumenti per intervenire.
Il coraggio di Federica Angeli, il suo non aver avuto paura ha permesso di far arrestare i boss di Ostia.
Il film “Tulipani” racconta la storia di un olandese che va in un paesino della Sicilia e si dedica alla coltivazione e alla vendita dei tulipani e la mafia gli va a chiedere il pizzo. Di fronte ai rifiuti a pagare da parte dell’olandese, la mafia compie una serie di attentati ai suoi danni ma lui va avanti e alla domanda che gli pongono sul perché non si sia piegato, l’olandese risponde che i mafiosi si sconfiggono solo non piegandosi.
Finché la gente avrà paura, i mafiosi ci saranno.
Per questo penso che ci sia un grande lavoro culturale da fare.
Bisogna anche dire che la mafia c’è, esiste e non è più solo nel Meridione ma anche al Nord, in Piemonte, in Lombardia come mostrano le inchieste e i dati sui beni confiscati.
A mio parere, un Ministero degli Interni deve proteggere le persone, soprattutto coloro che in qualche modo hanno anche svolto una funzione di supplenza rispetto a ciò che avrebbe dovuto fare lo Stato e, il minimo che possiamo fare, è garantire loro l’incolumità.
La necessità di risparmiare risorse non può essere una giustificazione accettabile per il taglio delle scorte.
 

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