In nome del figlio. Saveria Antiochia, una madre contro la mafia

pubblicato il .

Intervento svolto alla presentazione del libro "In nome del figlio. Saveria Antiochia, una madre contro la mafia".

Jole Garuti ha raccontato cose importanti nel libro “In nome del figlio. Saveria Antiochia, una madre contro la mafia”, ed ha anche fatto cose importanti in questi anni: è stata una delle fondatrici di Società Civile e una delle fondatrici di Libera. Chi conosce Jole Garuti conosce anche il suo straordinario impegno nel lavoro che porta avanti. La lotta alla mafia, infatti, la fanno le forze dell’ordine ma i colpi più pesanti sono stati subiti dalle mafie nel momento in cui si è mobilitata la società civile, indignandosi e ribellandosi.
Libri come “In nome del figlio. Saveria Antiochia, una madre contro la mafia” raccontano cosa sono state le mafie in Italia e, quindi, anche cosa possono tornare ad essere.
Le mafie, infatti, ci sono ancora: hanno subito colpi durissimi, hanno fatto scelte strategiche diverse ma ci sono.
La ‘ndrangheta, ad esempio, per mimetizzarsi meglio nella società ha scelto di abbandonare gli aspetti militari e agire penetrando l’economia legale ma gli arsenali li ha ancora e se servissero verrebbero usati, come hanno raccontato i magistrati che hanno seguito l’inchiesta Aemilia.
Sono importanti, dunque, questi libri e il lavoro che fanno persone come Jole Garuti, Nando Dalla Chiesa, o le associazioni come Libera perché è un lavoro che fa tenere accesi i riflettori sul problema delle mafie, ricordando che ci sono ancora e che sono molto pericolose anche se non si vedono.
Oggi, infatti, in Italia c’è molta preoccupazione per i piccoli reati di strada ma non c’è alcun allarme sociale rispetto al fatto che le mafie ci sono.
La Relazione conclusiva della Commissione Parlamentare Antimafia esplicita chiaramente che la ‘ndrangheta è insediata al Nord.
Il libro “In nome del figlio. Saveria Antiochia, una madre contro la mafia”, inoltre, è importante perché mostra che le mafie si possono combattere; si può uscire anche da situazioni che sembrano impossibili grazie all’impegno delle persone, alla capacità di indignazione.
Negli anni di Beppe Montana e Ninni Cassarà non c’era indignazione civile: la mafia era una cappa sulla Sicilia e mettersi contro era una scelta difficile e pericolosa. Molti uomini che hanno combattuto la mafia sapevano a cosa rischiavano di andare incontro.
Il libro “In nome del figlio. Saveria Antiochia, una madre contro la mafia” racconta anche la storia del figlio di Saveria Antiochia che decide di andare a Palermo per aiutare Cassarà a combattere la mafia dopo l’omicidio di Montana. Oltretutto si era capito che l’attentato che ha ucciso Montana era stato concepito per uccidere anche Cassarà perché avrebbero dovuto trovarsi insieme.
Questo mostra, dunque, la determinazione forte del figlio di Saveria Antiochia nel voler stare vicino a Cassarà perché aveva bisogno di aiuto e avviene in una situazione in cui non solo non c’erano soldi da parte dello Stato per aiutare le forze dell’ordine ma c’era anche un clima ostile.
Lo dimostra anche la costituzione della squadra “catturandi” di Palermo, che era stata pensata perché la squadra mobile normale non riusciva mai ad anticipare i criminali che si dovevano arrestare perché evidentemente c’erano infiltrazioni che consentivano di preavvertire chi doveva essere preso: servivano, quindi, una serie di persone selezionate, fidatissime e capaci.
Queste persone hanno rischiato la loro vita in un quadro ostile non solo in città ma anche accanto a loro. La società civile non era al loro fianco.
Da questo quadro si esce sicuramente perché lo Stato nel frattempo si è attrezzato, anche grazie alle proposte di Falcone e Borsellino, che sono morti perché stavano costruendo la Direzione Nazionale Antimafia, che è stato lo strumento che ha consentito di dare grandi colpi alla mafia. Falcone, nonostante i mille tentativi di impedimenti, era riuscito a fare il maxi-processo.
Alle forze dell’ordine, magistrati, carabinieri dobbiamo tantissimo ma un grande contributo alla lotta alla mafia è stato dato soprattutto dalla rivolta della società civile che c’è stata dopo le stragi.
Saveria Antiochia aveva lanciato l’allarme ancora prima con la lettera scritta al Ministro dell’Interno dopo l’uccisione di suo figlio. Quella lettera non è solo la lettera di una madre ma è anche la lettera di una cittadina indignata che richiama lo Stato alle sue responsabilità, e lo fa in quel contesto ostile e pericoloso.
La vita di Saveria Antiochia è stata poi dedicata a educare, spiegare cos’è la mafia e come combatterla e a celebrare il sacrificio di un ragazzo che, esclusivamente per senso delle istituzioni, ha scelto che bisognava sacrificarsi per far vincere la legalità. Va dato merito a Saveria Antiochia di aver insegnato al figlio dei valori così forti da portarlo a scelte come quella.
Non dobbiamo perdere la memoria di queste vicende. Per questa ragione è importante che i libri come questo girino anche per le scuole, facendo vedere cos’è stata la mafia, sapendo che c’è ancora, fa altre cose e si è insediata anche al Nord. Forse inizialmente il rapporto è stato tra la potenza della mafia e le grandi imprese del Nord ma oggi ci sono gli insediamenti nel territorio per questo tutte le occasioni che ci sono per parlarne sono utili e importanti.

Video dell’incontro»

Nascondi modulo commenti

 10000 Caratteri rimanenti

Antispam Aggiorna immagine Case sensitive