Expo 2015: ieri, oggi e domani

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Più discutiamo di Expo, più cogliamo gli elementi e le potenzialità che questo grande evento porta con sé e più c’è la sensazione che ci sia stata una sottovalutazione di quello che può significare Expo per Milano.
Per la riuscita di Expo è importante che ci sia il coinvolgimento di tutta la città, che non vuol dire solo i soggetti economici ma vuol dire che bisogna coinvolgere i cittadini e questa è una questione seria.
Più iniziative si fanno per spiegare che cos’è Expo meglio è, perché questa sottovalutazione che si è creata trae origine dal fatto che Expo, inizialmente, era stato accolto dai milanesi con grande entusiasmo ma poi per tre anni si è discusso solo di consigli di amministrazione e di nomine, e le persone si sono un po’ disinnamorate.
L’Expo di Milano sarà più grande di quello di Shangai perché il numero dei Paesi che hanno già aderito e che allestiranno i propri padiglioni già oggi è più alto rispetto a quello dell’Expo cinese.
Expo Milano 2015, inoltre, si colloca in una fase storica molto importante per il mondo e tratta un tema deciso per la fase storica in cui siamo.
Nel 2015 la crisi sarà in parte superata, si dovrebbe invertire una tendenza e i temi della sostenibilità e dell’alimentazione saranno decisivi.
Milano diventerà il punto centrale di una discussione che riguarda il mondo quale è quella sull’alimentazione, sulla sostenibilità e sui modelli di consumo, perché non si pensi che, finita la crisi, tutto si potrà ricominciare allo stesso modo di prima.
C’è poi una discussione che riguarda i fenomeni demografici che richiedono attenzione rispetto alle questioni dell’alimentazione.
Milano sarà il centro di questa discussione. Ci sarà l’attenzione del mondo e quest’attenzione dobbiamo saperla mantenere su Milano, costruendo dei punti di riferimento affinché tutto questo prosegua anche dopo Expo.
Inoltre, penso che Expo sia una grande opportunità per Milano.
Expo non è una grande fiera. Ad esempio la metropolitana 5 c’è perché è un’opera connessa a Expo e, quindi, finanziata e fatta per quello. Il sistema infrastrutturale in questa città si sta già trasformando in vista di Expo e altre opportunità ci saranno ma serve un coinvolgimento di tutti i territori.
Per quanto riguarda la Zona 9, visto anche il tema di Expo, il Parco Nord deve essere coinvolto e può riuscire ad essere protagonista, al suo interno si svolge ogni anno il Festival della Biodiversità. Il tema sarà cosa succederà ad Expo ma anche cosa accadrà fuori, sui territori e, quindi, la manifestazione potrà essere anche una grande occasione per recuperare una cittadinanza più attiva.

In Parlamento, quando si parla di Expo, qualche forza politica ne ha fatto una bandiera, dimenticando spesso tutti i ragionamenti che sono stati fatti e si sofferma solo sull’idea di Expo come grande opportunità per la criminalità organizzata, per l’illegalità, per le infiltrazioni negli appalti. Purtroppo la miopia di alcune posizioni politiche rischia di far perdere di vista il valore di Expo.
Tuttavia, questo non vuol dire che il tema della criminalità non vada affrontato ma soprattutto non vuol dire che il tema non sia stato affrontato.
Milano e società Expo hanno cominciato ad occuparsi di come alzare le barriere per impedire le infiltrazioni mafiose negli appalti da subito.
È vero che Expo, come tutte le grandi opere in cui ci sono appalti pubblici, può diventare l’occasione per infiltrazioni mafiose e della ‘ndrangheta, soprattutto nel settore della movimentazione terra.
Si sono fatti 3 protocolli, le istituzioni stanno collaborando tra loro (Ministero, Prefettura, Magistratura, Regione, Comune, Forze dell’Ordine) e si sono messe a disposizione di un progetto che oggi sta già dando i primi frutti.
Bisogna avere presto le certificazioni antimafia e sapere subito chi è legato alla criminalità organizzata in modo da escluderlo senza possibilità di ricorsi o altro. Questo lo si sta facendo, costruendo una banca informatica innovativa in tutte le direzioni, dal Dipartimento della Direzione Nazionale Antimafia fino alle prefetture, mettendo in rete tutti gli atti sul patrimonio e sulle singole aziende e, con il coordinamento dalla Prefettura di Milano, si riescono ad avere in tempi brevissimi le certificazioni antimafia.
Sulla piattaforma, che è quella più a rischio perché ci sono nuovi scavi, la Prefettura di Milano ha già interdetto 41 aziende per queste ragioni.
C’è stato, quindi, un tentativo da parte del mondo economico legato alla ‘ndrangheta di mettere le mani su Expo, però, quando vengono interdette 41 aziende vuol dire che si stanno mettendo in campo misure e sistemi che funzionano.
L’altro tema è quello dei controlli, che vengono fatti molto di frequente dentro i cantieri perché è importante vedere chi c’è e chi lavora, se c’è del lavoro nero, a chi vanno i subappalti. Questi controlli stanno funzionando bene.
Queste sono soltanto le cose principali ma c’è un sistema messo in campo dai tre protocolli per impedire l’inquinamento degli appalti.
Sta talmente funzionando questo sistema che l’idea di estendere questa modalità di intervento a tutte le grandi opere è molto sponsorizzata dalla magistratura perché questi strumenti vengono ritenuti efficaci.
Come Commissione Antimafia verifichiamo con grande frequenza lo stato di questa vicenda, anche grazie al rapporto con la Prefettura di Milano e poi con le audizioni dei diversi organismi istituzionali che se ne occupano.
Poi ci sarà il tema della sicurezza durante Expo, perché la manifestazione porterà a Milano circa 130/150 mila persone al giorno e chi pensa che queste cifre siano inventate sottovaluta l’importanza della portata dell’evento.
Per questo il governo ha deciso di ridurre del 55% il turnover delle forze dell’ordine e, quindi, di aumentare il numero delle forze dell’ordine che dovrebbero essere messe sul territorio milanese a difesa di Expo. Sono già partiti tre concorsi per l’assunzione di nuove forze di polizia, si sta ristrutturando la caserma dei carabinieri a Pero, si aprirà il Commissariato a Rho (che era stato chiuso e aveva attribuito a Busto Arsizio i casi che erano di pertinenza del Comune di Rho e questo aveva arrecato un po’ di problemi, inoltre il governo aveva deciso di trasferire tutte le competenze del Tribunale di Rho sul Tribunale di Milano).
Insomma, è un tema molto che a cui è dedicata molta attenzione e su cui si sono presi provvedimenti, lo ha fatto il governo ma, soprattutto, il punto di partenza è il Comune di Milano.
Expo può migliorare Milano e può migliorare la vita, anche la percezione del futuro, la possibilità di costruire un futuro per quest’area metropolitana.
In questo modo Milano darà un contributo importante anche alla ripresa economica del Paese perché Expo non è solo un fatto che riguarda la provincia di Milano. Anche sul fronte della tutela dagli interessi mafiosi negli appalti, della sicurezza, l’esperienza di Expo può dare un aiuto perché si pensa di applicare lo stesso protocollo sugli appalti pubblici e se questo fosse un altro dei lasciti di Expo su Milano sarebbe una cosa importante.

Sul dopo Expo ci possiamo fidare di chi sta conducendo questa vicenda. Cos’è rimasto dei Mondiali del ’90 lo sappiamo ma questa amministrazione è diversa e ha sistemato dopo molti anni quell’aberrazione che era quell’albergo non finito a Ponte Lambro.
Non penso che la vicenda milanese sia paragonabile a Siviglia o a Shangai. A Shangai avevano già deciso tutto prima: quando non avevano posato neanche la prima pietra era già stato tutto venduto a società che ora stanno costruendo grattacieli perché ci sono 500 multinazionali che cercavano sede. Qui il Comune ha giustamente scelto di fare una consultazione pubblica, sapendo che ci sono dei paletti (tra cui quello che il 51% dell’area deve essere un parco e poi ci sono delle volumetrie consentite). La discussione che si deve aprire è su quale funzione pubblica si deve avere in quelle aree e qual è l’interesse di Milano rispetto alla funzione pubblica che si colloca lì.
Quella è una discussione aperta che è utile.
L’altra discussione che deve fare il Comune è su che cosa resta in quel posto rispetto al tema di Expo. Perché quel luogo può restare un punto di riferimento su alimentazione e produzione: c’era l’idea del museo dell’alimentazione, c’era l’idea del centro studi.. queste sono cose che possono aiutare a garantire che anche in futuro Milano rimanga un punto di riferimento.
Molti in questi giorni dicono che i ritardi con cui si è arrivati a fare le cose c’è il rischio che aiutino le infiltrazioni criminali perché potrebbero portare ad un abbassamento delle difese. Personalmente, non credo che sia così perché su questo fronte ci si è attrezzati prima e sono stati dati poteri straordinari per garantire una velocità di intervento e i certificati antimafia possano arrivare in tempi rapidi.
Di fatto si è chiusa la fase della verifica di appalti e subappalti sulla piattaforma e sulle opere connesse e su tutte quelle infrastrutture che richiedono la movimentazione di terra e le 41 aziende che sono state interdette è perché sono state trovate. È stato fatto, quindi, un buon lavoro. Adesso la nuova frontiera è avere la stessa attenzione e avere le stesse barriere per quello che riguarda i padiglioni che costruiranno i diversi Paesi, che avranno i loro canali privati. È importante che nel contratto che Società Expo ha sottoscritto con tutti i Paesi ci sia l’impegno a lasciare che questi lavori di controllo e accesso ai cantieri si facciano.
Si sta facendo tutto quello che si può fare per quello che si conosce. Purtroppo la ‘ndrangheta dispone di tantissimi soldi e ci troviamo in una fase di crisi in cui di soldi se ne hanno pochi, inoltre ha una grandissima capacità di cambiare continuamente e noi dovremmo essere bravi a modificare velocemente le norme per impedire le infiltrazioni.
Con Expo abbiamo fatto la scelta giusta che è quella di investire tutte le istituzioni della città in un progetto che può aprire Milano e la sua vocazione e ridare futuro a alla città e ai suoi cittadini.

[Tratto dall'intervento all'incontro "Expo 2015: ieri, oggi e domani" - video]

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