Due vicende che richiedono qualche riflessione

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Articolo pubblicato sul mensile Zona Nove.

Questo mese voglio affrontare due vicende che riguardano il nostro territorio e su cui credo che sia utile e necessario fare il punto insieme a qualche riflessione.

La prima questione riguarda il Seveso, che è tornato ad esondare creando non pochi problemi in particolare a chi vive nelle zone allagate, ma più in generale alla mobilità e alla viabilità.
Il giorno dopo l’esondazione, ho letto molti commenti che raccontano di una inerzia che dura da decenni e di una incapacità delle istituzioni di affrontare il problema.
Io penso che non sia così e che questa lettura rischi di nascondere le reali responsabilità su questa vicenda, a partire dai livelli di inquinamento del torrente, il cui stato preoccupante e pericoloso è determinato dagli scarichi delle aziende che nessuno controlla.
Il piano varato dallo scorso Governo ha consentito di ultimare le reti fognarie dei Comuni per impedire che gli scarichi civili vadano a sporcare le acque del Seveso ma ora è necessario che Regione Lombardia ed Arpa intervengano per censire ed impedire anche i versamenti altamente inquinanti delle aziende.
Questi interventi li chiediamo da tempo con scarsi risultati, se non addirittura nessuno.
In ogni caso, pulire il Seveso non è sufficiente.
La tesi secondo cui se le acque fossero pulite non ci sarebbero problemi quando esondano è singolare, visto che comunque ci sarebbero danni nelle abitazioni e nei negozi allagati e che comunque verrebbero trascinati dall’acqua anche gli scarichi fognari.
Serve, quindi, completare il piano contro le esondazioni previsto e finanziato nel programma di intervento varato nella scorsa Legislatura.
Si è già intervenuti per pulire ed aumentare la portata della parte chiusa e tombinato del torrente; si è completato l’allargamento dello scolmatore di Nord-Ovest e si è predisposto un piano più efficace di gestione dell’emergenza.
Si tratta di cose utili a migliorare la situazione e ridurre la frequenza delle esondazioni ma non ad evitarle.
Ciò che, invece, è necessario per evitare che il Seveso esondi in città sono le vasche di laminazione, i cui progetti nel tempo sono diventati sempre meno impattanti e che, se le acque del torrente saranno pulite, impatteranno ancora meno.
I tempi di realizzazione di questi interventi, però, sembrano infiniti: tra ricorsi e aziende assegnatarie dei lavori che falliscono, ciò che doveva essere completato in tre anni è ancora da realizzare.
Su questo c’è una responsabilità precisa dell’attuale Governo che, all’inizio dello scorso anno, ha deciso di cancellare L’Unità di Missione che aveva il compito e i poteri necessari per velocizzare le opere. Se oggi il piano previsto e approvato non si è ancora realizzato, se il Seveso resta uno dei corsi d’acqua più sporchi e se ancora nel giugno 2019 i cittadini devono subire i disagi e i danni delle esondazioni, dunque, ci sono responsabilità precise, che qui ho cercato di riassumere.

La seconda vicenda ha come epicentro Sesto San Giovanni, ma riguarda da vicino anche il nostro territorio.
Nell’area del Nord Milano sorgevano grandi industrie e gli operai di quelle fabbriche durante l’occupazione nazifascista diedero vita a scioperi importanti ed ad una forte azione di Resistenza.
Molti di quegli oppositori politici del regime furono deportati nei campi di concentramento e molti di essi persero lì la vita.
Le storie insieme ai nomi di 11.000 di quelle vittime sono state raccolte e archiviate dall’ANED (l’Associazione Nazionale Ex Deportati) di Sesto San Giovanni e Monza in 20 anni di lavoro prezioso che oggi è punto di riferimento per tanti ricercatori italiani e stranieri.
Ora il Comune di Sesto San Giovanni ha deciso di vendere la palazzina di via dei Giardini in cui ha sede ANED insieme a molte altre associazioni, senza minimamente preoccuparsi del destino di quello che è un patrimonio prezioso della “città medaglia d’oro della Resistenza”.
Di fronte a questa ennesima scelta miope e divisiva della Giunta del sindaco Di Stefano si sta mobilitando una parte importante della città per difender la propria storia e la propria identità.
Su questo sono intervenuto anch’io in Aula in Senato, per chiedere al Governo di intervenire e ho presentato un’interrogazione.
Credo sia giusto, infatti, non lasciare nulla di intentato per evitare lo sfratto dell’archivio, sperando che, anche nelle stanze dell’amministrazione cominci a entrare un po’ di buon senso.
Ma la gravità di questa vicenda, oltre alla violenza che si fa alla Storia e ai deportati politici, sta nella idea che ispira il sindaco e i suoi assessori.
Quando l’assessore competente in tv invita ANED a presentare un progetto che si occupi anche delle vittime dell’11 settembre vuol dire che per lei i deportati sono morti di sinistra mente quelli di New York sarebbero di destra.
C’è una idea aberrante che esclude la convivenza civile ma riduce tutto a uno scontro ideologico senza fondamento in cui i deportati in quanto oppositori politici non sono persone che hanno pagato per le loro battaglie di libertà e democrazia ma nemici perché collocati in un altro campo che non va bene, mentre i morti dell’11 settembre in quanto vittime del terrorismo islamico vanno bene.
Insomma, c’è una idea che tende a semplificare tutto in uno schema ideologico in cui c’è solo il bianco o il nero, la loro opinione giusta o quella di chi la pensa diversamente, che automaticamente diventa un nemico da combattere. Così si alimentano solo odio, rancore, scontro e si demolisce una comunità.


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