La gestione pubblica dell’acqua

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Intervento al convegno “La gestione pubblica dell’acqua. Politiche e modelli di gestione per il futuro dell’oro blu” (video).

Nel settore idrico, la Lombardia e la Città Metropolitana di Milano, grazie soprattutto al lavoro che stiamo facendo nell’ambito territoriale e nelle società di gestione, sta producendo esperienze innovative. Purtroppo non è così in tutto il Paese.
Vorrei fare alcune riflessioni rispetto al lavoro fatto in Parlamento su questo tema nel corso della legislatura.
Con il Decreto Madia, così come con alcuni interventi precedenti, siamo intervenuti complessivamente sulle società partecipate, sapendo che non sempre le società partecipate hanno coinciso con l’efficienza anzi, spesso, in molte aree del Paese hanno significato inefficienze e sprechi.
Questo non vuol dire demonizzare nessuna forma ma il ragionamento fatto con l’accordo tra Governo, ANCI e le società in house per sostenere che le società in house possono essere una ricchezza nel momento in cui la loro dimensione giustifica una capacità imprenditoriale, industriale e competitiva significativa è un punto serio.
Dire che le società che superano il fatturato di 500mila euro possono avere la gestione in house fino al 2019 e, successivamente, quelle che superano il milione di euro, vuol dire stabilire delle soglie che a mio avviso sono giuste e anche consentire a queste società di partecipare a gare per ottenere la gestione dei servizi fuori da questi ambiti e senza l’affidamento diretto. Questo, dunque, è un provvedimento che riconosce il fatto che c’è un pezzo delle società in house che hanno un ruolo e una funzione e che possono dare un contributo pubblico.
In questi anni abbiamo costruito diversi interventi normativi, come lo Sblocca Italia, il Collegato Ambientale e una serie di altri interventi, che sono partiti dal fatto che parlare di acqua vuol dire non occuparsi più solamente dell’acqua che esce dal rubinetto ma significa occuparsi di ciò che c’è a monte e a valle; vuol dire costruire un governo integrato che metta insieme la fruizione da parte dei cittadini, la gestione di fognature, la gestione della depurazione con obiettivi chiari: garantire la qualità e garantire la tutela dell’acqua, costruendo una situazione che consente di mettere in campo politiche integrate per tutelare il bene, pianificarne l’uso e gestirlo nel migliore dei modi.
Gestire il bene nel migliore dei modi vuol dire sapere che, governare con un piano integrato l’acqua, significa avere la capacità di mettere in campo un piano industriale, avere le competenze, avere capacità di innovazione.
Quando ci misuriamo con queste necessità dobbiamo sapere che il ragionamento del “piccolo e bello” non esiste. Per fare queste cose occorre avere dimensioni, competenze e una consistenza che una piccola società di un singolo Comune non può avere.
A Milano si è costruito un processo virtuoso in cui i Comuni sono stati convinti della possibilità di allargare sulla base della capacità di gestione e di fornire un prodotto positivo e sul fatto di garantire un’economicità ai Comuni e ai cittadini. Questo è l’elemento vero che può convincere che il governo idrico integrato non può essere fatto da strutture dilettantistiche o di dimensioni insufficienti. Si convincono così i Comuni ad aggregarsi.
Aggiungo, però, che le politiche devono essere pensate in stretto rapporto con il governo integrato dell’acque. Le politiche tariffarie devono tenere conto di tutto (anche della manutenzione) e devono garantire qualità non solo dell’acqua ma anche dell’infrastruttura.
A parte la Lombardia, infatti, in Italia c’è ancora una grande dispersione idrica e il sistema tariffario deve tener conto anche di questo aspetto ma dall’altra parte deve tener conto anche del fatto che l’acqua non è un bene scontato per tutti i cittadini. Abbiamo fatto bene, dunque, a introdurre nella legislazione sia il tema della tariffa sociale (cioè la garanzia per ogni cittadino di avere almeno 50 litri di acqua al mese per chi è indigente) e la norma sulla morosità incolpevole rispetto al pagamento delle tariffe.
Il tema del tariffario, dunque, è serio e va costruito insieme alle società di gestione.
L’altro tema è quello delle priorità e anche questo è stato affrontato nella legislatura.
Essendo l’acqua un bene non infinito ma esauribile - e lo abbiamo visto a Roma la scorsa estate - dobbiamo iniziare a ragionare sulle priorità.
La proposta di Legge portata alla Camera dei Deputati le indicava in modo preciso: prima l’uomo, poi l’agricoltura e l’allevamento e infine tutti gli altri utilizzi.
L’acqua, infatti, rischia di essere un bene sempre più scarso e, quindi, bisogna anche saper scegliere quali sono le priorità.
Inoltre, abbiamo dato all’Autorità per l’Energia il ruolo di regolazione.
In questa legislatura, dunque, penso che sul tema dell’acqua si sia agito bene, nei limiti del possibile.
Il sistema che si è creato in Lombardia può ancora migliorare, però, la nostra situazione è già molto buona rispetto a ciò che si verifica in altre Regioni italiane. Ci sono pezzi del Paese in cui non ci sono ancora gli Ambiti Territoriali per cui è ovvio che non si è neanche potuto aprire un ragionamento sul governo idrico integrato. Questo, dunque, è un tema su cui ancora bisogna lavorare.
Nel Mezzogiorno la dispersione idrica è una questione drammatica, quindi, c’è la necessità di un intervento sulle infrastrutture.
Abbiamo istituito un fondo di garanzia per le infrastrutture idriche. È evidente che, comunque, non è sufficiente e che molte Regioni non lo hanno nemmeno ancora attivato.
In generale, c’è un’evoluzione positiva e un approccio al tema dell’acqua che non è più ideologico; c’è sicuramente ancora molto da fare, però, un po’ di cambio culturale nel lavoro di chi si misura costantemente sul tema e negli Enti Locali è stato fatto.


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