FIRMATO IL PROTOCOLLO DI INTESA PER LE FAMIGLIE DI OPERA

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La firma del protocollo di intesa da definitivamente il via al progetto che consentirà di restituire serenità alle famiglie di Noverasco che hanno vissuto questi anni con l’incubo dello sfratto e con la sensazione fondata di stare per subire una insopportabile ingiustizia. Ora chi abita allo Sporting Mirasole potrà scegliere se restare in affitto, magari in un appartamento più piccolo, sottoscrivere un patto di futura vendita o chiedere l’usufrutto e nessuno dovrà più sottostare al ricatto: o compri alle mie condizioni o ti sfratto e, ancora, i casi sociali potranno godere di 20 alloggi che saranno acquisiti da Aler.

La buona politica e gli sfratti delle 250 famiglie di Opera

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La proposta che è stata illustrata ai cittadini dello Sporting Mirasole martedì scorso è la conclusione di un lungo percorso che, con il contributo di tanti, ha portato a quella che può diventare la soluzione dei problemi delle 250 famiglie che in questi mesi hanno vissuto una situazione drammatica. La situazione di chi si vede recapitare lo sfratto, pensa, spesso in età avanzata, di non avere più prospettive e subisce l’ingiustizia di essere vittima di chi per il profitto non ha scrupoli a strappare intere famiglie alle loro case e a rovinargli letteralmente la vita. Tutto parte dalla mozione che ho presentato in Consiglio Regionale che impegnava la giunta a trovare una soluzione che salvaguardasse le famiglie rispetto agli sfratti, e termina con la presentazione del progetto dell’Assessore Zambetti che si è reso disponibile a trovare una soluzione che, come avevamo chiesto,  coinvolgesse soggetti diversi (Aler, Fondazione Housing Sociale, sistema delle Cooperative) e acquisisse la proprietà togliendola al fondo speculativo.

Piano edilizio in aula martedì

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C’è stata fumata nera martedì in Consiglio, come previsto, sul piano ragionale di rilancio del settore edile, che sarà quindi in Aula la prossima settimana. Il provvedimento è stato approvato in commissione solo lunedì, in virtù di un faticoso accordo di maggioranza dopo che il precedente giovedì era stato bloccato dall’assenza di numero legale. L’accordo tra Lega e le diverse anime del PDL è più che altro un patto di non belligeranza, che si è tradotto nel ritiro di tutti gli emendamenti di maggioranza e nella volontà, dichiarata dal relatore Giovanni Bordoni (PDL), di respingere tutti quelli di opposizione, azzerando di fatto tutto il lavoro effettuato in commissione. Dura la posizione del PD, pur favorevole al provvedimento se opportunamente modificato, ma indisponibile a dialogare senza una chiara volontà al confronto da parte della maggioranza. Dialogo che avrebbe anche potuto portare all’approvazione del piano già martedì, utilizzando una procedura d’urgenza che si attiva con il voto di quattro quinti dell’Aula, ma a quelle condizioni e con la maggioranza in stato confusionale il 

PD ha negato il proprio sostegno. “La maggioranza è divisa – ha dichiarato Carlo Porcari - e non ha trovato una piena condivisione degli obiettivi del piano. Anche per questo non è riuscita ad accogliere la nostra disponibilità al dialogo. Non è solo un caso lombardo, perché anche il Governo aveva dato per approvato il piano nazionale, o meglio, la legge quadro, che invece è ancora ferma in qualche cassetto”.

''Formigoni - ha commentato Franco Mirabelli - aveva annunciato che sarebbe stato il primo della classe e invece mentre in molte altre regioni il piano casa è stato approvato, in Lombardia no. La responsabilità non è dell'opposizione che ha cercato di contribuire a un provvedimento utile per il rilancio dell'economia, ma di una maggioranza confusa, pasticciona e velleitaria''.

Come spiega Giuseppe Adamoli, “l’auspicio è che martedì prossimo il Consiglio regionale possa licenziare il provvedimento modificato su alcuni punti che riteniamo essenziali come il conferimento di maggiori poteri ai comuni, l’esclusione dell’applicazione nei centri storici, la limitazione dell’applicabilità della norma nei parchi e l’impossibilità di cambiare destinazione d’uso agli edifici produttivi in zone residenziali.”

Amianto, ripresentato il progetto di legge regionale per la bonifica delle case ERP

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Le Aler e i comuni proprietari di case devono, con Arpa e Asl, fare il censimento di tutti gli edifici adibiti a edilizia residenziale pubblica per rilevare la presenza di amianto e in tempi certi presentare un piano di bonifica.
E' questo il senso di un progetto di legge che il PD si appresta a depositare in Consiglio regionale.
Il problema principale, spiega Franco Mirabelli, primo firmatario del provvedimento, è stabilire la quantità dell'amianto ancora presente, nonostante la legge 27 marzo 1992, n. 257 (Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto), stabilisca il divieto di utilizzare questo materiale.
Sono passati 15 anni dall'approvazione legge e in Lombardia, dalle telerilevazioni, risulta una presenza di amianto in 18.236 edifici privati e 3.326 edifici pubblici. La quantità stimata è di 2,8 milioni di metri cubi di amianto in Lombardia. Secondo Aler Milano nel proprio patrimonio è presente amianto nelle coperture o nelle tubazioni in 320 edifici su 796 a Milano città e 119 su 881 in provincia.
Dall'entrata in vigore della legge 50 edifici sono stati bonificati, pari al 12% del patrimonio.