Piano edilizio in aula martedì

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C’è stata fumata nera martedì in Consiglio, come previsto, sul piano ragionale di rilancio del settore edile, che sarà quindi in Aula la prossima settimana. Il provvedimento è stato approvato in commissione solo lunedì, in virtù di un faticoso accordo di maggioranza dopo che il precedente giovedì era stato bloccato dall’assenza di numero legale. L’accordo tra Lega e le diverse anime del PDL è più che altro un patto di non belligeranza, che si è tradotto nel ritiro di tutti gli emendamenti di maggioranza e nella volontà, dichiarata dal relatore Giovanni Bordoni (PDL), di respingere tutti quelli di opposizione, azzerando di fatto tutto il lavoro effettuato in commissione. Dura la posizione del PD, pur favorevole al provvedimento se opportunamente modificato, ma indisponibile a dialogare senza una chiara volontà al confronto da parte della maggioranza. Dialogo che avrebbe anche potuto portare all’approvazione del piano già martedì, utilizzando una procedura d’urgenza che si attiva con il voto di quattro quinti dell’Aula, ma a quelle condizioni e con la maggioranza in stato confusionale il 

PD ha negato il proprio sostegno. “La maggioranza è divisa – ha dichiarato Carlo Porcari - e non ha trovato una piena condivisione degli obiettivi del piano. Anche per questo non è riuscita ad accogliere la nostra disponibilità al dialogo. Non è solo un caso lombardo, perché anche il Governo aveva dato per approvato il piano nazionale, o meglio, la legge quadro, che invece è ancora ferma in qualche cassetto”.

''Formigoni - ha commentato Franco Mirabelli - aveva annunciato che sarebbe stato il primo della classe e invece mentre in molte altre regioni il piano casa è stato approvato, in Lombardia no. La responsabilità non è dell'opposizione che ha cercato di contribuire a un provvedimento utile per il rilancio dell'economia, ma di una maggioranza confusa, pasticciona e velleitaria''.

Come spiega Giuseppe Adamoli, “l’auspicio è che martedì prossimo il Consiglio regionale possa licenziare il provvedimento modificato su alcuni punti che riteniamo essenziali come il conferimento di maggiori poteri ai comuni, l’esclusione dell’applicazione nei centri storici, la limitazione dell’applicabilità della norma nei parchi e l’impossibilità di cambiare destinazione d’uso agli edifici produttivi in zone residenziali.”

Amianto, ripresentato il progetto di legge regionale per la bonifica delle case ERP

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Le Aler e i comuni proprietari di case devono, con Arpa e Asl, fare il censimento di tutti gli edifici adibiti a edilizia residenziale pubblica per rilevare la presenza di amianto e in tempi certi presentare un piano di bonifica.
E' questo il senso di un progetto di legge che il PD si appresta a depositare in Consiglio regionale.
Il problema principale, spiega Franco Mirabelli, primo firmatario del provvedimento, è stabilire la quantità dell'amianto ancora presente, nonostante la legge 27 marzo 1992, n. 257 (Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto), stabilisca il divieto di utilizzare questo materiale.
Sono passati 15 anni dall'approvazione legge e in Lombardia, dalle telerilevazioni, risulta una presenza di amianto in 18.236 edifici privati e 3.326 edifici pubblici. La quantità stimata è di 2,8 milioni di metri cubi di amianto in Lombardia. Secondo Aler Milano nel proprio patrimonio è presente amianto nelle coperture o nelle tubazioni in 320 edifici su 796 a Milano città e 119 su 881 in provincia.
Dall'entrata in vigore della legge 50 edifici sono stati bonificati, pari al 12% del patrimonio.

Territorio, case al posto di parcheggi e parchi gioco

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“Come gruppo consiliare siamo per la costruzione di nuove case e per la difesa del territorio e avevamo avanzato la proposta di utilizzare a fini abitativi le aree dimesse. Invece abbiamo ora un pasticcio che permette di costruire sulle aree verdi e che consente al comune di Milano, con la scusa dell’Expo, di approvare varianti urbanistiche al chiuso della Giunta comunale espropriando il Consiglio.
Avevamo dato la nostra disponibilità a velocizzare le procedure per le opere legate all’Expo, ci ritroviamo una legge che dà tutti i poteri alla Giunta comunale ma si presta alla moltiplicazione dei contenziosi”.

Su canoni e decadenza la Regione deve cambiare

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L’allarme era già stato lanciato dal Pd tempo fa: la legge, sui canoni delle case popolari è fortemente iniqua. Era stato anche convocato a giugno, su raccolta firme del PD, il Consiglio straordinario sulla Casa, nel quale era stato approvato un odg sottoscritto dai capigruppo della maggioranza per ammettere la necessità di modificare la legge sui canoni. Poi nessun intervento è seguito. “Occorre che la Regione metta mano alla legge sui canoni entro la fine dell’anno, così come previsto dall’ordine del giorno approvato il 25 giugno. Non si può aspettare oltre, occorrono scelte coerenti”. Lo sostiene Franco Mirabelli, protagonista della battaglia per la revisione della legge. “Non si può parlare di mix sociale nei quartieri popolari – continua - e al tempo stesso sfrattare chi è in decadenza e lasciare nei quartieri solo le persone più deboli e povere, né si può sostenere la necessità di rivedere le stime di calcolo dei canoni per garantire affitti più equi e allo stesso tempo lasciare che i comuni applichino la legge così com’è. Con queste motivazioni abbiamo partecipato alla manifestazione tenuta dai sindacati degli inquilini, che protestano contro gli aumenti che colpiscono proprio le famiglie più deboli e in difficoltà per la crisi. Sospendere quegli aumenti è la prima cosa da fare”.