La qualità urbana: vivere e abitare a Milano

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Intervento alla Festa dell'Unità a Milano.

A mio avviso, il tema della casa deve assumere una centralità nella vita delle amministrazioni, della politica e nelle scelte di Governo, cosa che in Italia non è stata per molti anni. C’è stata una grande distanza tra l’importanza che questo tema ha per la vita quotidiana di tante persone e la scarsa attenzione che la politica vi ha dedicato.
Un anno fa, però, in Parlamento, è stata fatta una legge importante sulle politiche per l’abitare che nel nome richiama all’emergenza abitativa ma che nel testo è andata anche oltre a questo aspetto.
Quella legge doveva oggettivamente provare a dare risposte ad un’emergenza abitativa che è tutt’ora presente in Italia. Questa emergenza era cominciata già da prima della crisi economica, perché già da tempo era molto difficile per un lavoratore dipendente con uno stipendio medio trovare opportunità abitative sia in affitto che di acquisto sul mercato. Con la crisi, l’emergenza abitativa si è aggravata, perché molti hanno perso il lavoro e, di conseguenza, hanno avuto più difficoltà a sostenere le spese per la casa ed è aumentato il fenomeno della morosità incolpevole.

Le politiche per l’abitare e il ruolo delle cooperative oggi

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Intervento alla Festa PD di Cinisello Balsamo (video).

Voglio provare a ragionare sia di cooperazione che di politiche abitative, sapendo che le due cose stanno insieme. Credo, infatti, che la cooperazione possa e debba svolgere un ruolo fondamentale nel momento in cui si comincia a ridisegnare un’idea di intervento pubblico sulle questioni della casa – come abbiamo cercato di fare con la legge per far fronte all’emergenza abitativa, approvata lo scorso anno in Parlamento – e un’idea di politiche pubbliche che tentino di rispondere al problema dell’abitazione che non riguarda più solo i cittadini più poveri ma che è ormai un problema generalizzato, perché in questi anni non ci sono state politiche abitative e, nel frattempo, è anche cambiato il mondo.
Il modello che abbiamo conosciuto fino ad oggi, secondo cui ciascuno poteva comprare un’abitazione, magari vicino al posto di lavoro, dove ci si rimaneva per quarant’anni, ormai, è chiaro a tutti che non funziona più in quanto è cambiato il mercato del lavoro, la demografia e anche i valori economici delle case oltre che i livelli reddituali delle persone. Tutto questo sistema, dunque, è andato in crisi e, quindi, bisogna trovare altre risposte alle esigenze abitative.
Dentro a queste risposte la cooperazione può avere un ruolo importante.
Oggi, il settore si misura con due questioni che impongono una riflessione e un rinnovamento vero nelle scelte che fano le cooperative.

Le politiche per la casa da MilanoDomani

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Intervento al Tavolo Casa di MilanoDomani (video).

Voglio portare al Tavolo Casa alcune riflessioni.
Innanzitutto, a mio avviso, bisogna prendere atto che anche in una grande metropoli come Milano si sta verificando una forte emergenza abitativa e una grande domanda di alloggi a canoni contenuti, cioè accessibili per famiglie e lavoratori. Questo è un problema molto serio e occorre capire come affrontarlo, sapendo che la risposta da parte dell’Edilizia Residenziale Pubblica come era stata concepita all’inizio e come è stata perseguita per diversi anni, cioè che contava sui fondi GESCAL e su altri, non è più la strada percorribile oggi. Ma, soprattutto, non può essere più l’unica strada da seguire sia perché mancano le risorse necessarie, sia perché, guardando alle nostre città, i dati ci dicono che quel modello - anche dal punto di vista sociale e considerati quali sono i criteri di accesso all’Edilizia Residenziale Pubblica - rischia di creare situazioni che, anziché essere di aiuto, finiscono per produrre degrado.
Occorre, quindi, che ci misuriamo con nuove strade.
Alcune di queste abbiamo cercato di introdurle con le norme contenute nell’ultima legge sul tema della casa di cui sono stato Relatore.
Innanzitutto occorre sapere che, nel nostro Paese, il mito della casa di proprietà ha prodotto il fatto che oggi circa l’80% delle famiglie italiane ha una casa di proprietà ma questa non è più una strada percorribile oggi.

Sulla questione della mancata proroga al blocco degli sfratti

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Dopo l'approvazione definitiva del decreto milleproroghe credo sia utile fare il punto su ciò che ha prodotto la nostra iniziativa politica dopo la scelta di non prolungare ulteriormente il blocco degli sfratti.
Intanto va ricordato che il blocco degli sfratti che si rinnovava dal 2007 e riguardava ormai alcune migliaia di famiglie sfrattate per finita locazione e in condizioni di indigenza, con bassi redditi e o anziani o con familiari affetti da disabilità.
La scelta di non prorogare, l'abbiamo detto da subito, può essere una scelta non solo accettabile, ma addirittura giusta a due condizioni: che si ponga fine ad una fase lunga in cui né i proprietari, né gli inquilini non hanno certezze sul proprio futuro e che, riconoscendo le ragioni che negli ultimi anni avevano motivato le diverse proroghe degli sfratti, garantisca il passaggio da casa a casa delle famiglie interessate, evitando che ci siano persone che vengano messi in mezzo a una strada.
Su questo abbiamo lavorato in queste settimane, a partire dalla convocazione del Ministro Lupi alla Commissione Ambiente e Territorio del Senato, fino alla presentazione di alcuni emendamenti al decreto milleproroghe alla Camera dei Deputati.