Linee Guida per l’Edilizia Convenzionata

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Intervento svolto al convegno “Linee Guida per l’Edilizia Convenzionata”, organizzato da ANCI, Regione Lombardia e ConfProfessioni (video).

Inizio con il ringraziare ANCI Lombardia, i notai e ConfProfessioni per il lavoro svolto sulle linee guida per l’Edilizia Convenzionata perché ci troviamo troppo spesso a dover confrontare con difficoltà le proposte che arrivano e le scelte che facciamo dal punto di vista normativo e diventa poi difficile anche realizzare le cose nei modi e nei tempi dovuti proprio perché manca quella collaborazione che, invece, la definizione di queste linee guida ha costruito.
Lo dico rispetto al passato perché molti di noi che hanno seguito le questioni abitative, così come quasi tutti i sindaci, hanno misurato le difficoltà a portare avanti in maniera chiara e rapida, trasparente processi come la cessione dei diritti di superficie, ad esempio. Ci sono vicende che riguardano l’edilizia residenziale pubblica che vanno avanti da decenni con la conseguenza che, ai cittadini che hanno fatto la scelta di investire sull’acquisto della proprietà della casa in cui abitavano, poi si sono trovati nell’incertezza, a subire tempi lunghissimi di attesa per vedere risolte questioni che in molte realtà sono ancora aperte.
Definire certezze e linee guida, quindi, è importante.
La vicenda di Garbagnate, in questo senso, è emblematica con i cittadini che hanno acquistato le case di edilizia residenziale pubblica circa 20 anni fa e oggi sono ancora in discussione con il Comune sulla questione dei diritti di superficie.
È positivo, quindi, il definire linee guida che diano tempi e certezze, soprattutto in una fase in cui è in corso una campagna di vendite promossa anche da Regione Lombardia e ALER sia per edilizia convenzionata che per edilizia residenziale pubblica, perché è evidente che avere garanzie su questo fronte diventa necessario.
Questo tipo di lavoro, anche in futuro, sarà sempre più necessario.
Il futuro delle politiche abitative pubbliche è nell’housing sociale, è nella collaborazione tra pubblico e privato, quindi, il tema delle convenzioni e di come questo rapporto si definisce e si norma è una questione fondamentale.
In Regione Lombardia si è lavorato molto su questo e anche l’ultima Legge nazionale sull’emergenza abitativa ha affrontato questo tema, facendo una scelta radicale che è quella di abbandonare un’idea vecchia e che non funzionava più secondo cui la politica si occupava di politiche abitative solo in rapporto all’emergenza e vedeva come risposta l’edilizia residenziale pubblica. Questa idea non funzionava più perché non ci sono più i fondi Gescal per costruire, perché quel modello ha prodotto i quartieri delle periferie che sono diventati troppo spesso dei ghetti e non era neanche più una politica in grado di rispondere alle esigenze dell’oggi in quanto il problema non è più soltanto l’edilizia sociale, ma c’è anche una parte importante di lavoratori dipendenti che sul mercato non trovano risposte abitative. L’alternativa, quindi, non può essere tra l’acquisto e l’edilizia residenziale pubblica ma servono politiche pubbliche, che sono mancate per molti anni, che scelgano una strada diversa come quella che abbiamo scelto nell’ultima legge e cioè di incentivare l’affitto a canoni concordati, abbassando la cedolare secca al 10%, provando a costruire un sistema di incentivi e di convenienze urbanistiche per chi realizza alloggi da mettere poi affitto a canoni concordati, introducendo alcune tipologie come il riscatto dell’alloggio, il rent to buy, il patto di futura vendita e una serie di norme che necessitano di una collaborazione tra pubblico e privato e su cui il contributo che può arrivare dalle linee guida diventa fondamentale per arrivare ad una semplificazione.
Dire che bisogna costruire un sistema premiale incentivante per chi realizza appartamenti e opportunità di affitto a canoni concordati è un tema che si aggiunge ai problemi avuti fino ad oggi. Sul patto di futura vendita, ad esempio, oggi non è tutto chiaro e ci sarà bisogno ancora di alcuni chiarimenti.
I temi su cui si può svolgere una collaborazione tra professionisti, Comuni e legislatori diventa, dunque, sempre più importante.



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