Abitare. Dai bisogni alla ricerca delle soluzioni

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Intervento ad un incontro PD a Pratocentenaro (video).

Vorrei provare a dare il senso del quadro generale e delle scelte politiche che stiamo portando avanti in materia abitativa.
Oggi, sul tema della casa, siamo di fronte ad una domanda diffusa e irrisolta. Irrisolta anche dal punto di vista delle opportunità abitative, oltre che sulla qualità delle possibilità abitative. Il diritto alla casa, che è un diritto costituzionale, oggi fatica ad essere concretizzato per tante persone.
Questo problema si verificava anche prima della crisi economica che ha coinvolto anche l’Italia, quando la maggioranza delle famiglie con redditi da lavoro dipendente già allora non trovava più opportunità abitative sul mercato né per l’acquisto né per l’affitto. Il mercato dell’affitto, in particolare nelle grandi città come Milano, aveva da tempo raggiunto costi inaccessibili.
La crisi economica ha aggravato questa situazione, aumentando le persone con difficoltà a trovare alloggi o a mantenere i propri.
La crisi, infatti, ha comportato anche il venir meno del reddito in molte famiglie e, di conseguenza, ha prodotto una morosità che, soprattutto nel privato, si è tradotta in una perdita dell’alloggio. In Italia, da quando sono stati aboliti i Fondi GESCAL – cioè i contributi che i lavoratori versavano allo Stato per costruire opportunità abitative in Edilizia Residenziale Pubblica (e interi quartieri sono nati grazie a quelle risorse) – sono mancate totalmente politiche pubbliche sul tema della casa, fino al 2014 con la legge sull’emergenza abitativa. In anni passati sono state fatte scelte estemporanee ed emergenziali, in alcuni casi anche utili, come i Contratti di Quartiere ma sono mancate comunque delle politiche pubbliche che dessero un indirizzo.
Il porre fine ai Fondi GESCAL, di fatto, è stata la scelta di dire basta ad un certo modello di Edilizia Residenziale Pubblica ma poi non si è fatto nulla per introdurre altri modelli che lo sostituissero e che potessero rispondere alle tante domande abitative.
Nel 2014 con la legge sull’emergenza abitativa, per la prima volta dopo molti anni, invece, si è scelto un indirizzo, che è stato poi confermato anche dalla Legge di Stabilità 2016 in discussione ora in Parlamento.
L’indirizzo che si è scelto propone una discontinuità con il passato.
L’Italia è un Paese in cui l’82% delle famiglie ha un alloggio di proprietà. Questo dato è profondamente discordante dagli altri Paesi d’Europa.
In Italia, il modello prevalente delle famiglie è sempre stato quello di mirare a comprare la casa, possibilmente vicina al posto di lavoro e in cui restare per tutta la vita.
Questo modello mi porta a pensare anche che la scelta fatta con la Legge di Stabilità di abolire la TASI sulle abitazioni principali (ad esclusioni di quelle di lusso) sia giusta; non la sarebbe in luoghi in cui la casa di proprietà ce l’ha solo il 30% delle famiglie mentre nel nostro Paese porta un beneficio ad un numero elevatissimo di soggetti che non sarebbe eguagliato da nessun’altra riduzione fiscale.
Resta il fatto, però, che oggi questo modello abitativo non funziona più e, quindi, va cambiato. In questi anni, infatti, è cambiato il mondo, è cambiato il mercato del lavoro, si ha una maggiore mobilità, il posto fisso non esiste quasi più e dalla necessità di spostarsi si hanno anche esigenze abitative diverse. Inoltre, si sta anche affermando l’idea che forse le famiglie non sono più così propense a sobbarcarsi mutui enormi e condizionare la propria vita per tanti anni per acquistare una casa.
Per questo è necessario creare delle alternative e, quindi, delle politiche pubbliche che incentivino l’affitto a canoni accessibili per la gran parte delle famiglie.
Questo è il senso con cui abbiamo lavorato in Parlamento.
Oggi abbiamo una quantità enorme di alloggi vuoti e serve creare una convenienza affinché vengano messi in affitto a canoni accessibili.
Questa è la motivazione che sta alla base della scelta – fatta con la legge sull’emergenza abitativa - di portare la cedolare secca al 10% fino a tutto il 2017 per chi affitta il proprio alloggio a canone concordato.
Questa è una scelta che abbiamo implementato con la Legge di Stabilità, stabilendo che chi affitta il proprio appartamento avrà uno sconto del 25% di IMU e TASI.
Inoltre, ci sono molte case nuove rimaste vuote, costruite con tutti i requisiti di efficienza energetica, e si è scelto di dare incentivi a chi le acquista per metterle in affitto a canoni concordati.
La scelta politica, quindi, è quella di aumentare la disponibilità di case in affitto a canoni accessibili per gran parte delle famiglie.
Questo è necessario perché abbiamo un problema di emergenze reali a cui far fronte.
Ci sono tante persone senza lavoro e hanno bisogno di una risposta abitativa immediata.
Per far fronte ad un’emergenza così grande non credo che si possa trovare la risposta esclusivamente nell’Edilizia Residenziale Pubblica. Le case popolari, innanzitutto, vanno migliorate dal punto di vista qualitativo ma, comunque, non sono una risposta sufficiente al problema di chi è senza casa perché le richieste sono di molto superiori alla disponibilità di alloggi.
Dal 2008 è stato introdotto il concetto di “alloggio sociale” in cui rientrano il Pubblico, la Cooperazione e il privato sociale, che contribuiscono a dare risposte a chi non ha la casa e non ha un reddito che gli consenta di trovarla sul mercato privato.
Per fronteggiare l’emergenza abitativa sono anche stati rifinanziati il Fondo Sostegno Affitti e il Fondo per la morosità incolpevole (cioè dedicato alle persone che hanno perso il lavoro, e di conseguenza anche il reddito, per cui non sono più nelle condizioni di pagare le spese per la casa). Entrambi i fondi non sono più stati dati “a pioggia” alle famiglie bisognose ma vengono utilizzati da Agenzie comunali per far incontrare domanda e offerta. Le Agenzie si fanno carico delle persone che hanno bisogno di un alloggio perché si trovano in difficoltà e mettono in campo una serie di interventi che vanno dalla garanzia al proprietario dell’appartamento in cui vive il soggetto interessato e a cui vanno pagate le spese, o l’accordo con pezzi di cooperazione e con altri protagonisti degli alloggi sociali che mettono a disposizione una piccola fetta del loro patrimonio per queste esigenze.
Un’ulteriore risposta alle emergenze è quella di cercare di rendere disponibile tutto il patrimonio di Edilizia Residenziale Pubblica.
Oggi ci sono molti alloggi vuoti che non possono essere assegnati perché mancano delle ristrutturazioni necessarie e gli enti gestori non hanno le risorse per farlo. Questi appartamenti, spesso, diventano preda di occupanti abusivi.
Con la legge sull’emergenza abitativa è stato costruito un fondo di 400 milioni spalmato su 7 anni destinato a coprire gli interventi di manutenzione che consentano poi di far riassegnare gli alloggi. Con la Legge di Stabilità si è deciso di rendere disponibili immediatamente 170 milioni di questo fondo per Comuni e Regioni che presenteranno l’elenco degli interventi da effettuare e si impegnano a farlo in tempi congrui.
Un risultato ottenuto è stato il fatto che sia stata tolta la TASI non solo ai proprietari ma anche a tutti gli “alloggi sociali” (quindi cooperative a proprietà invisa e ALER).
Il tema della casa rimane comunque di competenza regionale e ALER ha un buco enorme nel bilancio che non consente all’azienda di funzionare. Il Comune di Milano ha scelto di togliere la gestione delle proprie case ad ALER per affidarle ad MM. Restano i problemi di ALER e del suo funzionamento, anche dal punto di vista burocratico e, il modo di comunicare di quell’azienda, non fa emergere certo che la mission sia quella di soddisfare i bisogni dei cittadini.
C’è anche un problema di legislazione regionale che sta cambiando ma il punto è che il centrodestra che governa in Lombardia ha pensato e continua a pensare di poter gestire l’Edilizia Residenziale Pubblica – in condizioni di degrado significativo – scaricando i costi sui canoni di affitto degli inquilini. Questo ha prodotto un disastro perché si sono aumentati i canoni di costo per gli inquilini, è aumentata la morosità ed è rimasto o aumentato anche il degrado.
Infine, c’è un altro aspetto che riguarda la legalità. Nei quartieri popolari occorre rimettere in campo una presenza dello Stato. Dove c’è degrado prevale la solitudine, la sensazione di essere abbandonati e rischiano di prevalere le prepotenze che poi rovinano la vita alla maggioranza delle persone che vivono in quei quartieri.
Il problema della legalità riguarda anche la gestione degli alloggi perché se si vuole che i proprietari affittino i propri appartamenti va garantito loro che l’abusivismo venga contrastato in modo più efficace.
Allo stesso modo occorre tutelare gli inquilini e occorre affermare con chiarezza che i contratti di affitto bisogna farli, devono essere fedeli e si deve ottenere ciò che c’è scritto e chi è proprietario di casa non può approfittare del bisogno e dell’urgenza in cui si trovano tante famiglie e in Legge di Stabilità siamo riusciti ad introdurre una norma per punire i proprietari che fanno contratti infedeli o affittano le case in nero.

Video dell’intervento»

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