L'attenzione alle politiche abitative

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Intervento ad un'Assemblea del sindacato inquilini SUNIA (video).

In Italia, da quando sono stati aboliti i fondi GESCAL non erano più state messe in campo politiche pubbliche per l’abitare. Lo si è fatto, per la prima volta dopo tanti anni, con la legge sull’emergenza abitativa del 2014 e anche con la Legge di Stabilità 2016 in discussione in queste settimane in Parlamento.
L’intento è quello di provare ad introdurre una politica pubblica che abbia l’obiettivo di rispondere ai nuovi bisogni dell’abitare. La domanda abitativa, infatti, è cambiata molto negli anni. Già prima della crisi, spesso con i redditi da lavoro dipendente non si trovavano più case sul mercato a costi accessibili e sopportabili né per l’acquisto né in affitto.
L’Italia è anche il Paese in cui l’82% delle famiglie ha la casa di proprietà. Con le norme introdotte con la legge sull’emergenza abitativa – e anche ora mantenendole con la Legge di Stabilità – abbiamo scelto di incentivare l’affitto, in particolare incentivando l’offerta di case in affitto a canone concordato.
Per arrivare a questo risultato, con la legge sull’emergenza abitativa si è abbassata la cedolare secca al 10% fino alla fine del 2017 per chi affitta il proprio appartamento a canone concordato. Con un emendamento alla Legge di Stabilità, in Senato, a questo abbiamo aggiunto il fatto che chi affitta avrà uno sconto del 25% su IMU e Tasi.
Stiamo cercando, quindi, di offrire vantaggi per chi mette in affitto i propri appartamenti a canone concordato.
Ci sono, inoltre, molte case vuote perché la crisi ha colpito anche gli immobiliaristi. Dare la possibilità di avere agevolazioni fiscali sia nella formulazione del contratto che nella tassazione a chi acquista immobili per poi metterli in affitto a canoni concordati, quindi, è un modo per favorire il fatto che ci siano più alloggi disponibili sul mercato.
Il Governo, nella Legge di Stabilità, aveva proposto che per le abitazioni principali riconosciute come prima casa e non di lusso non si pagasse più la Tasi; a questo, in Senato, è stato fatto aggiungere che non la pagassero neanche gli “alloggi sociali” che sono sia dell’Edilizia Residenziale Pubblica che delle Cooperative a proprietà indivisa che altro e questo avrà una ricaduta positiva sugli inquilini.
Stiamo anche lavorando per ottenere che non paghi l’IMU chi ha una casa di proprietà e la mette a disposizione di un parente di primo grado (cioè genitori proprietari di un appartamento – se è l’unico alloggio di cui sono proprietari - che non abitano e in cui risiede un figlio o viceversa). Ci sono poi le norme che riguardano in Fondi. Con la legge per l’emergenza abitativa erano stati rifinanziati il Fondo Sostegno Affitti e il Fondo per la morosità incolpevole. Con la Legge di Stabilità si è rifinanziato nuovamente il Fondo per la morosità incolpevole e alla Camera dei Deputati stanno lavorando per ottenere il rifinanziamento anche del Fondo Sostegno Affitti. A questo si lega il tema delle Agenzie per l’abitare, come quella organizzata a Milano. La legge sull’emergenza abitativa, infatti, stabiliva che i soldi dei due Fondi non fossero più distribuiti a pioggia alle famiglie bisognose ma fossero destinati a queste agenzie allo scopo di aiutare a trovare soluzioni per non far mandar via dalle case persone che non ce la fanno più a sostenere i costi dell’affitto, facendo in modo che l’Agenzia stessa si ponesse come garante agli occhi dei proprietari degli alloggi e pagasse le somme dovute con quelle risorse, oppure aiutando a far incontrare domande abitative ad offerte più consone alle possibilità economiche dei soggetti in difficoltà, anche attraverso il rapporto con la cooperazione.
Infine c’è stata la scelta di investire nell’Edilizia Residenziale Pubblica e anche nelle periferie. Questo tema è stato posto con grande forza anche dal Presidente del Consiglio perché è evidente che il degrado e la conflittualità che lì si creano possono produrre anche situazioni pericolose come è avvenuto in Francia o in Belgio.
Con la legge del 2014 sull’emergenza abitativa si era scelto di rendere disponibili 400 milioni in 7 anni per gli interventi sull’Edilizia Residenziale Pubblica, al fine di ristrutturare gli alloggi vuoti e poterli assegnare a chi è in attesa di avere un’abitazione.
Oggi, con la Legge di Stabilità si accelera il processo di assegnazione delle risorse e vengono messi a disposizioni subito 170 milioni. I Comuni, le Regioni e le società di proprietà e gestione degli alloggi pubblici dovranno, quindi, stilare un elenco degli interventi di cui necessitano gli alloggi e sulla base di questo verranno assegnate le risorse.
Il Consiglio dei Ministri, inoltre, con il Decreto Happy Days ha messo altri 25 milioni per finanziare piccoli interventi di manutenzione per 16mila alloggi popolari che altrimenti non possono essere assegnati.
Un’altra cosa ottenuta con la nuova Legge di Stabilità è la possibilità per le ALER di godere dell’Ecobonus, cioè la possibilità di vedersi restituire in 10 anni il 65% delle spese sostenute per tutti gli interventi di efficientamento energetico. Questo consentirà anche alle ALER di avere più agio nell’intervenire sulle ristrutturazioni e, quindi, anche sul degrado.
Per quanto riguarda Regione Lombardia, la riforma che si prospetta sul tema della casa mantiene due dei principali difetti che si erano già manifestati con la Legge Regionale n.27. Innanzitutto, la Legge 27 prevede che la gestione del patrimonio pubblico (che spesso è degradato e necessita di manutenzioni ordinarie e straordinarie) venga affidato a risorse che devono derivare dai canoni di affitto. Il centrosinistra, al momento dell’approvazione della Legge n.27, aveva denunciato l’insostenibilità di questa situazione e nei fatti si è verificato, in quanto è aumentata la morosità perché sono aumentati i canoni ed è aumentato il degrado degli immobili perché, comunque, i soldi per le manutenzioni non c’erano. Questo principio, tuttavia, viene mantenuto anche nel nuovo impianto della legge in discussione in Regione.
Inoltre, anche con questa riforma, continua a non esserci il principio della sostenibilità del canone, ad eccezione delle fasce di protezione. È sbagliato che il canone o la somme del canone con le spese di gestione superi di oltre il 20% il reddito, ad eccezione delle fasce di protezione. Questi problemi si affrontano e si superano se passa il principio che le Regioni devono metterci dei soldi e, quindi, destinare una parte (anche piccola) del loro bilancio all’abitare.
In Parlamento, con la discussione della riforma costituzionale e del Titolo V, c’è stata un’insistenza forte da parte delle Regioni affinché la materia della casa fosse lasciata a loro, però è evidente che poi i problemi si possono risolvere solo se le Regioni ci mettono i soldi. Non è accettabile che le Regioni vogliano una competenza e poi aspettino che i soldi per gestirla vengano messi dallo Stato.
Lo Stato sta comunque provando a metterci più soldi e la questione della casa è tornata al centro dell’azione politica ma è evidente che essendo la materia di competenza regionale, una parte del bilancio regionale deve essere destinata anche all’Edilizia Residenziale Pubblica.


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