Case popolari, espulsi i redditi alti

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Corriere della Sera 15 dicembre di Marco Cremonesi
Nuovo regolamento L'assessore Scotti: basta con gli ingiusti privilegi. Il Sunia: così si creano ghetti
Chi supera i 28 mila euro lascerà l'alloggio. Pronto il censimento
Case popolari addio. Da qui a tre anni, coloro che superano i 28 mila euro di reddito dovranno lasciare l'appartamento pubblico in cui abitano. È quanto prevede il regolamento per l'assegnazione degli alloggi Erp approvato lo scorso anno. Il fatto nuovo è che si sta per concludere il censimento dei redditi di tutti gli inquilini delle case popolari: quello Aler entro la fine del mese, quello degli edifici di proprietà comunale entro il 31 gennaio. Dopodiché, si legge nell'articolo 18 del regolamento, «il Comune dispone con motivato provvedimento la decadenza dall'assegnazione» a coloro il cui reddito superi i 28 mila euro. Da calcolare non come imponibile tradizionale ma sulla base di un indicatore specifico detto Isee-erp. Fino alla conclusione del censimento, non è dato sapere quante siano le famiglie interessate dal provvedimento. Ma è verosimile che siano parecchie.
Giusto per dare un'idea, il sindaco di Settimo milanese Massimo Sacchi calcola che «nella nostra realtà, circa il 40 per cento degli inquilini perderà il diritto all'alloggio. È una grossa preoccupazione, ma noi siamo una realtà limitata. Penso invece a comuni come Rozzano, in cui la situazione mi pare possa diventare difficilmente gestibile ».
«Purtroppo — spiega il consigliere regionale Franco Mirabelli (Pd) — la legge rischia di creare più problemi di quelli che vuole risolvere. Per questo presenteremo una serie di emendamenti al collegato alla Finanziaria: non tenere conto nell'Isee dei risparmi al di sotto dei 50 mila euro, la permanenza nelle case garantita agli ultra 65enni e a chi abita l'appartamento da più di 20 anni, e la possibilità di acquistare l'alloggio invece di esserne cacciati ».
Secca anche Silvia Davite, della segreteria del Sunia: «È il tentativo di espellere il ceto medio dai quartieri popolari per trasformarli definitivamente in ghetti di cui disinteressarsi. Tra l'altro, i canoni pagati da coloro che rischiano l'espulsione sono i più alti, e dunque quelli su cui si regge l'intero sistema. Invece di espellere queste persone, sarebbe meglio cacciare gli abusivi ».
Difende il provvedimento l'assessore regionale alla casa, Mario Scotti: «La nostra norma proporziona il canone alla vera situazione economica di chi abita nell'alloggio, calcolando quindi anche le rendite finanziarie, considerate solo per il 4%, e le proprietà immobiliari, per altro considerate soltanto per il 20% del loro valore ai fini Ici». E dunque, prosegue l'assessore, «la Regione va incontro a chi ha davvero bisogno e lo protegge dai furbi e da chi ha goduto per anni di ingiusti privilegi».

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