La qualità urbana: vivere e abitare a Milano

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Intervento alla Festa dell'Unità a Milano.

A mio avviso, il tema della casa deve assumere una centralità nella vita delle amministrazioni, della politica e nelle scelte di Governo, cosa che in Italia non è stata per molti anni. C’è stata una grande distanza tra l’importanza che questo tema ha per la vita quotidiana di tante persone e la scarsa attenzione che la politica vi ha dedicato.
Un anno fa, però, in Parlamento, è stata fatta una legge importante sulle politiche per l’abitare che nel nome richiama all’emergenza abitativa ma che nel testo è andata anche oltre a questo aspetto.
Quella legge doveva oggettivamente provare a dare risposte ad un’emergenza abitativa che è tutt’ora presente in Italia. Questa emergenza era cominciata già da prima della crisi economica, perché già da tempo era molto difficile per un lavoratore dipendente con uno stipendio medio trovare opportunità abitative sia in affitto che di acquisto sul mercato. Con la crisi, l’emergenza abitativa si è aggravata, perché molti hanno perso il lavoro e, di conseguenza, hanno avuto più difficoltà a sostenere le spese per la casa ed è aumentato il fenomeno della morosità incolpevole.
La legge sull’abitare, comunque, non guarda solo all’emergenza ma per la prima volta dopo molti anni e, in particolare, dopo l’abolizione dei fondi Gescal, prova a mettere in campo una politica pubblica sull’abitare.
Con la nuova legge viene stanziato complessivamente un miliardo di euro per far fronte alle varie emergenze che si riscontrano sul tema casa. È stato reintrodotto il Fondo Sostegno Affitti, che era stato azzerato dal Governo Monti, dando la possibilità non soltanto di distribuire i contributi alle famiglie (cosa che per molti anni è avvenuta, senza produrre grandi benefici) ma anche di investire le risorse per finanziare le Agenzie – come quella realizzata dal Comune di Milano – che servono a creare opportunità per l’abitare, facendo incontrare le domande abitative dei ceti in difficoltà con delle offerte adeguate.
Inoltre, è stato istituito un Fondo per la morosità incolpevole allo scopo di aiutare le famiglie che, avendo perso il lavoro, sono rimaste senza reddito e, quindi, senza possibilità di far fronte alle spese.
E poi avere migliaia di appartamenti pubblici vuoti perché mancano le risorse per fare le opere di ristrutturazione necessarie al fine di poterli assegnare, è uno scandalo dal momento che oggi c’è una carenza di alloggi drammatica e, per questo, con la nuova legge si sono stanziati 500 milioni (per cui c’è già il decreto attuativo) per fare questo lavoro.
Alla base della nuova legge c’è un ragionamento di fondo e cioè che è cambiato il mercato della casa così come è cambiata la domanda abitativa.
La risposta pubblica alla domanda abitativa era costruita ancora su un modello incentrato su un mercato del lavoro stabile come era quello di un tempo, secondo cui si trovava un posto di lavoro a tempo indeterminato, sapendo di dover restare lì fino alla pensione e si comprava casa vicino al luogo di lavoro.
Oggi la domanda abitativa è molto cambiata rispetto a questo. La mobilità del mercato del lavoro ha dato una forte accelerazione anche ai cambiamenti della domanda abitativa. Ci sono lavoratori che arrivano nelle città per lavorare solo per un certo periodo, ci sono gli studenti che necessitano di fermarsi il tempo di completare gli studi e di questo occorre tenere conto.
Il modello che abbiamo utilizzato fino ad oggi, quindi, non regge più perché non risponde alle esigenze abitative attuali ed è basato sull’acquisto della casa come la strada principale da seguire.
L’Italia è l’unico Paese d’Europa in cui l’80% delle famiglie ha una casa di proprietà.
Quel modello oggi non funziona più e, di conseguenza, la politica pubblica non può essere quella di incentivare l’acquisto della casa.
La politica pubblica deve essere quella di costruire le opportunità perché le persone possano trovare case in affitto a canoni calmierati perché questa è una risposta più attuale alla domanda abitativa della società di oggi.
Questo non vuol dire escludere l’acquisto ma il ruolo del pubblico deve essere altro. Regione Lombardia che si era posta l’obiettivo di aiutare le giovani coppie a comprare casa facendo dei bandi che si sono conclusi con 1000 euro dati a famiglie che hanno vinto in quanto nullatenenti ha fatto una politica sbagliata perché come fanno dei nullatenenti a comprare casa?
Le politiche giuste, a mio avviso, sono quelle che incentivano l’affitto e la nuova legge va in questa direzione.
Questo è il senso per cui si sono incentivati i piccoli proprietari ad abbassare gli affitti, rendendoli a canone concordato, e si è abbassata la cedolare secca al 10%.
Questo è stato il senso di dare incentivi fiscali a chi acquista per mettere l’appartamento in affitto a canone concordato.

Un altro punto della questione riguarda l’Edilizia Residenziale Pubblica ed è che il modello del Pubblico che costruisce con soldi pubblici (che non ci sono più) i grandi quartieri popolari con cui, oltretutto, con i criteri di assegnazione vigenti, affluiscono solo le persone più in difficoltà e trasformano immediatamente il quartiere in luogo di disagio e di emarginazione, oggi non regge più né dal punto di vista economico né dal punto di vista sociale.
Credo, quindi, che si debba ragionare su altre scelte.
La scelta principale è che la politica abitativa non può contare solo sui soldi pubblici ma deve contare sul mettere insieme energie e risorse diverse pubbliche e private, compresa la cooperazione, e mettere in campo progetti che diano risposte.
La scelta che è stata fatta nel 2008 di dire che in Italia ci sono gli “alloggi sociali” - che non sono solo le case popolari ma tutti quegli alloggi che vano a dare una risposta concreta ad un bisogno abitativo, dando l’opportunità di trovare case in affitto a canoni contenuti - ora va realizzata e promossa concretamente.
Siamo riusciti ad ottenere – e non è stato facile - che tutti gli alloggi sociali non abbiano pagato più l’IMU sulla prima casa (perché prima l’IMU era legata alla residenza, e gli inquilini di case E.R.P. e di cooperative a proprietà indivisa non sono proprietari).

Ora il punto è come costruiamo le opportunità abitative, sapendo che questo non vuol dire che il Pubblico non debba metterci i soldi.
In questi mesi stiamo discutendo della riforma costituzionale ma se la casa resta una materia di competenza regionale, bisogna che le Regioni ci mettano anche dei soldi.
Insieme ai sindacati, avevamo calcolato che sarebbe sufficiente che fosse destinato alla casa l’1% del bilancio regionale per risolvere gran parte dei problemi che oggi ci sono nell’Edilizia Residenziale Pubblica.
Non basta fare i progetti e costruire incentivi ma serve anche che ci si mettano un po’ più di soldi pubblici.

Ci sono poi delle questioni che se affrontate bene possono intervenire in maniera significativa nella definizione di una qualità urbana diversa perché è evidente che al momento abbiamo quartieri popolari che sono in una situazione di degrado inaccettabile.
Probabilmente dovremmo anche fare una riflessione sui contratti di quartiere perché furono una grande intuizione ma quello che si è prodotto è oggettivamente insufficiente. L’idea di fondo era quella di mettere soldi della Comunità Europea e della Regione per ristrutturare quartieri e costruire anche un ambito sociale positivo ma non si è riusciti a farlo.
Il tema della qualità dell’abitare sta su due versanti: il mix sociale e l’efficientamento degli edifici.
Per quanto riguarda il mix sociale, occorre cominciare a riragionare sulle assegnazioni e progetti di housing sociale, facendo in modo che tengano insieme famiglie e ceti diversi per evitare di creare quei ghetti che troppo spesso si sono prodotti in questa città.
L’altra questione, su cui sta anche lavorando il Governo e, probabilmente, verrà introdotta nella Legge di Stabilità, riguarda la sistemazione di gran parte del patrimonio pubblico. Nelle case popolari, oggi, ci sono persone che pagano cifre irrisorie di affitto ma devono poi sostenere costi elevatissimi di spese perché dal punto di visa dell’efficientamento energetico, degli sprechi di calore e del funzionamento del riscaldamento ci sono spese enormi. Da tempo chiediamo che il bonus fiscale che è garantito per l’efficientamento energetico e di cui non hanno potuto usufruire né le E.R.P. né le cooperative a proprietà indivisa, venga esteso anche a questi soggetti, facendo di questo un volano per mettere mano ad una cosa necessaria che è quella di far vivere in condizioni migliori, sprecando anche meno energia, tanti cittadini che in questa città ancora non vivono come sarebbe giusto che si vivesse.

Video dell’intervento»
Video dell’intero dibattito»


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