Accendiamo una luce sull’emergenza racket nelle case Aler

pubblicato il .

Intervista a cura di Mattia Boretti pubblicata da Milano Sud.

L’emergenza legata all’edilizia popolare con i suoi riflessi nella sfera della legalità raggiunge ormai il livello istituzionale più elevato, ovvero la Commissione Antimafia del Senato, che lo scorso 24 novembre ha tenuto una riunione straordinaria in Prefettura a Milano. Al centro i temi e i fatti che nelle ultime settimane hanno pressoché monopolizzato la cronaca milanese, tra sgomberi e proteste sociali che hanno toccato il loro apice al Corvetto e al Giambellino, con il corollario di due atti di teppismo contro la sede Aler di via Inganni e il Circolo del Partito Democratico del Corvetto, in via Mompiani.
La Commissione Antimafia, che nel corso delle audizioni e del contestuale dibattito ha anche affrontato i temi della corruzione e delle infiltrazioni della malavita organizzata nell’ambito delle opere connesse ad Expo 2015, si è concentrata principalmente sull’analisi oggettiva dell’emergenza- casa, che ormai coinvolge tutte le grandi città italiane, ma che a Milano ha assunto, nell’ultimo periodo, dimensioni particolarmente imponenti tra occupazioni di appartamenti sfitti, ritardi e inefficienze nell’assegnazione e nella garanzia di rispetto delle graduatorie da parte di Aler e Comune di Milano e infine sgomberi forzosi che hanno acceso la miccia su una situazione già in continua ebollizione.
Nel corso della conferenza stampa tenutasi al termine dei lavori, la presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi nella sua introduzione ha ricordato come «le indagini della magistratura hanno fatto emergere negli ultimi mesi fatti nuovi che non possono essere ignorati» a proposito dell’ormai riconosciuto «radicamento delle mafie, in particolare della ‘ndrangheta, a Milano e in Lombardia, come peraltro ci ha testimoniato nella sua audizione il Commissario di Expo 2015 Giuseppe Sala». Quanto all’edilizia popolare e ai fatti di quest’autunno, Bindi ha sottolineato la «necessità da parte delle istituzioni di fare tutte quante la propria parte per approfondire il tema delle infiltrazioni mafiose in un contesto di tale gravità nei fenomeni sociali, ricordandoci sempre che legalità è sinonimo di efficienza e non il contrario».
Particolarmente degno di nota è stato l’intervento di Franco Mirabelli, capogruppo Pd in Commissione Antimafia e promotore della proposta di tenere la riunione della stessa a Milano, che durante il suo secondo mandato di Consigliere regionale della Lombardia negli anni tra il 2010 e il 2013 si è occupato spesso in prima persona delle tematiche relative all’edilizia popolare come membro della Commissione regionale Territorio.
Senatore Mirabelli, il tema legato alle possibili infiltrazioni della malavita nell’edilizia popolare ha radici antiche, è del 2009 il caso della “signora Gabetti” arrestata per un caso di racket nelle case Aler a nord di Milano. Quali sono i risultati di questi anni?
«La “signora Gabetti” abita ancora lì, questo a testimonianza del fatto che l’emergenza abitativa è ormai drammatica. Bisogna attivare al più presto le misure necessarie a consentire gli sgomberi in flagranza di occupazione abusiva. Noi come Commissione non intendiamo invadere i campi altrui, ma la criminalità nell’ambito delle case popolari doveva essere già da tempo una priorità per tutte le amministrazioni coinvolte: dobbiamo accendere la luce sul fatto che il cosiddetto “racket degli abusivi”, le minacce e intimidazioni, il rischio di creare “zone franche” in cui i cittadini si sentono abbandonati dalle istituzioni è molto forte».
È possibile una mappatura dei soggetti e una classificazione delle zone più a rischio?
«Per iniziare a capire la grandezza del problema non bisogna sottovalutare i “fattispia”, che spesso diventano “reati-spia”, ma di questo è giusto che si occupi la magistratura, alla quale noi costantemente richiediamo la documentazione su cui impostare le nostre azioni. Purtroppo ad oggi non ci sono nemmeno elementi certi per attribuire all’azione delle mafie le responsabilità o i reati commessi nei quartieri popolari: quello che c’è di sicuro è tuttavia il fatto che coloro che delinquono sono quasi sempre gli abitanti “stabili”, nei palazzi Aler, e non gli abusivi, precari per definizione, come si potrebbe pensare a prima vista».
Quale messaggio si sente di dare ai cittadini ancora in lista d’attesa per un alloggio e che spesso sono le prime vittime dell’emergenza casa?
Come rappresentanti della politica e delle istituzioni abbiamo la responsabilità di fare bene e in fretta, senza perdere neanche un minuto, tutto ciò che serve per impiegare risorse e strumenti contro l’emergenza abitativa nelle grandi città. Dobbiamo però avere anche l’onestà di dire loro che gli alloggi popolari da soli non sono la soluzione a tutti i mali: in condizioni di efficienza, che oggi non ci sono, al massimo possono affrontare la prima emergenza, ma certo non sarà possibile garantire alla totalità dei richiedenti, che è un numero enorme, un alloggio in case popolari. Anche per questo dobbiamo promuovere di più e meglio le misure collegate ai problemi abitativi già messe in atto dal Governo e già operative, dalla cedolare secca sugli affitti ai canoni concordati, al più generale disincentivo a mantenere gli appartamenti sfitti».

Nascondi modulo commenti

 10000 Caratteri rimanenti

Antispam Aggiorna immagine Case sensitive